Lega e Pr presentano referendum su giustizia, c’è anche Morrone

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(Sesto Potere) – Roma, 3 giugno. “Una giornata storica per la partecipazione popolare. Sono stati depositati questa mattina i sei referendum sulla giustizia proposti dalla Lega e dal partito Radicale. E’ arrivato il momento di realizzare una riforma strutturale del sistema giustizia, attesa da anni, su cui far convergere tutti gli attori coinvolti”: lo afferma il parlamentare della Lega Jacopo Morrone, che insieme ad altri leader politici (tra gli altri: Matteo Salvini,  l’avvocato Giulia Bongiorno e Maurizio Turco) questa mattina ha partecipato in prima persona alla genesi dei quesiti referendari in Cassazione, dopo la presentazione dei sei quesiti del referendum, è stato esposto sulla facciata esterna anche un grande striscione con scritto “Referendum Giustizia”.

“I sei quesiti riguardano solo alcuni dei temi che fanno parte della riforma più complessiva del sistema giustizia. Sono argomenti che hanno fatto molto discutere anche in questi ultimi tempi e che hanno determinato nell’opinione pubblica grande sconcerto se non una disillusione profonda nei confronti delle Istituzioni. Parliamo di elezioni del CSM, di responsabilità diretta, di equa valutazione e di separazione delle carriere dei magistrati, per passare ai limiti della custodia cautelare e all’abolizione del ‘decreto Severino’ che ha presentato, nella prassi, diverse criticità”: aggiunge Morrone.

I SEI QUESITI
“Il primo riguarda l’elezione del CSM. Il ‘caso’ Palamara ha fatto emergere le storture del sistema delle ‘correnti’ in magistratura. Il primo step per sradicarlo è quello di superare il potere di veto delle correnti. Attualmente un magistrato che voglia candidarsi al Consiglio superiore della magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. Ciò significa necessariamente che per presentare la propria candidatura deve ottenere l’appoggio di una delle correnti interne alla magistratura. Il quesito referendario vuole abrogare il vincolo delle firme e permettere così a tutti i magistrati di candidarsi, senza dover sottostare al condizionamento delle correnti.

Il secondo quesito riguarda la ‘responsabilità diretta dei magistrati’. Al grande potere di cui gode la magistratura in Italia non corrisponde un adeguato obbligo per i propri membri di rendere conto delle eventuali decisioni sbagliate assunte. L’obiettivo del quesito è ridurre la specialità della disciplina della responsabilità dei magistrati, permettendo, quindi, al cittadino leso nei propri diritti dalla condotta del magistrato di poterlo chiamare in giudizio direttamente.

Il terzo quesito verte sul tema dell’ ”equa valutazione dei magistrati”. Il Consiglio direttivo presso la Corte di Cassazione e i Consigli giudiziari sono gli organi dove si valuta anche la professionalità dei magistrati. Ad oggi, tuttavia, quando si tratta di discutere o valutare lo status dei magistrati, la componente minoritaria ‘non togata’ di questi collegi (avvocati e professori universitari) è esclusa dalle discussioni e dalle votazioni vertenti su questi temi. L’abrogazione di questa norma consentirebbe anche alla componente ‘non togata’ di esprimersi sulla qualità del lavoro dei magistrati, superando in questo modo il principio della giustizia solo interna alla magistratura.

C’è poi il quesito sulla ‘separazione delle carriere dei magistrati’. Oggi, infatti, i magistrati della pubblica accusa e quelli chiamati a giudicare sono inseriti in un’unica categoria professionale. Nel corso della loro carriera i magistrati passano più volte da una funzione all’altra e viceversa. Ma questa contiguità tra il pubblico ministero e il giudice rischia di creare uno spirito corporativo tra le due figure e di compromettere un sano e fisiologico antagonismo tra poteri, vero presidio di equilibrio del sistema democratico. Il quesito punta a stabilire che il magistrato, una volta scelta la funzione giudicante o quella requirente all’inizio della carriera, non possa più passare all’altra.

Il quinto quesito riguarda i ‘limiti della custodia cautelare’. Il carcere preventivo, ovvero il periodo di detenzione scontato prima della sentenza di condanna, si è trasformato negli anni da misura con funzione prettamente cautelare, a vera e propria forma anticipatoria della pena, violando il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, sancito nell’articolo 27 della Costituzione. Il quesito punta a limitare la possibilità di ricorrere alla carcerazione preventiva prima dell’emanazione di una sentenza definitiva di condanna.

Con il sesto e ultimo quesito che riguarda l’abolizione della legge Severino si punta ad abolire l’automatismo per cui in caso di condanna per alcune specifiche ipotesi di reato sia comminata automaticamente la sanzione accessoria dell’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale. Sarebbe quindi lasciata al giudice la decisione, caso per caso, se comminare, oltre alla sanzione penale, anche la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo”.

ITER

Dal 2 luglio inizia la raccolta firme in tutta Italia, l’obiettivo è raggiungere  500mila / un milione di firme per ogni quesito.
La Lega – ha annunciato Salvini – sta preparando il primo week end di partecipazione referendaria , il 2-3-4 luglio, con gazebo e banchetti – almeno 3000 – nelle varie piazze del Paese per avviare la raccolta firme.