Forlì, mostra su ‘Dante e fascismo’, 5000 presenze. Minutillo e D’Emilio: “Sindaco e assessore assenti”

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(Sesto Potere) – Forlì – 7 settembre 2021 – Una settimana fa si è chiusa a Forlì la mostra La Fortuna di Dante nel Ventennio, i curatori di questa esposizione storico-documentaria, allestita nella ricorrenza del VII° centenario della morte del Sommo Poeta, Franco D’Emilio e Francesco Minutillo (nelle foto qui in pagina, ndr) muovono con una lunga nota alcune considerazioni: “Dal 15 maggio al 22 agosto: una durata della manifestazione che ha avuto pochi eguali in città e che classifica ancora di più il valore dello sforzo organizzativo. Circa le 5000 presenze di cui circa 820 gratuiti (studenti e altre categorie): tra questi ultimi si segnalano oltre 455 sanitari per i quali l’ingresso omaggio è stato un piccolo ma significativo segnale di ringraziamento per gli sforzi osservati dal settore nella lotta alla pandemia del Covid. Variegata la provenienza dei visitatori anche se minima quella forlivese (meno del 10%) a conferma del fatto che Forlì è una città d’arte e di cultura, ma la gran parte dei forlivesi nutrono altri e più profani interessi. Significativa anche la presenza di visitatori e comitive dall’estero: tedeschi, scozzesi, polacchi, spagnoli, francesi e austriaci”.

“Forse o certamente, sino all’11 luglio, abbiamo beneficiato dell’effetto di ritorno della più blasonata mostra forlivese: Dante. La visione dell’arte, ma è pur sempre innegabile che La Fortuna di Dante nel Ventennio ha fattivamente arricchito la proposta culturale di Forlì nella ricorrenza del centenario dantesco, costituendo nel centro cittadino, in modo particolare in prossimità dell’ormai sdrucito salotto di piazza Saffi, un motivo di attrazione e maggiore vita della comunità. Non è un caso che alcune università italiane abbiano inserito questa mostra nei loro piani di offerta formativa”: aggiungono Franco D’Emilio e Francesco Minutillo.

“Siamo soddisfatti: il pubblico ha compreso il valore storico, scientifico del nostro lavoro, soprattutto ha verificato come tutto il percorso, il titolo di ogni sezione espositiva fossero ampiamente motivati, perché documentati, escludendo in assoluto ogni, anche solo minima, affermazione gratuita e collegando l’esposizione delle opere direttamente alla narrazione del percorso, senza forzature o sterili esibizionismi. Tutto è stato pertinente, vero e consequenziale, come sin dall’inizio doveva essere ed è stato nei nostri auspici”: continuano Franco D’Emilio e Francesco Minutillo.

Di questo ci è stato dato atto anche da alcuni esponenti della cultura cittadina appartenenti a quel mondo di sinistra che – a differenza di molti altri “compagni” che si sono trovati spiazzati di fronte ad un’iniziativa proveniente “da destra” ed hanno preferito fuggire al confronto – hanno visitato con occhio attento, curioso e critico la mostra. Quello che abbiamo realizzato lo abbiamo voluto per la nostra città, per Forlì, per il suo centro storico, sempre più abbandonato per disservizi e cessata attività, quindi condannato ad un transitorio, mutevole “mordi e fuggi” dalla periferia verso il cuore della città”: spiegano Franco D’Emilio e Francesco Minutillo.

il manifesto della mostra sotto i portici di piazza Saffi

E poi le considerazioni più polemiche: “l’esperienza diretta sul “campo” ci ha fatto rilevare lo stato di effettiva anemia del centro storico, peraltro invaso da numerosi, inaccettabili ed antiestetici cassonetti: pressoché, durante tutta l’estate, la piazza è rimasta costantemente priva di iniziative ed attività davvero significative, salvo sporadiche occasioni del tutto fini a se stesse, mentre si è voluto inspiegabilmente privilegiare la cosiddetta “Arena San Domenico”, rivelatasi, poi, del tutto avulsa, sia fisicamente che socialmente, dal tessuto cittadino. Sarebbe stato molto meglio limitare a tale spazio gli eventi a pagamento e proporre nella nostra piazza centrale gli spettacoli ad accesso gratuito – insistono Franco D’Emilio e Francesco Minutillo che a proposito dell’amministrazione comunale parlano di scelte “oggettivamente errate e penalizzanti la cultura e la vita commerciale cittadina”.

“Abbiamo voluto dimostrare che si può promuovere cultura, sollecitare nuovi interessi, fare aggregazione sociale anche fuori dall’iniziativa pubblica, tanto l’obiettivo resta lo stesso: far crescere la nostra città, il suo ruolo, il suo respiro libero da pregiudizi e faziosità… Unica grande assente: l’amministrazione comunale di Forlì. Non si è visto il sindaco e nessuno della giunta, tanto meno l’evanescente assessore alla cultura. E’ vero che per nostra scelta La Fortuna di Dante nel Ventennio è stata interamente di iniziativa privata senza alcun patrocinio pubblico ed è altrettanto vero che per tale ragione non sono stati emanati inviti ufficiali alle autorità. Tuttavia, la mostra è stata un’importante espressione della vita sociale, culturale di Forlì, ha vivacizzato la vita cittadina, ha segnato le celebrazioni dantesche. Dunque, ci si sarebbe aspettati una visita in forma privata o, magari, in veste ufficiosa. Forse la partecipazione agli eventi culturali da parte degli amministratori forlivesi risulta conveniente solo quando garantisce personali vetrine di pubblico autocompiacimento con tanti lustrini onorifici e qualche nastrino da tagliare?”: si domandano Franco D’Emilio e Francesco Minutillo, che in conclusione danno appuntamento ai cittadini alla prossima mostra per la quale si dicono già all’opera.