Manifesti contro aborto. Appello a sindaco di Forlì: “Rimuoveteli”

0
371

(Sesto Potere) – Forlì – 29 dicembre 2020 – Dopo aver fatto la loro apparizione in diverse città italiane, anche a Forlì sono comparsi i cartelli anti-aborto dell’associazione “Pro Vita e Famiglia”, nei quali viene raffigurata una donna che, come Biancaneve, viene avvelenata da una mela (vedi foto in alto).

L’iniziativa ha innescato la replica di un cartello di associazioni e circoli del comprensorio e di fuori provincia che – con una lettera aperta che a seguire pubblichiamo – lanciano un appello al sindaco di Forlì Zattini, al Comune di Forlì, alla Ausl del territorio e agli enti preposti alla gestione della pubblica affissione affinché prendano “una netta presa di posizione al riguardo” e facciano rimuovere questi manifesti (per “pubblicità ingannevole”) come è già stato fatto da altri Comuni come Milano, Firenze e Ravenna.

A seguire il testo dell’appello.

“La RU-486, la pillola abortiva, viene paragonata – senza alcuna attinenza alla realtà – a  veleno, quando invece l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha addirittura inclusa nella lista delle medicine essenziali, sottolineando ripetutamente che si tratta di una pratica sicura che permette, tra le altre cose, di evitare l’aborto chirurgico, che implica anestesia e ospedalizzazione. Il messaggio fuorviante, falso e violento, strumentalizza ancora una volta il corpo delle donne, con il chiaro intento di privarle della propria libertà di scelta. Fuorviante anche l’hashtag utilizzato #dallapartedelledonne quando invece il messaggio pubblicitario rappresenta chiaramente una grave e volontaria mistificazione di realtà scientifiche ai danni delle donne, tramite un manifesto oscurantista e allarmista in aperto contrasto alla legge 194 che dal 1978 invece tutela la libertà di scelta sul corpo delle donne mettendo al contempo fine alla pratica dell’aborto clandestino in Italia. Non è così che si proteggono bambine, donne e adolescenti che hanno diritto di crescere con informazioni corrette, consapevoli dei diritti e dei doveri di cui sono portatrici assieme al genere maschile. Occorre dunque un atto che ripristini la laicità dello stato, la verità scientifica e rinneghi le forme di negazionismo. Altresì riteniamo essenziale il ruolo centrale dei consultori pubblici e dei servizi territoriali quali sedi di prevenzione, di ascolto e di garanzia di contraccezione sicura e gratuita a tutela della donna. Non possiamo affidare questo ruolo ad associazioni, come quelle Pro vita, che rinnegano la scienza, mistificano la realtà riportando la nostra società ad un idea della donna finalizzata meccanicamente alla procreazione. Facciamo dunque appello a tutte le cittadine e cittadine di mobilitarsi per chiedere ai Sindaci, ai consiglieri comunali, alle forze politiche di assumere chiare e decise posizioni prevedendo la rimozione immediata di questi manifesti e la sospensione del finanziamento pubblico alle associazioni Pro Vita. L’unico “veleno” che va combattuto è la disinformazione di chi vorrebbe mantenere il controllo sul corpo delle donne”.

Le associazioni che hanno aderito all’appello sono: Gruppo Parità di Genere Forlì, Tavolo permanente delle associazioni contro la violenza di Forlì , Cgil Forlì, Uil Forlì, Un secco no  Forlì, Collettivo Rea, UDI Forlì, Forum delle donne Forlì, Consulta laica di Forlì, Il progresso delle idee Forlì, La materia dei sogni  Forlì, Forlì città aperta, Fondazione Lewin di Forlì, Rivista Una città, Circolo UAAR di Forlì-Cesena, Anpi Provinciale Forlì-Cesena, Anpi Forlì, Anpi Forlimpopoli, Coordinamento Libera Forlì Cesena, Presidio Libera Forlì, Presidio Libera Forlimpopoli, Barcobaleno Forlimpopoli, Vocedonna Castrocaro, Ipazia Cesena, Rimbaud Cesena, UDI Cesenatico, Pride Off Rimini, Arci Gay “Alan Turing” Rimini, Non Una di Meno Rimini e Casa delle donne di Ravenna.