(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 5 febbraio 2022 – « Da tempo ci chiediamo come dare risposte ai giovani che desiderano far sentire la propria voce ed a tutti coloro che con questi giovani si rapportano. Per rispondere, occorre conoscere. E per conoscere, specie i fenomeni più complessi, occorre ascoltare più voci, guardare attraverso più lenti, più punti di vista, più esperienze. Prima dunque è necessario conoscere, poi discutere, infine deliberare. Questo diceva Luigi Einaudi nella più famosa delle sue Prediche inutili. E come si può deliberare senza conoscere? La rete che tessiamo oggi serve proprio a conoscere, per poi costruire »: con queste parole il prefetto, Iolanda Rolli , ha commentato l’ Accordo di collaborazione per la promozione di azioni volte alla prevenzione e al contrasto del disagio giovanile , sottoscritto il 2 febbraio in Prefettura a Reggio Emilia.

Oltre a quella del prefetto, l’impegno porta le firme del presidente della Provincia, Giorgio Zanni , del sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi , del rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro , del direttore generale dell’AUSL, Cristina Marchesi , edel dirigente dell’Ufficio scolastico, Paolo Bernardi .

La Convenzione si propone di affrontare da più punti di vista l’ampio tema del disagio giovanile, focalizzando l’attenzione sui comportamenti anti-sociali, sulla marginalità e l’esclusione sociale, sulle dipendenze e sull’abuso di sostanze, e sull’abbandono scolastico. Tali fenomeni, portati in evidenza dalla cronaca e acuitisi con l’emergenza pandemica, implicano aumenti dei tassi di microcriminalità e di violenza, andando a minare la sicurezza dei cittadini, reale e percepita e, in definitiva, il loro benessere.

Prefettura, Provincia, Comune di Reggio Emilia, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna – ambito territoriale di Reggio Emilia e Azienda Sanitaria Locale sono da tempo, ciascuno per le rispettive competenze, impegnati a promuovere azioni volte alla prevenzione ed al contrasto del disagio giovanile. Tuttavia, al fine di risolvere le criticità legate al disagio, le azioni isolate, rispetto alle singole problematiche ma anche rispetto alle diverse Istituzioni che le mettono in atto, possono risultare poco efficaci, soprattutto se prive di una visione coordinata e di lungo periodo.

È emersa, quindi, la necessità di un coordinamento interistituzionale, il cui valore è stato sottolineato dal sindaco, Luca Vecchi: « Far convergere le energie denota grande qualità istituzionale. Servono costanza, metodo, principi per prendere in carico ed accompagnare un problema e un progetto di vita sociale ».

Risulta pertanto prioritario disegnare azioni comuni, che considerino la complessità del fenomeno e rispondano a questo in maniera articolata e comprensiva. È in tale contesto che nasce l’Accordo di collaborazione: redatto su impulso della Prefettura di Reggio Emilia, l’Accordo è il prodotto tangibile della costituzione del Tavolo di lavoro interistituzionale all’interno del quale, da mesi, si provvede all’individuazione, all’attuazione e al coordinamento di azioni finalizzate a prevenire e reprimere comportamenti giovanili devianti e ad educare in tema di marginalità sociale dei giovani.

« Questo documento – ha evidenziato il presidente della Provincia, Giorgio Zanni – è l’emblema dell’importanza che le istituzioni di Reggio Emilia, sia statali che territoriali, riconoscono ai giovani, fornendo loro spazio, possibilità, relazione, accompagnamento, esempio. L’Accordo regola e istituzionalizza un percorso cominciato da tempo che deve continuare ad espandersi “.
Alla sottoscrizione dell’Accordo è seguita un’apposita riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica , alla quale ha partecipato, oltre ai componenti di diritto e ai firmatari dell’Accordo, anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi .

