Italia, maggiore consumo di suolo in: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

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(Sesto Potere) – Bologna – 15 settembre 2020 – Il consumo di suolo (dovuto a costruzioni residenziali e produttive, a vie di comunicazione ecc.) in Italia si attesta, nel 2019, intorno ai 5.000 ettari (5.186), in lieve crescita (+1,9%) rispetto all’anno precedente.

Resta comunque nettamente al di sotto – grazie soprattutto agli effetti della crisi economica e alla stabilità demografica – degli oltre 20 mila ettari annui (21-26 mila) registrati nei decenni che vanno dal 1956 al 2006.

In valori assoluti – come si evince dal rapporto del Centro Studi di Confagricoltura che ha analizzato le stime annuali dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale – Ministero dell’Ambiente) – le regioni più interessate dal fenomeno sono quelle più estese e popolose: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Poi, seguono Piemonte e Sicilia.

Se invece si considera il consumo di suolo per abitante, troviamo ai primi posti le Regioni più piccole e meno abitate: Molise, Basilicata, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Umbria.

Le politiche di governo degli insediamenti sul territorio (residenziali, produttivi, di
comunicazione ecc.) evidenziano una scarsa attenzione all’incidenza di alcuni rischi connessi
col consumo di suolo, da cui derivano rilevanti pericoli per l’incolumità delle persone e
danni alle cose.

Rispetto alla media generale di consumo di suolo del 7,1% sulla superficie nazionale, gli
insediamenti in aree a rischio idraulico interessano circa il 10% delle aree di settore; gli
insediamenti in aree a rischio frana interessano il 4,5% delle aree di settore; gli insediamenti
in aree a rischio sismico interessano il 6,5% delle aree di settore; gli insediamenti in siti
contaminati di interesse nazionale riguardano 14% delle aree di settore.

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