(Sesto Potere) – Roma – 7 aprile 2022 – Nel 2021 la propensione al risparmio delle famiglie scende al 13,1% (dal 15,6% nel 2020). Il reddito disponibile aumenta del 3,8%, la spesa per consumi finali del 7,0%.

Per le società non finanziarie il valore aggiunto cresce dell’8,9% e il tasso di investimento sale al 22,8%, il livello più alto dal 2008.

La risalita delle entrate fiscali e contributive, nonostante il permanere di misure di sostegno al reddito delle famiglie e all’attività produttiva, ha determinato una sensibile riduzione dell’indebitamento delle amministrazioni pubbliche, risultato pari a -128,3 miliardi di euro.

In sintesi: è del +2,1% l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie, con il reddito disponibile delle famiglie in termini reali che torna vicino ai livelli pre-pandemia. Del +7,6% è la crescita del valore aggiunto delle famiglie produttrici (piccole imprese e lavoratori autonomi).+17,0% è l’incremento degli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie. Guidano la ripresa degli investimenti: macchinari, attrezzature e costruzioni.

I dati sono contenuti nel documento Istat – presentato oggi – sui conti economici nazionali per settore istituzionale.

Un dossier che è stato esaminato dal Codacons, che arriva ad una conclusione: nel 2021 le famiglie italiane hanno dovuto ricorrere ai propri risparmi per sostenere i consumi, e il potere d’acquisto dei cittadini ha continuato a risentire della crisi causata dal Covid.

“La crescita dei consumi registrata nel 2021 si scontra con un potere d’acquisto ancora al di sotto dei valori pre-Covid – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Questo ha costretto le famiglie ad intaccare i propri risparmi per sostenere spese e consumi, un segnale non certo positivo che dimostra lo stato di difficoltà economica in cui versano milioni di nuclei”.

“I dati su consumi, reddito e potere d’acquisto dei cittadini sono tuttavia destinati ad essere stravolti nel 2022, come conseguenza della abnorme crescita delle bollette energetiche, del caro-carburanti e della escalation dei prezzi al dettaglio, emergenze che stanno impoverendo le famiglie italiane e che avranno inevitabili effetti negativi su tutti i dati economici nazionali” : conclude Rienzi.