Mafia nigeriana a Ferrara: operazione ‘Signal’, ancora un arresto

0
798

(Sesto Potere) – Trento – 7 dicembre 2020 – Sabato pomeriggio è stato arrestato a Trento Godpower Okoduwa, detto “Dozen”, di 31 anni, uno tra i più vicini collaboratori di Emmanuel Okenwa, al secolo ‘Dj Bugi’ o ‘Boogye’, capo della confraternita (cult) dei Viking/Arobaga, organizzazione criminale nigeriana con base al Nord. L’uomo è stato sorpreso nei pressi della stazione ferroviaria da una pattuglia della Guardia Di Finanza, mentre si trovava in compagnia di un connazionale.

Insospettiti dall’atteggiamento dell’uomo, che alla vista dei militari cercava di allontanarsi in modo circospetto, è stato bloccato e sottoposto a controllo. Dall’interrogazione del sistema CED nazionale è subito emerso che “Dozen” era ricercato, nell’ambito dell’operazione “Signal” che nell’ ottobre scorso aveva visto la polizia sgominare un’associazione a delinquere di stampo mafioso, denominata ‘Viking’, composta da nigeriani che controllo la zona del Gad a Ferrara.

L’uomo, irreperibile da tempo, rappresentava un’importante pedina nell’ambito dell’organizzazione di stampo mafioso disarticolata con l’esecuzione di oltre sessanta ordinanze di custodia cautelare eseguite dalle Squadre Mobili di Ferrara e Torino e doveva essere immediatamente arrestato in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carico alla Squadra Mobile di Ferrara.

“Dozen”, durante l’attività d’indagine, è emerso certamente quale uomo di fiducia di “Dj Bugi”, il capo responsabile dell’organizzazione SVC – Arobaga per la zona di Ferrara e Veneto orientale, che gli aveva delegato l’attività di controllo sugli associati della zona di Padova-Venezia-Treviso.

Non è stato accertato in modo chiaro che grado gli fosse riconosciuto all’interno dell’organizzazione, tuttavia, vista l’ampia libertà di movimento ed iniziativa che indubbiamente aveva e con il costante appoggio del capo “Dj Bugi”, era certamente un associato di “peso”posto ad un livello medio-alto nella scala gerarchica. Oltre ad occuparsi, con metodi decisamente violenti e spietati del mantenimento dell’ordine interno e della risoluzione delle diatribe che spesso nascevano tra i diversi “norsemen” (il grado più basso dell’organizzazione), “Dozen” era particolarmente attivo nello spaccio di cocaina, nella zona di Padova e soprattutto di Venezia terraferma, attività che esercitava dirigendo con metodi dispotici i diversi norsemen alle sue dipendenze che si occupavano dello spaccio in strada.

Nel corso delle indagini, l’uomo è stato sottoposto ad una perquisizione, nell’abitazione presso cui era ospite di altri connazionali, per non essere individuato, a Musile del Piave. In quella occasione, gli investigatori della Squadra Mobile di Ferrara unitamente a quelli di Venezia, fecero irruzione nell’appartamento e grazie al fiuto dei cani antidroga rinvennero una piccola partita di cocaina ancora da suddividere in dosi, nascosta in un doppiofondo scavato nel muro del bagno.

Ma l’aspetto più interessante è che proprio nel corso di quella perquisizione sono stati trovati elementi molto utili agli investigatori che indagavano sulla organizzazione SVC- Arobaga. I diversi ospiti dell’appartamento erano in possesso dei caratteristici baschi di colore rosso, segno inequivocabile di appartenenza al cult e, all’interno di alcuni barattoli dall’apparenza innocua, sono state trovate le somme mensilmente conferite dagli associati, raccolte dai diversi capizona e in seguito conferite al vertice dell’organizzazione, che era stata individuata a Torino.

Un ulteriore elemento che ha contribuito ad una svolta nelle indagini è stato il ritrovamento di un foglio che riportava frasi apparentemente senza senso, una sorta di “papello”, che tuttavia in seguito si è rivelato essere la formula che veniva fatta ripetere , fino allo sfinimento, ai nuovi associati già storditi da pesanti assunzioni forzate di alcolici, durante i riti di iniziazione che periodicamente si tenevano, perlopiù all’interno di immobili dismessi o in sale discoteca della provincia di Brescia.