(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 7 gennaio 2022- La CGIL Emilia Romagna e la Camera del Lavoro di Reggio Emilia si sono costituite parti civili davanti al Giudice dell’Udienza Preliminare di Bologna nel processo chiamato Perseverance, dal nome dell’inchiesta che nel marzo scorso ha condotto la Dda di Bologna contro una cosca dell’ ‘ndrangheta in Emilia, in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia. Con il pm Beatrice Ronchi che ha chiesto il rinvio a giudizio per 48 imputati.

“Continua il nostro impegno di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata e mafiosa, ancora purtroppo fortemente presenti nel territorio, come molte indagini e processi in corso dimostrano. La criminalità organizzata e le mafie inquinano l’economia e colpiscono la società, e utilizzano lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori (soprattutto nella filiera di appalti e sub appalti) per arricchirsi. Per questa ragione la CGIL continuerà a costituirsi parte civile, per affermare, ancora una volta, legalità e diritti sul lavoro, caposaldo dello sviluppo sociale ed economico”: si legge in una nota di CGIL ER e CGIL RE.

Anche la Cisl Emilia-Romagna s’è costituita parte civile in questo processo.


In questa vicenda sono contestate diverse imputazioni per delitti che si inseriscono nei filoni processuali iniziati già nei primi anni Duemila, con i processi “Grande Drago”, “Edilpiovra” e più recentemente con “Aemilia”, dai quali emerge la presenza di una associazione a delinquere di stampo ‘ndranghetistico che ha operato nel territorio emiliano per l’acquisizione di attività economiche, soprattutto nel settore edilizio e di appalti pubblici e privati.

Luigi Giove


“Le ingenti risorse che saranno immesse nell’economia regionale, anche per via del PNRR, saranno terreno fertile per la criminalità organizzata e per la mafia che tenteranno di mettervi mano. Dobbiamo quindi averne piena consapevolezza, a partire dalle istituzioni locali, e alzare il livello di guardia, aumentando i controlli di legalità e trasparenza (gare d’appalto in testa), e inserire elementi di tutela del lavoro come le clausole sociali, il rispetto dei contratti e delle norme di salute e sicurezza. Strumenti che rappresentano un argine formidabile per respingere questi fenomeni. Anche perché, proprio nella filiera degli appalti e dei sub appalti, sono spesso trascurate le norme di sicurezza, e sempre di più assistiamo a una non più tollerabile sequenza di morti sul lavoro che necessita di essere fermata”: mette in guardia il segretario generale della CGIL Emilia-Romagna Luigi Giove.


La CGIL comunica di voler mantenere “alta l’attenzione” e conferma la sua presenza in questi processi per “ribadire l’importanza di legalità, trasparenza, diritti e libertà del lavoro, nel quale devono poter operare tutti gli attori economici, per primi le lavoratrici e i lavoratori, così da poter garantire il rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione, dalle leggi e dalla contrattazione collettiva”.

“Sul tema della legalità non si può abbassare la guardia e noi non intendiamo farlo. Il nostro territorio, dopo il processo Aemilia, non ha sviluppato ancora sufficienti anticorpi per dirsi immune dalle infiltrazioni malavitose. Bisogna esserne consapevoli. E non indulgere a facili e consolatori processi di rimozione. La consapevolezza è il primo passaggio per eradicare la malapianta delle mafie dalla nostra società e dal nostro tessuto economico”: sottolinea il segretario generale della Camera del Lavoro di Reggio Emilia Cristian Sesena.