Istat, ecco l’impatto del Covid19 sul turismo Made in Italy

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tabella istat

(Sesto Potere) – Roma – 29 aprile 2020 – Uno degli effetti economici più immediati della crisi associata al Covid-19 è stato il blocco dei flussi turistici. I primi effetti sono già emersi a febbraio, con il diffondersi dell’epidemia in molti paesi, ma è agli inizi di marzo che si è giunti all’azzeramento dell’attività in corrispondenza dei provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale. Ad analizzare la situazione è l’ultima indagine tematica Istat pubblicata oggi.

tabella istat

Il valore aggiunto prodotto in Italia dalle attività connesse al turismo è stato pari a circa 88 miliardi di euro, ovvero il 6,0% del valore aggiunto totale dell’economia; il consumo turistico interno ammontava a circa 146 miliardi.

L’Italia è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, pari a più del 30% nel 2018. La capacità ricettiva nel nostro Paese è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere. Per l’anno 2018, l’Istat ha rilevato infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri. Rispetto al 2015, i primi sono aumentati di oltre un terzo (+36,2%), mentre gli alberghi hanno subito una lieve
riduzione (-0,9%). I relativi posti letto sono 5,1 milioni (44,2% negli esercizi alberghieri), concentrati per circa la metà in cinque regioni: Veneto (15,4% del totale), Toscana (11,1%), Emilia-Romagna (9,0%), Lazio (7,6%) e Lombardia (7,3%).

Dopo un biennio di flessione (2008 e 2009) conseguente alla crisi economica, a partire dal 2010 il turismo ha registrato un trend di crescita costante nei 28 Paesi dell’Unione europea: nel 2019 sono state circa 3,2 miliardi le presenze di clienti negli esercizi ricettivi europei.
L’Italia è il paese europeo con la quota maggiore di presenze di clienti di residenza estera dopo la Spagna (rispettivamente 50,6% e 63,8% nel 2019) ma prima di Regno Unito (43,9%) e Francia (30,5%), che hanno un turismo prevalentemente domestico.

Turisti a Roma

Nel 2019 il turismo in Italia ha fatto registrare 130,2 milioni di arrivi e 434,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, con un aumento di 42 milioni rispetto al 2015. Nonostante la crescita sia stata trainata dal settore extraalberghiero, le strutture ricettive alberghiere mantengono un ruolo prevalente con oltre il 64% delle presenze.

A livello territoriale è il Veneto a detenere la quota maggiore di presenze turistiche nell’ultimo anno (16,4% sul totale Italia), seguono Toscana (11%), Emilia-Romagna (9,3%), Lombardia (9,2%) e Lazio (9). Nel Mezzogiorno nessuna regione raggiunge una quota pari al 5%, con l’eccezione della Campania (5%).

Nel trimestre marzo-maggio 2019 si sono registrate in Italia circa 81 milioni di presenze turistiche, pari al 18,5% del totale annuale. La media europea nello stesso trimestre è leggermente superiore (20,9%) perché tiene conto delle percentuali, più alte rispetto all’Italia, di alcuni paesi come la Germania (23,5%), il Regno Unito (22,5%) e la
Spagna (22,4%), dove la distribuzione del turismo nell’arco dell’anno è meno caratterizzata dal picco della stagione estiva.

A causa del Coronavirus l’arresto dei flussi turistici a partire perlomeno da marzo 2020 ha azzerato un’attività che proprio nel trimestre marzomaggio ha la sua fase di rilancio stagionale, favorita dal susseguirsi di occasioni tra le festività pasquali e la Pentecoste (rilevante soprattutto per l’afflusso estero). Risulta quindi importante capire quale sia la dimensione della perdita associabile a tale periodo, facendo riferimento a ciò che era accaduto lo scorso anno. Ma è stimabile già in 10 miliardi di euro la spesa “mancata” degli stranieri tra marzo e maggio secondo gli incassi registrati nello stesso periodo dello scorso anno.

Nel 2019, la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ammonta a circa 44,3 miliardi euro; al suo interno la componente più consistente è quella per i servizi di alloggio, che ne rappresenta circa la metà, seguono la ristorazione con oltre un quinto del totale e, con quote inferiori, lo shopping e il trasporto. Considerando il solo trimestre marzo-maggio del 2019, tale componente è risultata pari a 9,4 miliardi di euro. Quest’anno, nello stesso periodo, la quasi totalità del normale flusso di spesa effettuato da viaggiatori stranieri è
destinato a risultare nullo. L’importanza della clientela straniera in questo periodo dell’anno è confermata anche dai dati di flusso della spesa turistica annua nella situazione pre-crisi: essi mostrano, tra marzo e maggio, un’incidenza della componente straniera (circa il 21,4% del totale annuo) significativamente più elevata di quella domestica (vicina al 16% sulla
base di stime tratte dall’indagine su Viaggi e Vacanze.

famiglia in aeroporto

Per avere un’idea : il settore ricettivo in senso stretto è composto da oltre 52 mila imprese
, di cui quasi 24 mila operanti nel comparto alberghiero e quasi 27 mila in quello degli alloggi e altre strutture per vacanze; completano il quadro circa 2 mila imprese attive nel campo dei
soggiorni all’aria aperta. Questo insieme di imprese impiega quasi 283 mila addetti, di cui 220 mila dipendenti; la componente degli alberghi è del tutto prevalente in termini di occupazione (75% degli addetti). Dal punto di vista del risultato economico il comparto ricettivo registra un fatturato di 25,6 miliardi di euro, a cui le imprese alberghiere contribuisco per 20,1 miliardi. Un altro comparto del tutto dipendente dalla domanda turistica è quello dei servizi delle agenzie di viaggio, tour operator e servizi di prenotazione: oltre 17 mila imprese, che impiegano circa 50 mila addetti e hanno fatturato 12 miliardi di euro nel 2017

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