(Sesto Potere) – Forlì – 15 dicembre 2022 – Nel  secondo  fine settimana del mese, nel quale è stata conteggiata anche la festività dell’8 dicembre, (8-11 dicembre) si sono contati 30 decessi in seguito a sinistri sulle strade italiane. Tre gli incidenti plurimortali nei quali hanno perso la vita 8 persone. Nelle 96 ore del lungo ponte dell’Immacolata, sono stati 20 gli automobilisti deceduti, 4 i motociclisti, 3 i pedoni e 3 i  ciclisti. Nessuno sinistro mortale  è  avvenuto  in autostrada. Molti gli incidenti mortali sulle strade extraurbane principali 15. La fuoriuscita del veicolo senza il coinvolgimento di terzi è stata la causa di 15 vittime fatali. Fra le 30 vittime 13  avevano meno di 35 anni. La vittima più anziana aveva 87 anni, quella più giovane aveva 15 anni.

A fornire i dati è il settimanale rapporto dell’Osservatorio Asaps – Associazione nazionale (con sede a Forlì) Sostenitori Amici Polizia Stradale sugli incidenti stradali nel week-end. Su scala regionale, nell’ultimo fine settimane, sono state 5 le vittime in Piemonte e Puglia, 4 in Friuli Venezia Giulia, 3 in Veneto, 2 in Emilia-Romagna, Lombardia e Abruzzo, 1 in Trentino Alto Adige, Marche, Campania, Lazio, Toscana, Sardegna e Sicilia.

Anche Legambiente – in presidio con altre 14 sigle ieri davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a Roma – ha fornito in queste ore le statistiche più aggiornate sulle morti in strada, in particolare con un dettaglio sulle morti dei “soggetti più deboli” della mobilità: pedoni e ciclisti.

Nel 2021 in Italia si è registrata una media giornaliera di 561 feriti e 7,9 vittime in incidenti stradali, con un costo sociale pari a 16,4 miliardi di euro, lo 0,9% del PIL nazionale, secondo dati Aci-Istat 2021. La fascia più colpita dai decessi è risultata quella dei 20-24 anni. Quasi il 10% degli incidenti, lo scorso anno, ha riguardato i ciclisti: sono 220 quelli che hanno perso la vita nel 2021. E non è andata meglio, nel complesso, durante i primi sei mesi del 2022 che hanno visto un incremento del numero di incidenti stradali con lesioni a persone (81.437) pari al +24,7%, rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2021. Tra le prime cause dei sinistri stradali, figurano velocità, distrazione e mancato rispetto delle regole stradali da parte dei conducenti degli autoveicoli.

Un bollettino, quello dei morti e dei feriti su strada, che negli ultimi tempi ha registrato un sensibile aumento, come raccontano i dati e le storie più recenti.

E’ necessaria  una viabilità più sicura e a misura di persone, perché non è ammissibile – sottolineano le 15 sigle (Legambiente, La Nuova EcologiaBikeItaliaFIAB, Touring Club Italiano, ACCPI, ANCMA, ASviS, Clean Cities Campaign, Fondazione Luigi Guccione, Fondazione Michele Scarponi, Associazione Io Rispetto il CiclistaAssociazione Lorenzo Guarneri, Kyoto Club, Salvaiciclisti, Velolove e Vivinstrada) – accettare il tributo quotidiano di morti e feriti su strada, la quale rappresenta la prima causa di decesso tra i giovani in Italia e un pericolo per utenti vulnerabili come i ciclisti.

Secondo le associazioni bisogna costruire una nuova “visione” di convivenza civile attraverso cui guardare allo sviluppo come fattore di crescita che non minacci e distrugga l’ambiente, che dia pari opportunità ai cittadini e alle generazioni, centralità alla pedonalità e alla ciclabilità (anche nel Codice della Strada), e non più alla motorizzazione privata, vera causa dell’incidentalità non compatibile con la crisi climatica.

L’eccessivo tasso di motorizzazione in Italia, del resto, costituisce uno degli elementi più problematici per le città e distingue sfavorevolmente il nostro Paese nel panorama internazionale: se nelle città italiane il tasso di motorizzazione supera in alcuni casi le 70 auto per 100 abitanti (è il caso di Roma), le grandi capitali europee hanno tutte tassi di motorizzazione inferiori alle 30 auto per 100 abitanti, tra queste Londra, Parigi, Amsterdam, Berlino, ma anche Lubiana e Tallin. Mentre, il tasso medio di motorizzazione dei Comuni capoluogo italiani si attestava (nel 2021) sulle 65 auto ogni 100 abitanti.

Occorrono anche politiche che disincentivino sia l’acquisto che l’uso di automobili. Ma l’Italia, invece, investe 100 volte di più sull’auto che sulla bici, come emerge dal report Non è un Paese per bicipubblicato lo scorso novembre da Clean Cities, FIAB, Kyoto Club, Legambiente che hanno anche lanciato un’apposita petizione.

Bisogna, infine, costruire una nuova “visione” di convivenza civile attraverso cui guardare allo sviluppo come fattore di crescita che non minacci e distrugga l’ambiente, che dia pari opportunità ai cittadini e alle generazioni, centralità alla pedonalità e alla ciclabilità (anche nel Codice della Strada), e non più alla motorizzazione privata, vera causa dell’incidentalità non compatibile con la crisi climatica.