(Sesto Potere) – Roma – 8 aprile 2022 – Rallenta il calo della popolazione in Italia: su base annua si passa a -4,3 per mille dal -6,8 per mille del 2020. La natalità rimane al minimo storico, con la mortalità alta ma in calo sul 2020: 7 neonati e 12 decessi per mille abitanti.
I flussi migratori con l’estero sono in ripresa: il saldo è di +157 mila, pari a 2,7 per mille abitanti, circa il doppio del 2020 e superiore a quello del 2019. E l’ età media della popolazione è in rialzo: 46,2 anni al 1° gennaio 2022.
1,25 è il numero medio di figli per donna. +5,9% è l’incremento dei trasferimenti complessivi di residenza tra Comuni rispetto al 2020.
82,4 anni è la speranza media di vita alla nascita, sebbene nel Nord la speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, risulti pari a 82,9 anni, recuperando quindi 11 mesi di sopravvivenza sul 2020.

neonato ph d’archivio

I dati sono contenuti nell’ultimo report sugli indicatori demografici pubblicato oggi dall’Istat.

In un quadro tendenziale dove le diseguaglianze territoriali tornano a essere evidenti, la crisi demografica colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-6,5 per mille) e, in particolar modo, regioni come Molise (-12 per mille), Basilicata (-9,5) e Calabria (-8,6), sempre più sul procinto di essere coinvolte in una situazione da cui appare difficile poter uscire.

Sul versante pandemia: la prima ondata del 2020 ha colpito soprattutto il Nord mentre il Mezzogiorno è stato maggiormente coinvolto
solo a partire dalla seconda, ossia nell’ultima parte dell’anno. Cosicché è verosimile che le persone più fragili residenti al Nord abbiano pagato il prezzo della vita prevalentemente nel 2020, quelle del Mezzogiorno nel 2021, con la terza e quarta ondata.
Sotto tale punto di vista è esemplare il caso di molte province del Nord-ovest, le più colpite dalla prima ondata pandemica, che nel 2021 conseguono straordinari recuperi di sopravvivenza. La provincia di Bergamo, ad esempio, recupera nel 2021 ben 43 dei 44 mesi di speranza di vita ceduti nel 2020, così come Cremona (37 su 44), Piacenza (31 su 39) e Lodi (31 su 44).

La scelta di rinviare sempre più in avanti la decisione di avere figli accomuna tutte le realtà del territorio. Le neo-madri del Nord e del Centro, rispettivamente con età medie al parto di 32,5 e 32,8 anni, continuano a presentare un profilo medio per età più anziano rispetto a quelle del Mezzogiorno (32 anni). Ciononostante proprio in quest’ultima ripartizione si trovano le neo-madri mediamente più anziane del Paese, quelle sarde (33 anni) e lucane (33,1).

Nel 2021 le migrazioni, sia interne sia con l’estero, risultano in rialzo dopo che nel 2020, a causa della pandemia, erano state frenate dalla prescrizione di barriere all’ingresso dei confini nazionali e dalle limitazioni imposte al movimento interno. Le iscrizioni dall’estero per trasferimento di residenza sono cresciute del 15,7% sul 2020 (da 248 mila a 286 mila), ma risultano inferiori del 14% rispetto a quelle del 2019 (333 mila). Le cancellazioni per l’estero scendono del 19% sul 2020 (da 160 mila a 129 mila) e del 27,9% sul 2019 (180 mila).

Tra le regioni che, pur presentando un saldo migratorio netto positivo nel 2021, non riescono ancora a riassorbire del tutto la differenza rispetto al periodo pre-pandemico figurano solo regioni del Centronord (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio). Tutte le altre, tra cui Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Marche per il Centro-Nord e tutte le regioni del Mezzogiorno presentano livelli migratori netti superiori persino a quelli del 2019.

E tra i vari segnali di ritorno alla normalità degli anni precedenti la pandemia vi è quello della ripresa della mobilità residenziale interna al Paese. E le regioni del Nord, dove complessivamente si riscontra un tasso del +1,6 per mille, rimangono quelle a maggiore capacità attrattiva, rispetto a quelle del Centro, con la regione più attrattiva in assoluto che risulta essere l’Emilia-Romagna (+2,9 per mille) .