È stata l’occasione, dunque, per affrontare il tema del disagio giovanile in modo globale, mettendo in connessione la parte preventiva, oggetto del Tavolo interistituzionale e coordinata dalla Prefettura, con la parte repressiva, curata dalle Forze di polizia e dalla preposta Autorità giudiziaria. Si è avviato, in particolare, un proficuo confronto tra il procuratore dei minori e i vertici delle Forze dell’ordine, grazie al quale sono state delineate le modalità operative più efficaci per fronteggiare gli episodi che vedono come protagonisti i minori.
Successivamente, sono stati esposte le principali attività portate avanti dal Tavolo interistituzionale sul disagio giovanile, la cui istituzionalizzazione è stata sancita dall’Accordo odierno ma le cui iniziative sono iniziate circa un anno fa.
Le azioni previste e attuate sono numerose e si rivolgono a un’ampia platea che comprende i giovani e le loro famiglie, le scuole, gli operatori e la cittadinanza in generale.

Nel corso della riunione tenutasi il 27 ottobre 2021, è stato presentato dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia uno specifico piano di sistematizzazione delle attività di contrasto alle baby gang .

È stato, sempre in questo contesto, avviato un percorso di formazione/informazione realizzato dall’Università di Modena e Reggio Emiliae rivolto a docenti, genitori e finanche operatori delle Forze di Polizia.

In particolare, i docenti universitari hanno manifestato l’opportunità di promuovere, attraverso personale ad hoc , incontri per illustrare percorsi di orientamento, soprattutto di tipo professionale, capaci di intercettare casi di devianza giovanile che prendono origine dal persistere di un’emarginazione di tipo economico-sociale. È stata espressa anche l’idea di istituire un Tavolo di coordinamento sulle tematiche giovanili tra Scuola e Comuni, nonché di intervenire, nel corso dell’anno scolastico, con incontri di gruppo negli istituti maggiormente colpiti da fenomeni di devianza. Tutto questo nella consapevolezza, secondo le parole espresse dal dirigente dell’Ufficio scolastico nel corso della Conferenza stampa, del ruolo sociale capillare svolto dalla scuola nel territorio. I docenti universitari hanno, inoltre, manifestato l’intenzione di avviare rapporti di collaborazione con i Servizi sociali per l’analisi dei gruppi di giovani protagonisti di episodi problematici e per i colloqui con le famiglie coinvolte.

Sempre UNIMORE ha organizzato a dicembre 2021 un incontro sul tema della devianza giovanile e delle iniziative di risposta in ambito scolastico, nel corso del quale è stato presentato il progetto Risen favoRIre lo Sviluppo consapEvole nei giovaNi ): un corso di formazione online , fruibile dal sito www.formazionedisagiogiovanile.unimore.it , realizzato da esperti psicologi del sociale e dell’età dello sviluppo, docenti dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, e rivolto agli insegnanti e a tutti coloro che ricoprono ruoli educativi.

Tali progettualità fanno emergere la volontà, da parte dei firmatari dell’Accordo di collaborazione in tema di disagio giovanile, di supportare e potenziare, attraverso le già citate azioni di studio, sensibilizzazione eprevenzione, l’impegno operativo portato avanti ogni giorno dalle Forze di Polizia e sottolineato nel corso dell’odierno Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.Sul fronte della prevenzione del vandalismo e della microcriminalità, infatti, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e le Polizie locali svolgono un compito fondamentale nel segnalare e monitorare l’esistenza di soggetti e fenomeni legati o riconducibili a situazioni di disagio giovanile.
Partendo dalle informazioni a disposizione, infatti, gli operatori di Polizia riescono ad attribuire un’identità sociale ai soggetti coinvolti negli accertamenti in corso, cercando di evidenziarne i profili sociologico, psicologico ed educativo. In particolare, da ottobre 2021, è stata avviata un’iniziativa, condotta congiuntamente dalla questura e dalla polizia locale di Reggio Emilia, che ha permesso di costruire una mappatura di minori o giovanissimi emersi in contesti criminali o di devianza, e di raccoglierne i dati relativi ai contesti sociali, familiari, educativi, culturali, etnici di provenienza.La sistematizzazione di queste informazioni ha consentito, a riprova dell’efficacia del lavoro svolto, di indirizzare in maniera repentina ed efficace le indagini concernenti l’Istituto Dalla Chiesa, oggetto di recenti e tristemente noti atti vandalici.

