Lockdown e didattica a distanza, nel 45% dei casi difficoltà di concentrazione dei bambini

0
1842

(Sesto Potere) – Roma – 25 novembre 2020 – A pagare il prezzo degli effetti a lungo termine dell’emergenza Coronavirus, dei ripetuti lockdown e del distanziamento sociale saranno i più piccoli: ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani. Con le limitazioni imposte dall’urgenza sanitaria di contenere la pandemia e con la sospensione traumatica della continuità scolastica, si profila molto alto il costo sociale ed evolutivo imposto ai minori dal Covid-19.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini.

Alla vigilia della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la ricerca Demopolis focalizza l’impatto sui più giovani della crisi pandemica ed analizza le percezioni dell’opinione pubblica sul più ampio tema della povertà educativa minorile.

Pensando ai bambini e agli adolescenti oggi in Italia, le preoccupazioni dichiarate dai cittadini rivelano lo sguardo “adulto” dell’opinione pubblica sulle dinamiche minorili: il 73% cita lo scarso apprendimento scolastico, preoccupazione cresciuta significativamente (20 punti) nell’ultimo anno, anche in ragione della prolungata chiusura delle scuole.

 “Valutando gli effetti dell’emergenza Coronavirus – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – gli italiani segnalano il peso crescente delle disuguaglianze fra i minori nel nostro Paese: il 72% ritiene che siano ulteriormente aumentate nell’ultimo anno, mentre solo un quinto non individua variazioni rispetto al 2019”.

Con il Covid, nella percezione dell’opinione pubblica, alcuni problemi sono emersi o si sono aggravati a carico dei più piccoli: in prima istanza, 6 cittadini su 10 citano le conseguenze dell’incremento della povertà materiale in molte famiglie, ma anche l’esclusione dei più fragili (poveri, disabili, figli di genitori stranieri). 

La maggioranza assoluta cita anche la regressione degli apprendimenti e del metodo di studio (55%) e le disuguaglianze nell’accesso a dispositivi informatici ed a connessioni adeguate (53%). Più di 4 su 10 mettono in evidenza i rischi di isolamento dalla vita sociale o di abbandono scolastico dei minori. 

Quanto pesa la Scuola…

Centralità e limiti del ruolo della scuola nella crescita delle nuove generazioni emergono netti nell’indagine condotta dall’Istituto DemopolisGli italiani restano convinti che le opportunità dell’istruzione non siano oggi garantite equamente per tutti nel nostro Paese: per il 65% lo sono, ma con livelli di qualità differenti, e con forti divari, anche in seno ai medesimi contesti regionali ed urbani. Il 23% ritiene che siano garantiti solo per alcuni. Appena il 9% crede che la scuola italiana garantisca oggi opportunità equamente per tutti.

E l’emergenza da Covid-19 è stata un’aggravante pesantissima sulle dinamiche di una scuola disuguale: il 54% ha sentito, nel proprio contesto familiare o relazionale, di bambini o ragazzi che hanno trovato difficoltà a seguire la DAD nei mesi della primavera pandemica e, nuovamente, in questi giorni di seconda ondata.

Il vissuto dei genitori italiani nell’anno del Coronavirus

L’indagine, condotta dall’Istituto di ricerche diretto da Pietro Vento, ha focalizzato quattro target significativi per l’analisi delle dinamiche di percezione della povertà educativa in Italia: accanto alla popolazione italiana nel suo complesso, sono stati infatti effettuati focus campionari fra rappresentanti degli enti del Terzo Settore e insegnanti, ma anche in seno ad un segmento significativo di genitori italiani con figli minorenni.

L’approfondimento di ricerca ha esaminato l’inedita coesistenza, dilatata e coatta, nelle case italiane, di adulti e bambini durante le settimane del lockdown, ma anche le complesse dinamiche di apprendimento da casa. 

