(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 24 gennaio 2022 – CGIL, CISL e UIL Emilia-Romagna sono state ammesse come parti civili nel processo contro la ‘ndrangheta denominato “Perserverance”, che prende il nome dall’operazione della Dda di Bologna, che lo scorso marzo ha fatto luce sulla riorganizzazione delle cosche dopo il maxi processo “Aemilia” e le operazioni illecite proseguite tra il 2015 e il 2019. 

Lo ha deciso il Gup di Bologna, rigettando le istanze di esclusione proposte dalle difese degli imputati. L’ammissione è avvenuta in relazione all’imputazione di associazione mafiosa, nei riguardi, secondo l’accusa, di una consorteria criminale con “spiccata vocazione imprenditoriale e finanziaria, in grado di infiltrarsi nel ricco tessuto produttivo della regione”.

A confermare la notizia Luigi Giove, segretario generale CGIL Emilia-Romagna, Filippo Pieri, segretario generale CISL Emilia-Romagna e Giuliano Zignani, segretario generale UIL Emilia-Romagna, che  in una nota ricordano come la presenza nel processo, delle organizzazioni sindacali confermi il ruolo di “custodi nel territorio della legalità e dei diritti sul lavoro che sono incompatibili con l’infiltrazione mafiosa”.

cgil cisl e uil

La costituzione di parte civile è intervenuta anche per i “reati scopo” dell’associazione, in cui si evidenziava la compromissione del tessuto economico regionale; per l’imputazione di caporalato; per una contestazione di estorsione ai danni delle attività lavorative; per le numerose ipotesi di intestazione fittizia di beni per eludere le misure di prevenzione; nonché per gli episodi di false testimonianze rese nel corso del processo “Aemilia”.

L’organizzazione criminale giudicata nel processo “Perseverance” si pone infatti in termini di continuità rispetto a quella dei processi “Aemilia” e “Grimilde”  di Reggio Emilia sugli affari della ‘ndrangheta a Brescello.
In entrambe le circostanze alle organizzazioni sindacali (costituite anche in quei casi parti civili) è stato riconosciuto il danno subito, con conseguente condanna degli imputati al risarcimento.

A definizione del processo “Aemilia”, la Corte di Cassazione ha stabilito che “il delitto associativo […] nella vicenda in esame, si è tradotto in una forma di compromissione del libero e pieno esercizio dell’attività di impresa […] con la conseguente realizzazione di un serio pregiudizio alle finalità statutarie perseguite da quelle associazioni in riferimento proprio allo specifico mondo del lavoro, con alterazione e compromissione delle regole dello stesso…”.

CGIL, CISL e UIL da tempo denunciano i fenomeni di criminalità organizzata presenti in maniera rilevantissima su tutto il territorio regionale dell’Emilia-Romagna.

“Le tante iniziative organizzate testimoniano questo nostro impegno. Le dinamiche emerse nell’indagine “Perseverance” (che hanno portato alla richiesta del rinvio a giudizio per 48 persone, di cui 29 indagati sottoposti a misure cautelari), esplicitano ulteriormente e in modo macroscopico la dimensione dei problemi con i quali siamo chiamati a misurarci. In questo caso, la novità dell’inchiesta non risiede tanto nei nomi quanto nelle circostanze che hanno portato alla riorganizzazione della ‘ndrangheta emiliana e nella sua tenuta, anche in termini di assetto militare, nonostante i diversi procedimenti giudiziari”: continuano nella nota  Luigi Giove, Filippo Pieri e Giuliano Zignani.

“Le associazioni criminali, qualunque esse siano, nei loro tentativi di infiltrazione e inquinamento della società, nonché di sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, impediscono ai sindacati di esercitare le proprie attività di cura e tutela. Le mafie troveranno quindi sempre sulla loro strada l’opposizione del sindacato confederale. Per questo CGIL, CISL e UIL dell’Emilia-Romagna ci sono anche questa volta, perché i diritti e le libertà delle lavoratrici e dei lavoratori sono incompatibili con qualsiasi attività criminale”: concludono i tre segretari confederali.