(Sesto Potere) – Roma – 22 giugno 2021 – L’Istat pubblica i risultati di: “Ambiente urbano”, una panoramica – aggiornata al 2019 – degli indicatori dell’ambiente urbano, utile come benchmark per la futura valutazione dei programmi di ripresa post crisi (Green deal europeo e Piano nazionale di ripresa e resilienza, PNRR) e focalizzata su alcuni temi dell’8th Environment Action Programme dell’Unione europea. I dati sono riferiti ai 109 comuni capoluogo di provincia o città metropolitane

Inquinamento da polveri sottili: situazione grave soprattutto al Nord
Il materiale particolato (PM2,5 e PM10), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) sono gli inquinanti per cui è maggiormente riconosciuto un legame tra esposizione ed effetti sulla salute a breve e a lungo termine. L’Oms ritiene che il PM2,5 sia l’inquinante atmosferico più nocivo per la salute. Le concentrazioni in atmosfera di quest’ultimo riflettono, almeno in parte, livelli e variabilità temporale delle concentrazioni degli altri inquinanti.
In Italia, dal 2010 si riscontra il superamento del valore di riferimento dell’Oms per il PM2,5 (10 microgrammi/metro cubo) in oltre l’80% delle rilevazioni effettuate su tutto il territorio. Si osserva, comunque, una leggera tendenza al miglioramento negli ultimi dieci anni: dal 92,9% del 2010 all’81,9% del 2019. L’indicatore raggiunge le percentuali più alte al Nord, soprattutto nel bacino Padano, con una media che va dal 97,5% del 2010 al 91,2% del 2019. Nel Centro il miglioramento è più consistente, dal 92,2% del 2010 al 74,4% del 2019, mentre nel Mezzogiorno è più attenuato anche se in lento miglioramento, dall’84,6% del 2010 al 73,4% del 2019 (con valori inferiori al 70% nel biennio 2016- 2017).
Considerando i 90 capoluoghi che nel 2019 hanno monitorato il PM2,5, emerge che nell’85,6% dei comuni capoluogo è stato superato il valore di riferimento dell’Oms, con significative differenze territoriali: 97,8% al Nord, 88,9% al Centro e 63,0% nel Mezzogiorno.

inquinamento

Inquinamento atmosferico sopra i limiti Oms in tutte le grandi città
Nel 2019, dal monitoraggio della qualità dell’aria nei 14 capoluoghi di città metropolitana relativo agli inquinanti più rilevanti, risulta che le differenze territoriali si annullano nelle grandi aree urbane, tutte accomunate da livelli di inquinamento dannosi per la salute della popolazione.
I limiti Oms per il PM10 e il PM2,5 (rispettivamente 20 e 10 microgrammi/metro cubo) sono stati, infatti, sempre superati in almeno una centralina (ad eccezione del PM2,5 a Palermo, Catania e Messina dove non è stato monitorato). Tale criticità è ancora più grave perché i superamenti si sono registrati sempre in più del 50% delle centraline con misurazioni valide, con conseguente esposizione della maggior parte della popolazione a livelli nocivi per la salute.
Il limite per il biossido d’azoto (NO2, 40 microgrammi/metro cubo) risulta, inoltre, superato in 10 capoluoghi di città metropolitana, mentre Bari è vicina al limite (39); a Messina e Cagliari (30) e a Reggio di Calabria (19) i valori sono più contenuti. Anche l’obiettivo a lungo termine per l’O3 (al massimo 1 giorno/anno oltre i 120 microgrammi/metro cubo, secondo il D.Lgs n.155/2010) non è rispettato da 12 dei 14 capoluoghi metropolitani, e a Torino, Bologna, Genova, Milano, Venezia, Roma e Firenze risultano più di 30 giorni/anno di mancato rispetto

Inquinamento acustico: più controlli nelle grandi città
L’inquinamento acustico è una delle aree di attenzione dell’8th Environment Action Programme. Le amministrazioni comunali hanno il compito di redigere e attuare gli strumenti di pianificazione previsti dalla legge per ridurre l’esposizione della popolazione a livelli nocivi di rumore. I capoluoghi che si sono dotati dei piani di zonizzazione acustica previsti dalla legge sono 88, mentre sono ancora inadempienti su questo fronte tre città del Centro-Nord e 18 del Mezzogiorno, tra cui Bari.
Nel triennio 2017-2019 sono stati effettuati nei comuni capoluogo in totale 4.668 controlli (8,7 ogni 100mila abitanti), trend in crescita rispetto al triennio precedente (7,9 ogni 100mila abitanti, +9,1% sul 2014-2016). Aumentano soprattutto quelli con almeno un superamento dei limiti (+18,1%). I controlli per 100mila abitanti raggiungono il massimo al Nord (10,1, +9,2% sul 2014-2016) rispetto al Centro (7,5, +11,8%) e al Mezzogiorno (7,6, +6,6%).
Nel triennio, nei capoluoghi metropolitani sono stati effettuati il 59,9% dei controlli di tutti i capoluoghi (9,8 ogni 100mila abitanti, di cui 5,6 con superamento), in forte aumento sul 2014-2016 (+42,2%), e soprattutto quelli con superamento dei limiti (+56,1%). Per contro, negli altri capoluoghi si osserva una loro rilevante diminuzione (-19,3%).