La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema nel 14% dei casi, dato che cresce al 22% nel Sud e nelle Isole. Ma nell’esperienza degli intervistati, le difficoltà di bambini e ragazzi nel seguire la didattica a distanza sono state, in prevalenza, d’altra natura: principale problema, indicato dal 45%, la scarsa capacità di attenzione nell’apprendimento a distanza. Non a caso, dunque, solo una minoranza di genitori si dichiara soddisfatta dell’esperienza.

La “povertà educativa minorile” in Italia nella percezione dell’opinione pubblica

L’Italia del Covid si confronta più marcatamente – suo malgrado – con i fenomeni della povertà educativa minorile. Secondo i dati dell’indagine Demopolis, il 53% degli italiani dichiara di averne sentito parlare, con un dato cresciuto di 10 punti nell’ultimo anno. 

La consapevolezza dell’opinione pubblica sull’importanza del tema cresce e si afferma. La diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave per il 91% degli italiani: molto per il 45%; abbastanza grave per il 46%. 

L’importanza delle azioni di contrasto alla povertà educativa nell’opinione dei cittadini

Il 90% degli italiani ritiene oggi importanti, per lo sviluppo del Paese, le azioni di contrasto alla povertà educativa minorile: il dato, corposissimo in seno al complesso dell’opinione pubblica, si dimostra ancora più marcato nei target speciali oggetto di analisi: cresce, infatti, al 92% fra gli insegnanti ed al 98% fra i rappresentanti del Terzo Settore. Del resto, come confermano i dati dell’Istituto Demopolis, l’emergenza Covid-19 ha estremizzato una fragilità come la povertà educativa, ancora da sanare nel Paese. Per il 53% degli intervistati l’azione di contrasto alla povertà educativa è oggi più importante rispetto ad un anno fa.

Un’alleanza “con i bambini” per contrastare i danni generazionali della pandemia

Oggi non c’è nulla che sia più urgente quanto compensare i danni generazionali del Covid, che rendono i bambini meno equipaggiati ancora più disuguali e vulnerabili. 

Questa urgenza di impegno rinnovato a supporto dei minori è il dato pregnante che emerge dall’indagine realizzata dall’Istituto Demopolis per l’impresa sociale Con i Bambini, soggetto attuatore del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile

Nella percezione del 68% degli italiani, rispetto a un anno fa, dopo l’emergenza Covid la povertà educativa minorile è gravemente aumentata. Ma – in seno all’opinione pubblica – l’obbligo di una riflessione è stato travolto dalla dura quotidianità della pandemia. Tuttavia, è proprio questo il tempo in cui rimettere il minore al centro delle dinamiche sociali, perché dai più piccoli passa la progettazione del futuro del Paese.

La scuola è chiamata alla sfida di andare oltre i fondamentali dell’insegnamento. Ma non può avere l’esclusiva in tema di sviluppo delle nuove generazioni. Secondo l’indagine dell’Istituto Demopolis, oggi appena il 28% degli intervistati concorda sull’assunto che la scuola possa rappresentare l’unica istituzione deputata alla formazione dei ragazzi.

Una nuova consapevolezza cresce in seno all’opinione pubblica: con un dato di oltre 20 punti superiore rispetto a quello rilevato nel 2019, oggi per il 67% degli italiani la responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità. Serve un ruolo ancora più forte della comunità educante per dar vita ad una vera e propria “alleanza con i bambini”. 

NOTA INFORMATIVA E METODOLOGICA

L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, su un campione demoscopico stratificato di 3.360 intervistati, statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. 

La rilevazione quantitativa, preceduta nel mese di ottobre da un’ampia fase di colloqui aperti qualitativi, è stata realizzata con modalità integrate cawi-cati-cami dal 3 al 12 novembre 2020. 

L’Istituto Demopolis ha analizzato, accanto alla popolazione italiana nel suo complesso, anche alcuni target particolarmente significativi con ulteriori rilevazioni demoscopiche su campioni ragionati di genitori con figli minorenni, insegnanti, rappresentanti di enti del Terzo Settore.

Supervisione della rilevazione di Marco E. Tabacchi. Coordinamento della ricerca a cura di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.