Legambiente, il 50% delle spiagge italiane soggetto a erosione

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(Sesto Potere) – Roma – 22 luglio 2020 – Quasi il 50% delle nostre coste sabbiose è attualmente soggetto a erosione, un fenomeno che negli ultimi 50 anni si è mangiato 40 milioni di metri quadrati di spiagge. A lanciare l’allarme su questa vera e propria emergenza ambientale per la Penisola è Legambiente, che ha presentato uno studio sullo stato di erosione delle coste in Italia e inaugura il portale dell’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani.

Più dettagliatamente, su circa 8.000 chilometri di litorale, le coste basse sabbiose (che sono quelle sostanzialmente erodibili) coprono 3.770 chilometri, di cui 1.750 chilometri sono attualmente in erosione: per un tasso di erosione del 46,4%.

Negli ultimi 50 anni, i litorali in erosione sono triplicati: è come aver perso in media 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione. I dati evidenziano inoltre un profondo dislivello tra Nord e Sud del paese, con picchi fino al 60% nelle regioni di Sicilia e Calabria.

Le opere marittime connesse al sistema portuale nazionale si sviluppano per una lunghezza complessiva di circa 2.250 chilometri (dati ISPRA 2010). Questa profonda artificializzazione del litorale ha innescato fenomeni di erosione dovuti in sostanza alla alterazione della naturale dinamica litoranea.

Legambiente ha elaborato un quadro dell’evoluzione dell’erosione delle nostre coste tra il 1970 e il 2020 (partendo dagli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con ISPRA e con le 15 Regioni marittime) e un’analisi di questo vero e proprio disastro ambientale, paesaggistico, economico e sociale.

 Le cause principali sono da attribuire ai cambiamenti molto rilevanti introdotti negli ultimi decenni sulle coste dal consumo di suolo, con la costruzione di edifici e di nuove opere infrastrutturali portuali o di opere rigide a difesa dei litorali.

“A questi fenomeni – commenta Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione territoriale di Legambiente – si è risposto con una serie a catena di opere rigide – ci sono circa 1.300 chilometri di opere rigide che ingabbiano le nostre spiagge – che hanno risolto poco e solo temporaneamente i problemi locali, spostando invece l’erosione nel senso di scorrimento della corrente longitudinale litoranea di fondo. Occorre anche sottolineare che da almeno 30 anni sono stati realizzati numerosi interventi cosiddetti morbidi, cioè di ricostituzione delle spiagge mediante ripascimenti, in particolare negli ultimi 20 anni mediante dragaggi di sabbie marine relitte. Sarebbe da approfondire in dettaglio la durata e la stabilità di questi ripascimenti, che spesso hanno interessato aree costiere già protette da opere rigide.”

Per analizzare questi fenomeni e in generale tutti quelli che riguardano i litorali è attivo da oggi il portale dell’ Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani promosso da Legambiente, con il supporto scientifico di ricercatori e docenti di diverse università italiane (Pescara, Ancona, Bari, Ascoli, Firenze, Genova, Messina, Trento e Venezia) e di enti di ricerca (tra cui CMCC, CRESME, ENEA, GNRAC).

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