Maxi sequestro di capi di lusso contraffatti venduti sui social network

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finanza bologna

​(Sesto Potere) – Ancona – 5 febbraio 2020 – Un ingente traffico di capi e accessori di lusso contraffatti che avveniva sul web e sui social network più noti (Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e Youtube ) è stato individuato e stroncato dai finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona, a seguito di una vasta operazione denominata “spider web” coordinata dalla locale procura della repubblica.

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I capi ed accessori di lusso – noti brand quali: “Gucci”, “Luis Vuitton” , “Chanel”, “Prada” , “Hermes”, “Givenchy” , “Armani” , “Tommy Hilfiger”, “Moschino” , “Ralph Lauren”, “Burberry” e “Lacoste” – provenivano dall’estero, principalmente dalla Turchia, dalla Bulgaria e dalla repubblica ceca, giungevano in Italia attraverso i corrieri internazionali e venivano poi rivenduti e distribuiti ad esercenti su tutto il territorio nazionale.

L’attività di polizia giudiziaria è stata eseguita dalle fiamme gialle di Ancona, coadiuvate dagli altri reparti del corpo dislocati nelle Marche, Lazio, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Calabria, Sardegna, Campania, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Abruzzo.

Guardia di Finanza

L’approfondimento investigativo ha consentito d’individuare i numerosi punti vendita dislocati in ben dodici regioni del territorio nazionale che acquistavano i prodotti contraffatti presso la ditta marchigiana che stoccava la merce.

Le ricerche hanno portato al sequestro di circa 15.000 capi di abbigliamento, che una volta immessi in commercio, avrebbero fruttato oltre 4.500.000 euro.

Sono stati denunciati a piede libero 35 soggetti, titolari degli esercizi commerciali interessati dall’attività illecita, per aver introdotto nel territorio dello stato e commercializzato prodotti con segni falsi nonché per ricettazione, reati che prevedono pene complessive fino a dodici anni di reclusione.

Nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti di esercizi commerciali, ubicati tra l’altro a Roma, Milano, Palermo, Torino, Bologna, Rimini, Napoli, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Nuoro e Pisa, sono stati rinvenuti documenti fiscali che falsamente attestavano la provenienza della merce direttamente dalle società titolari del marchio.

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