La Questura conduce, inoltre, una costante attività di monitoraggio e contrasto ai fenomeni di devianza giovanile:alcuni suoi uffici, quali la Divisione anticrimine, la Squadra mobile e l’U.P.G.S.P. (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico), di concerto con la Polizia locale e i Servizi sociali del Comune di Reggio Emilia, hanno elaborato delle linee guida finalizzate al perseguimento di una strategia condivisa e strutturata nei confronti delle baby gang operanti a Reggio Emilia.

Tale attività si sostanzia preliminarmente nel monitoraggio dei luoghi, fisici e virtuali (le piattaforme social ), di aggregazione giovanile, per il controllo dei quali è stata coinvolta anche la Polizia postale. La strategia si declina in un’ulteriore attività di presidio del territorio da parte delle pattuglie della volante e della Polizia locale, coadiuvate da quelle del Reparto prevenzione crimine della Polizia di Stato.« Quello che abbiamo iniziato a fare- ha sottolineato il Questore nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica- è essere presenti sul territorio, per sapere reagire e gestire, per imparare a interfacciarci con i minorenni. Sappiamo ora intervenire in maniera efficace, grazie al positivo e costante coordinamento con le Istituzioni che si occupano di recupero dei giovani e più in generale grazie al disegno di cui l’Accordo di oggi è portatore “.

Le informazioni raccolte dalla Questura di Reggio Emiliavengono,infatti,sistematicamente condivise con l’Ufficio minori della Divisione anticrimine e con i Servizi sociali dei comuni della provincia, al fine di elaborare programmi di intervento che prevedono incontri con minori e genitori, nonché sostegno educativo. La prassi si è rivelata virtuosa tanto che la Divisione anticrimine ha organizzato diverse riunioni in questura con la presenza di famiglie (ad oggi trentadue), ricevute in gruppo o singolarmente, durante le quali, con il consenso dei genitori, sono state affrontate le problematiche comportamentali dei minori.

Tra le attività interistituzionali promosse sul tema, infine, spicca la capillare attività di studio e ricerca, sempre condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia nell’ambito del progetto FAMI SICCS “Strategie Interculturali per Costruire Coesione Sociale” , che vede la prefettura nel ruolo di capofila, in partenariato, oltre che con l’Università, con il Centro interculturale Mondinsieme e la Fondazione E35.
Al fine di accrescere la conoscenza del territorio e, in particolar modo, la comprensione del fenomeno della marginalità sociale, causa di possibile devianza, dei giovani, specie quelli con background migratorio, UNIMORE ha condotto un’indagine che ha visto il coinvolgimento attivo di numerosi comuni della Provincia.

Da questa indagine è stato prodotto un report di analisi dei fattori di rischio e degli indicatori di disagio sociale giovanile che è stato presentato martedì 1° febbraio 2022 nell’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggioalle amministrazioni pubbliche interessate al fenomeno della devianza giovanile, specie di quella legata ai cittadini di origine straniera.Lo studio condotto permette, da un lato, di valutare l’efficacia delle risposte poste in essere dagli attori locali in reazione ad episodi e situazioni devianti, e dall’altro di identificare gli spazi, scolastici ed extrascolastici, di intervento e coordinamento nei quali poter inserire l’attività progettuale delle Istituzioni in favore dei giovani.

Durante l’incontro è stato presentato un percorso formativo, ideato ed erogato dal Centro interculturale Mondinsieme, che, a partire dai prossimi mesi, offrirà a dipendenti pubblici e lavoratori del privato sociale gli strumenti per sviluppare nuove competenze propedeutiche alla gestione del disagio giovanile e delle sfide dell’interculturalità. Le nuove generazioni, viste come portatrici di complessità edopportunità, le comunità religiose quali attori chiave della coesione sociale, il rafforzamento del welfare, delle abilità comunicative, della sensibilità interculturale, della capacità di mediazione sociale e di risoluzione dei conflitti sono alcuni dei temi che verranno affrontati affinché tutti gli attori quotidianamente impegnati sul tema del disagio giovanile, e dell’integrazione dei ragazzi con background migratorio ,siano preparati a dare delle risposte, indipendentemente dalla nazionalità o dalla provenienza dei soggetti coinvolti.