Istat: calo vendite al dettaglio a luglio. Confesercenti: crisi commercio dal lockdown non ancora finita

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negozio vendite

(Sesto Potere) – Roma – 10 settembre 2020 – A luglio 2020 l’Istat stima, per le vendite al dettaglio, una diminuzione rispetto a giugno del 2,2% in valore e del 3,1% in volume. In calo sia le vendite dei beni non alimentari (-3,2% in valore e -4,8% in volume), sia quelle dei beni alimentari (-1,0% in valore e -0,8% in volume).

Su base tendenziale, a luglio, l’Istat registra una diminuzione delle vendite del 7,2% in valore e del 10,2% in volume, determinata soprattutto dall’andamento dei beni non alimentari (-11,6% in valore e -15,8% in volume); in calo anche le vendite dei beni alimentari (-1,1% in valore e -2,4% in volume).

Per quanto riguarda i beni non alimentari, inoltre, l’Istat registra variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti, ad eccezione di Utensileria per la casa e ferramenta (+3,2%). Le flessioni più marcate si evidenziano per abbigliamento e pellicceria (-27,9%) e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-17,3%).

Il calo delle vendite registrato dall’Istat a luglio secondo Confesercenti certifica che la crisi del commercio, innescata dal lockdown, non è ancora finita. Particolarmente grave è la situazione dei piccoli negozi, che vedono crollare le vendite nel mese, con una flessione di -11,7% rispetto al luglio del 2019. 

supermercato vuoto

A soffrire sono i comparti più colpiti: abbigliamento e calzature, che registrano una riduzione delle vendite rispettivamente del -28% e del -17% anche per lo spostamento dei saldi al mese successivo. Ma ad essere colpito è tutto il commercio: luglio ha segnato un netto peggioramento rispetto a giugno, e persino nel commercio elettronico le vendite crescono a ritmi decisamente più contenuti di quanto messo a segno nei mesi precedenti.

Secondo Confesercenti è la dimostrazione che la fine delle misure restrittive contro il Coronavirus a maggio non è bastata a garantire quel rimbalzo sperato. Anzi: le famiglie, che in un primo momento sono state protette dai numerosi interventi di politica fiscale, sembrano invece aver iniziato a percepire il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro: una nuova incertezza cui fanno fronte mostrando maggiore prudenza nei consumi.

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