Lavoro, in un caso su tre non si trovano figure professionali richieste

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(Sesto Potere) – Mestre – 17 febbraio 2020 – Sebbene la congiuntura non sia delle migliori e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori, in particolar modo a Nordest, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato.

Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della CGIA – sui risultati emersi dall’indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall’Unioncamere-ANPAL, Sistema informativo Excelsior – risulta che il 32,8 per cento delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.

Su poco meno di 500 mila assunzioni previste a gennaio di quest’anno, il 32,8 per cento degli imprenditori intervistati ha segnalato che, probabilmente, troverà molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), di cui il 15,7 per cento a causa della mancanza di candidati (poco meno di 72.500) e un altro 13,8 per cento per la scarsa preparazione (circa 63.700) (vedi Tab. 1).

“L’offerta di lavoro si sta polarizzando – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.

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A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest.

Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1 per cento sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3, a Piacenza il 40,5, a Ferrara il 40,4%, a Modena il 40,3%. A Parma il 37,2%, a Bologna il 35,3 , a Forlì-Cesena il 33,7 , a Rimini il 33,3 ed a Ravenna il 31,7 .

Nel gennaio 2020 , soltanto in Emilia-Romagna si prevedono 42.390 assunzioni, di cui 37,3 % di difficile reperimento per le figure professionali richieste.

Le figure professionali maggiormente richieste al Nord e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.

Sebbene al Sud la difficoltà di “coprire” le opportunità lavorative offerte dalle aziende è ovviamente inferiore a quella presente nel Centro-Nord, la percentuale media di difficile reperimento è comunque al 27,5 per cento, con punte dal 30,6% al 35,7%.

Centro-per-limpiego

Una cosa che fino a qualche decennio fa era impensabile. Da qualche anno, invece, i giovani non vogliono più fare gli autisti di mezzi pesanti, sia perché il costo per ottenere la patente C o D e la “Carta di Qualificazione del Conducente” (CQC) ha una dimensione importante che oscilla tra i 2.500 e i 3.000 euro, sia perché è una professione estremamente faticosa.

La difficoltà di trovare degli autisti di mezzi pesanti è una delle tante contraddizioni che caratterizzano questo settore che, ricordiamo, negli ultimi 10 anni ha perso quasi 25 mila padroncini, anche se oggi fatica a reperire, persino al Sud, giovani disponibili a mettersi alla guida di un Tir come dipendenti.

Confermate la tendenza che pur di lavorare molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito; e l’esistenza del disallineamento , il cosiddetto “mismatch”, tra le competenze richieste e quelle possedute.

Questa specificità provoca un forte disinteresse e una scarsa motivazione per il proprio lavoro che ha delle ricadute molto negative sulla produttività del sistema economico. Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre abbiamo un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica, etc.) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese.

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