Nell’anno del Covid 96mila mamme hanno perso il lavoro

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donna al lavoro

(Sesto Potere) – Roma – 7 maggio 2021 – Nell’anno della pandemia 96 mila mamme con figli minori hanno perso il lavoro. Tra di loro, 4 su 5 hanno figli con meno di cinque anni: sono quelle mamme che a causa della necessità di seguire i bambini più piccoli, hanno dovuto rinunciare al lavoro o ne sono state espulse. Le nascite in Italia hanno registrato una ulteriore flessione, meno 16mila nel 2020 (-3,8% rispetto all’anno precedente).

Una situazione che si è solo aggravata con il Covid, ma che già prima della pandemia vedeva molte donne lasciate fuori dal mercato del lavoro a causa dell’impossibilità di coniugare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale.

Questi alcuni dei dati contenuti nell’ultimo rapporto “Le Equilibriste”, il report annuale di Save the Children Italia Onlus che riporta la situazione delle donne e delle mamme in Italia. Il lavoro di cura, la denatalità, le mamme e il lavoro e i servizi di sostegno all’infanzia nel contesto pandemico.

Nel 2020, a guidare saldamente la classifica delle regioni sono, come nel passato, quelle del Nord, con valori più alti (in alcuni casi, sensibilmente) rispetto alla media nazionale; al contrario, le regioni del Mezzogiorno si posizionano tutte al di sotto di tale media. Nello specifico, vediamo come le Province Autonome di Bolzano e Trento siano le capofila, seguite da Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia (circa 107) e Lombardia (106,6).

Al Nord c’è un segno evidente di una maggiore attenzione volta ad assicurare e a conservare una più elevata qualità delle condizioni socio-economiche delle donne grazie a investimenti di carattere strutturale nel welfare sociale.

Di contro, al lato opposto della classifica, troviamo Calabria (80,568), Campania (80,741) e Sicilia.
In tutte le Regioni italiane si assiste ad un miglioramento generale, dovuto ad una propensione maggiore ad un’equa distribuzione nei carichi di cura e lavoro familiare all’interno delle coppie, anche se non ancora sufficiente a ridurre gli squilibri esistenti.