Interazione uomo e robot: studio internazionale Unife e Sant’Anna di Pisa

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Braccio robotico. Foto Scuola Superiore Sant'Anna

(Sesto Potere) – Ferrara/Pisa – 27 settembre 2021 – Per sollevare le lavoratrici e i lavoratori di domani da compiti gravosi, pericolosi, o per aiutarli durante passaggi particolarmente delicati, l’industria 4.0 si propone di integrare in maniera sempre più raffinata il lavoro dell’uomo con quello di robot collaborativi (cobot). Perché ciò accada, è necessario che le tecnologie robotiche impiegate nelle fabbriche del futuro siano in grado di interagire finemente con le attività umane.

In uno studio appena pubblicato su Science Robotics, coordinato dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e in collaborazione con l’Università di Ferrara, un gruppo di scienziate/i ha proposto un modello sperimentale per migliorare la comunicazione tra uomo e robot, evitando incomprensioni e errori durante un compito collaborativo.

Lo scopo dello studio era individuare l’istante migliore in cui interrompere il lavoro di assemblaggio dell’operatore, per limitare al massimo disagi e interferenze. L’interruzione era necessaria affinché il robot potesse consegnare al partner umano un componente “speciale” non presente sul tavolo da lavoro.

Pertanto, a un gruppo di persone è stato chiesto di afferrare e spostare secondo una precisa sequenza alcuni oggetti molto fragili a loro disposizione. Durante momenti diversi di questa attività ricevevano dal robot un segnale (la vibrazione di un braccialetto) in seguito al quale, dopo aver terminato il movimento iniziato, dovevano afferrare l’oggetto dalla mano del robot e posizionarlo nella sede appropriata. Sulla base delle conoscenze relative ai processi cognitivi e sensorimotori implicati nell’esecuzione del compito richiesto all’operatore, sono stati individuati alcuni istanti critici in cui fornire il segnale.

“Il nostro studio ha dimostrato che esiste un momento ottimale in cui un robot deve segnalare la richiesta di passaggio di un oggetto al partner, limitando le interferenze con l’azione umana” dichiara Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna e coordinatore dello studio.

Un risultato importante per quella che viene definita robotica collaborativa, come precisa Gastone Ciuti, professore di Bioingegneria dell’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna, tra gli autori dello studio: “Questi aspetti, oltre all’adozione di nuove tecnologie di percezione e algoritmi di intelligenza artificiale, permetteranno che tali robot possano davvero risultare di aiuto durante l’esecuzione di compiti gravosi e ripetitivi”.