(Sesto Potere) – Modena – 7 dicembre 2020 – “Ci troviamo alla prese con la seconda vera perturbazione autunnale dell’inverno 2020-21, dopo quella che ha determinato una condizione di rischio idrologico ed idrogeologico elevatissimo nel Piemonte meridionale e verbano il 2-3 novembre. Questo intenso sistema depressionario sta interessando un territorio arealmente più vasto di quello colpito dal dissesto al debutto di novembre e risulta essere, in virtù di una dinamica atmosferica alla scala sinottica, molto più “lento” nel suo avanzare verso est. La situazioni più critiche si registrano attualmente nella pianura modenese e lungo la dorsale alpina tridentina. Nella prima, piogge “record” avvenuto nelle porzioni montane dei bacini imbriferi, stanno causando nella sottostante pianura esondazioni di canali minori ma soprattutto quella del Fiume Panaro che ha quasi completamente inondato la cittadina di Nonantola, in un’area densamente popolata e soprattutto notevolmente occupata da attività terziarie”:

l’analisi è di Massimiliano Fazzini, geologo e Coordinatore Nazionale del Gruppo Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale.

I dati evidenziano che lungo la dorsale appenninica nelle ultime 48 ore sono caduti sino a 400 mm di pioggia, che per le stazioni aventi serie storiche almeno ottantenali sono cumulate da record nel lasso di tempo appena evidenziato.

“Urge sottolineare che questo drammatico evento è l’ultimo di una lunga recente sequenza che ha recentemente colpito il territorio emiliano, determinandovi  perdite ingenti anche dal punto di vista di vite umane. Nell’ultimo decennio, si sono verificate in questo territorio otto grandi eventi alluvionali che hanno coinvolto anche cita di una certa grandezza come Parma. Che senso ha allora spendere ancora un volta l’aggettivo: “eccezionale”? L’aumento della frequenza – ha concluso Fazzini – e la costanza di una magnitudo eccezionali, questi si debbono reclamare a gran voce verso la politica interventi di mitigazione ed adattamento immediati, sia di tipo sotf che di tipo hard nel pieno rispetto dell’ambiente peraltro oramai devastato”.

E questo drammatico richiamo all’intervento riguarda oramai tutto il territorio nazionale sempre più flagellato da nord a sud da criticità quasi sempre drammatiche.

“E la stessa perturbazione sta apportando a quote medio –elevate lungo i rilievi della Venezia tridentina nevicate abbondantissime, ad alta massa volumica sin sui 2000 metri; in circa 36 ore ad una quota media di 200 metri sono caduti da 100 ai 170 cm di neve fresca, per lo più bagnata e nelle prossime 12 ore sono previsti ulteriori apporti medi di 50 cm, con ovvie preoccupazioni sulla stabilita del manto nevoso. Il pericolo di valanghe risulta essere forte o molto forte – grado 4 e 5 della scala europea del pericolo che va da 1 a 5. Anche in questo caso, l’estremizzazione climatica incide enormente sulla distribuzione delle fenomenologie nevose; in realtà le cumulate nivometriche stagionale, negli ultimi anni rimangono costanti, almeno oltre i 1500 metri di quota ma le precipitazioni avvengono in un numero di giorni sempre minore ed oltretutto la mitezza media del clima, con frequenti estremi repentini sbalzi termici ,  anche nei mesi più freddi dell’ anno non favoriscono la stabilizzazione del manto nevoso con conseguenti più frequenti fenomeni di distacco di masse nevose più o meno grandi lungo i pendii adatti”: conclude il Coordinatore Nazionale del Gruppo Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale.