L’impatto socio-economico dell’emergenza Covid-19 nella provincia di Forlì-Cesena e gli interventi per la ripartenza

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(Sesto Potere) – Forlì, 19 luglio 2020 – Nella sede della Camera di commercio della Romagna si è svolta mercoledì scorso una conferenza stampa, organizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, per analizzare l’impatto socio-economico dell’emergenza Covid-19, nella provincia di Forlì-Cesena e gli interventi per la ripartenza, lo sviluppo e la coesione sociale.

Ha aperto l’incontro con i giornalisti Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio, che ha illustrato lo scenario e gli interventi camerali. Daniele Bernacchi, Direttore della sede provinciale dell’INPS, ha presentato il quadro degli ammortizzatori sociali a sostegno dei lavoratori e Giovanna Pedote, Vice Direttrice della Filiale di Forlì della Banca d’Italia, ha delineato la situazione degli interventi di supporto al credito e alla liquidità per le imprese. Roberto Pinza, Presidente Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, ha concluso l’incontro con una serie di riflessioni sulla situazione e gli sviluppi futuri nel territorio.

Tutte le analisi economiche confermano che l’impatto dell’emergenza sanitaria sull’economia globale è stato quello di uno “tsunami” che ha colpito, anche se in modo asimmetrico, il mondo intero, sia i Paesi più avanzati, sia quelli in via di sviluppo.

Le previsioni di Prometeia, a luglio, stimano per l’anno 2020 una contrazione del Pil Italia pari a -10,1%, del Pil mondo del -5,2% e del Commercio Internazionale del -14,4%. Anche se la pandemia dovesse scomparire del tutto nella seconda metà dell’anno, il 2021 sarà comunque un anno difficile, che vedrà un livello di attività economica inferiore a quello pre-crisi. Prometeia stima che al Pil italiano serviranno almeno 5 anni (2025) per tornare ai livelli di attività pre-Covid.

Secondo le analisi di Unioncamere Emilia-Romagna, la recessione colpirà maggiormente le aree dell’Italia settentrionale e centrale a forte vocazione turistica, quelle ad alta densità artigiana e quelle export-oriented.

livello territoriale, l’ultimo scenario disponibile, elaborato da Unioncamere Emilia-Romagna a maggio 2020, prevede la durata della fase emergenziale fino a fine aprile, una fase di transizione con graduale e lenta ripresa delle attività fino a fine luglio differenziata per settori e, da agosto, l’avvio della terza fase, con tassi di crescita progressivi e differenziati settorialmente. In tale contesto, la variazione prevista del valore aggiunto per la provincia di Forlì-Cesena è pari a -9,0% (Emilia-Romagna -9,8%, Italia -9,7%).

camera commercio forlì

Purtroppo, la crisi in atto è molto complessa, paragonabile per dimensioni alla cosiddetta “grande depressione del 1929”, e si concretizza in uno “shock,sia di offerta, sia di domanda”, con carenze nelle catene di approvvigionamento che rendono ancora più difficile una ripresa rapida.

Diverse sono le incognite di questa fase di recessione globale profonda: innanzi tutto, il decorso della pandemia e i tempi necessari per la disponibilità di un vaccino efficace. La durata della recessione dipenderà, perciò, anche dalla capacità dei Sistemi di convivere con una prolungata incertezza e, contemporaneamente, dalla capacità di alimentare una visione del futuro che tenga conto delle esperienze fatte.

Nel futuro più immediato, il prossimo autunno rappresenterà un punto di svolta economico e sociale, con la fine del blocco dei licenziamenti, l’esaurimento della Cig, con la messa a sofferenza dei crediti insoluti da parte delle Banche e, a livello europeo, l’affievolirsi dell’effetto traino generato dalla Germania.

Altre incognite riguardano l’andamento del commercio internazionale, che sta subendo un tracollo, gli appelli inascoltati alla cooperazione internazionale davanti alle sfide globali che non fermano le guerre commerciali e la regionalizzazione del commercio globale. Cruciale sarà anche la capacità della Unione Europea di essere o diventare “il soggetto giusto, al posto giusto, nel momento giusto”.

