Itinerario dantesco in Romagna, Zelli: “Basta con le falsità”

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Gabriele Zelli

(Sesto Potere) – Forlì – 30 gennaio 2021 – Siamo appena all’inizio dell’anno in cui ricorre il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri e lo spirito del Sommo Poeta viene già fatto comparire ovunque. Verrebbe da dire “dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno”, come recita la famosa ode scritta ne “Il cinque maggio” da Alessandro Manzoni nel 1821 in occasione della scomparsa di Napoleone Bonaparte. Continuare a promuovere un itinerario dantesco sulle tracce di Dante esule che, partendo da Firenze per arrivare a Ravenna, lo si fa passare da Marradi, Brisighella e Faenza è un vero falso storico. Dal punto di vista turistico e ambientale è invece un percorso suggestivo e decisamente interessante, perché tocca località di grande fascino e di straordinaria rilevanza storica”: a dirlo in una nota è il forlivese Gabriele Zelli, amministratore e saggista, operatore culturale e storico, che da più di trent’anni si occupata della valorizzazione, conservazione e divulgazione artistica del nostro territorio. 

dante

“Nel curatissimo libro “Dante. Il romanzo della sua vita” del professor Marco Santagata, docente universitario di fama internazionale, purtroppo deceduto pochi mesi fa, le località di Marradi e Brisighella non sono neppure citate! Mentre Faenza è citata due volte. La prima quando si parla della famiglia Guidi che estendeva “i suoi possedimenti fino a lambire Faenza e Forlì”. La seconda perché viene raccontato il tentativo di formare un’alleanza fra i Guelfi bianchi,  cacciati da Firenze, con città le città romagnole, sia guelfe sia ghibelline, compresa Faenza, per cercare di sovvertire l’ordine militare e amministrativo che si era determinato nel capoluogo toscano. Non per dire che il poeta vi è stato! Nel libro in questione Forlì è citata sedici volte e gli Ordelaffi quattordici, poco meno di Ravenna che è citata diciannove volte, mentre la famiglia da Polenta sette e Guido Novello da Polenta, che ospitò Dante per diversi anni, dieci.”: puntualizza ancora Gabriele Zelli.

“Spero, anche se so che non sarà così, purtroppo, che in prospettiva APT (l’Apt Servizi, ovvero: l’Azienda di Promozione Turistica che promuove l’Emilia Romagna sul mercato nazionale ed internazionale) e compagnia bella smettano di promuovere un percorso turistico inesatto sotto il profilo storico. D’altra parte, la mia è una pia illusione considerato che a Gradara si racconta che il dramma di Paolo e Francesca si consumò nel locale castello, una vera bufala che però funziona per i turisti! Poi non meravigliamoci se fanno presa le tesi negazioniste e revisioniste di alcune delle pagine più terribili della storia del secolo scorso!  Mi piacerebbe, però, che si raccontasse la storia per quello che è stato. Nel caso specifico Dante, quando non poté rientrare a Firenze perché condannato a morte, nel suo peregrinare da esule per arrivare a Forlì alla corte degli Ordelaffi percorse, dall’Acquacheta in poi, la valle del Montone. Ha toccato, spesso fermandosi, le località di: San Benedetto in Alpe, Portico, paese nativo del padre di Beatrice, Folco Portinari, Rocca San Casciano, Dovadola, dove fu ospite di Guido Selvatico Guidi, Castrocaro, per poi arrivare a Forlì, nella “terra che fe’ già la lunga prova / e di Franceschi sangiunoso mucchio, / sotto le branche verdi si ritrova“”: chiude il suo intervento, Gabriele Zelli, citando il verso 45, canto XXVII, de “l’Inferno” della “Divina Commedia” di Dante Alighieri.