“La contrazione economica in atto è senza precedenti e la ripresa richiederà tempi lunghi – ha dichiarato Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna –. Consapevoli del suo ruolo, la Camera, oltre a supportare il Sistema imprenditoriale e a garantire continuità e tempestività dei servizi necessari durante l’emergenza, continua a lavorare per promuovere lo sviluppo e la coesione. In questo periodo di crisi, abbiamo intensificato il supporto alle imprese, così come abbiamo rafforzato il dialogo continuo con gli Attori del territorio, per attuare una forte azione amministrativa, incentivi all’ecosistema della ricerca e dell’innovazione e una spinta a tradurre la visione ideale di forte ripresa, crescita e sostenibilità in un modello di sviluppo partecipato ed efficace. Abbiamo attivato o partecipato a “cabine di regia” e “tavoli di gestione” dell’emergenza e, sul tema specifico del credito e della legalità, abbiamo avviato un osservatorio sul credito per il monitoraggio delle criticità nei prestiti alle imprese, riportandone gli esiti nelle competenti sedi provinciali, regionali e nazionali. L’impegno economico è stato importante, ma necessario: la Camera ha stanziato fondi aggiuntivi straordinari a sostegno del credito, per 1,5 milioni di euro, a favore delle imprese di tutti i settori, in particolare per le imprese di minori dimensioni. Molteplici sono anche gli interventi di tipo strutturale sulle imprese, mirati a migliorare l’attrattività e la competitività del territorio, delle imprese e delle persone, principalmente attraverso il sostegno a innovazione, digitalizzazione, internazionalizzazione, sviluppo delle competenze e sostenibilità: 537mila euro sono stati destinati al bando 2020 per promuovere la transizione digitale I.4.0 e per l’introduzione di modelli di business 4.0 e modelli green oriented e al Bando Digital Export 2020, condiviso con la Regione e con le altre Camere dell’Emilia-Romagna, per il sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese nella fase di riavvio. Oltre 430mila euro sono stati destinati alla campagna straordinaria di comunicazione, sollecitata dalle Associazioni di Categoria, unitamente alla Regione, ad APT servizi e a Visit Romagna per il rilancio del Turismo in Romagna. Ulteriori 120mila euro sono destinati al nuovo bando in uscita a sostegno di processi di cambiamento dei modelli organizzativi per una ripresa in sicurezza. Tutto quanto è possibile fare è stato fatto e sarà fatto, ma ci tengo a ribadire che ci si è mossi partendo dai tradizionali punti di forza del nostro Sistema Territoriale, punti di forza che sono: buona qualità della vita, capitale umano, capacità innovativa, competitività e resilienza”.

“L’emergenza sanitaria legata al COVID 19 ha determinato un impegno straordinario da parte di tutte le Strutture della Direzione provinciale INPS di Forlì e Cesena per garantire il dovuto sostegno ai numerosi cittadini di questo territorio che si sono trovati in situazioni di difficoltà – ha dichiarato il Direttore provinciale, Daniele Bernacchi –. Grazie allo sforzo profuso possiamo affermare di trovarci una situazione di sostanziale correntezza in ordine sia alla approvazione delle richieste di prestazioni sia rispetto al pagamento diretto delle medesime che è diventato, al momento, lo strumento ordinario di liquidazione attesa la diffusa difficoltà delle aziende di procedere all’anticipazione. Residuano limitate situazioni di arretrato, dovute in modo precipuo a problemi procedurali ovvero a supplementi istruttori legati a incongruenze di trasmissione dei dati, che verranno eliminate nel più breve tempo possibile. Dal 1° luglio abbiamo ripreso la ricezione dell’utenza anche in modalità fisica presso le nostre Sedi di Forlì e Cesena in modo tale da fornire la più ampia assistenza ai cittadini che necessitassero di eventuali chiarimenti.”

 “Prosegue il forte incremento del numero di richieste di finanziamenti fino a 30 mila euro con garanzia pubblica. Alla data del 12 luglio scorso erano pervenute al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese 6.180 domande da parte di imprese provinciali, quasi tutte accolte, contro le 163 presentate agli inizi di maggio e le 4.359 al 12 giugno. L’ammontare complessivo al 12 luglio era pari a oltre 121 milioni di euro, per un importo medio di circa 19.600 euro. Le imprese richiedenti rappresentano il 17% delle PMI attive. Si tratta prevalentemente di imprese individuali e società di persone appartenenti ai settori economici del commercio (27,8%) e degli alloggi e ristorazione (17,8%), in linea con il dato nazionale – ha spiegato Giovanna Pedote, Vice Direttrice della Filiale di Forlì della Banca d’Italia –. I dati sui finanziamenti bancari al complesso delle imprese indicano che a maggio, ultimo mese disponibile, si è attenuato il calo osservato alla fine dello scorso anno: la variazione sui dodici mesi è passata da -2,9% dello scorso dicembre 2019 a -1,3%). Risultavano in crescita i prestiti alle famiglie produttrici (2,7 per cento), quelli alle imprese del commercio (3,1) e dell’alloggio e ristorazione (3,9), segnale che la liquidità sta affluendo all’economia reale,sebbene si tratti di finanziamenti non legati agli investimenti. È invece proseguito il calo dei prestiti bancari alla manifattura e alle costruzioni. Nel periodo fra dicembre e maggio la liquidità depositata presso il sistema bancario da famiglie e imprese della provincia è aumentata di circa 600 milioni di euro. All’incremento dei depositi delle famiglie hanno verosimilmente contribuito vari fattori, tra cui l’impossibilità di effettuare determinate spese per consumi, dovuta alle misure di lockdown,e un maggiore risparmio precauzionale”.

“Valutare le incidenze della pandemia Covid e soprattutto le prospettive di uscita è molto difficile in quanto nessuna generazione e nessun uomo di governo si è mai trovato negli ultimi decenni a dover affrontare una situazione simile – ha commentato Roberto Pinza, Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì –. Quindi gli indici di calo per il 2020 e di crescita nel 2021, a qualsiasi livello formulati, vanno presi soltanto come orientativi ed hanno poca utilità dovendosi invece decidere quali sono le linee di azione più opportune. La prima è certamente quella di prevenire un rimbalzo della malattia (tutt’altro che improbabile in considerazione della diffusione mondiale) se non verranno tenuti comportamenti preventivi disciplinati e corretti come non sempre è dato vedere in questi ultimi tempi. Nessuno a maggior ragione potrebbe prevedere gli effetti economici e sociali di un rimbalzo della pandemia. Le azioni sanitarie sono dunque ancora prioritarie come nel primo periodo. Per il resto va detto che non è esatta la spaccatura degli ultimi mesi in due periodi di cui il primo sarebbe di chiusura assoluta ed il secondo di apertura pressoché integrale. In realtà il dato che emerge è che anche durante il primo periodo il 55% dell’apparato produttivo ha continuato ad operare e quindi vi è stata una sia pur parziale continuità”.

“Il dato dell’occupazione è preoccupante ma, al momento, il rialzo del tasso di disoccupazione è molto limitato sia per il divieto di licenziamenti che per l’intervento massiccio della Cassa Integrazione. Poiché non è seriamente pensabile che le attuali eccedenze di manodopera vengano riassorbite a breve e della stessa non possono farsi carico le imprese già indebolite è evidente che occorre una robusta proroga della Cassa Integrazione e degli strumenti equivalenti. Va detto anche che il tema della liquidità non appare al momento così drammatico anche perché le misure sulla piccola liquidità sono andate sostanzialmente a segno e sulla grande liquidità non vi sono sufficienti domande. Il settore veramente più preoccupante è quello alberghiero (probabilmente destinato a ridursi nell’arco di questo anno e dell’atto prossimo) e del commercio soprattutto non alimentare sul quale si pongono problemi di struttura. In questo quadro occorre intervenire con tutto ciò che può determinare un aumento accelerato del PIL creando ricchezza anche in via straordinaria attraverso opere pubbliche nazionali o locali, facilitazione degli investimenti sulla casa, etc…: gli interventi accelerativi del PIL hanno priorità assoluta su qualunque altro tipo di intervento. Nel contempo va consolidata la tenuta sociale, messa a dura prova e su questo la Fondazione continuerà ad intervenire sul piano locale anche affiancando e potenziando altre iniziative”: conclude  Roberto Pinza.

Nella foto in alto, da sinistra verso destra: Giovanna Pedote, Vice Direttrice Filiale di Forlì della Banca d’Italia; Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna – Forlì-Cesena e Rimini; Roberto Pinza, Presidente Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Daniele Bernacchi, Direttore INPS Sede provinciale di Forlì-Cesena

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