Inceneritore Forlì: Taaf e Rete Rifiuti Zero chiedono nuovo accordo

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(Sesto Potere) – Forlì – 20 ottobre 2020 – L’accordo fra Regione Emilia-Romagna , Comune di Forlì ed HERA del 2016 ha stabilito che per 5 anni l’inceneritore di Forlì (nella foto in alto) avrebbe potuto smaltire solo rifiuti urbani per 120.000 tonnellate annue escludendo i rifiuti speciali. E il Piano regionale rifiuti prevede che all’inceneritore di Forlì possano accedere solo i rifiuti urbani provenienti dalla provincia di Forlì-Cesena e da quella di Ravenna una volta cessata l’attività dell’inceneritore di Ravenna. Ma per la durata della pandemia l’inceneritore di Forlì è stato autorizzato a bruciare ulteriori 15.000 tonnellate annue oltre le 120.000 previste , sulla base del presupposto che la situazione aumentasse i rifiuti da smaltire.

Alberto Conti

“Ma il presupposto si è rivelato totalmente errato tanto che nel bacino ALEA i rifiuti da smaltire sono scesi durante il Covid di ben -13,5%. Pertanto chiediamo l’immediata revoca di questo provvedimento ingiustificato e la sottrazione nel prossimo periodo di quanto bruciato in più”: affermano in una nota Alberto Conti , coordinatore del TAAF-Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì, e Natale Belosi , della Rete Rifiuti Zero Emilia – Romagna.

A partire dalla fine del 2018 i rifiuti urbani indifferenziati della provincia di Forlì-Cesena sono scesi sotto la soglia delle 120.000 tonnellate annue attestandosi nel 2019 sulle 87.102 tonnellate pari al 72,6% dell’autorizzazione, di cui 19.082 tonnellate dal bacino forlivese di ALEA (con 105 kg/procapite che scendono verso i 70 kg nelle proiezioni 2020) e 68.020 dal bacino HERA di Cesena (con 318 kg/procapite). E a questi vanno aggiunti gli scarti delle raccolte differenziate. Ma questi dati dimostrano che i bacini adiacenti ad ALEA e gestiti da HERA (Cesena e Ravenna) presentano un sistema di raccolta con una produzione di rifiuti da smaltire oltre 3 volte quella del forlivese, scaricando sulla popolazione di Forlì le conseguenze negative della loro inefficienza”: aggiungono Alberto Conti e Natale Belosi.

Natale Belosi

Con queste premesse il TAAF e la Rete Rifiuti Zero Emilia – Romagna chiedono che: “tutti i Comuni che utilizzano l’inceneritore di Forlì siano obbligati ad adottare lo stesso sistema efficiente di ALEA (il porta a porta integrale con tariffa puntuale) per minimizzare gli effetti dello smaltimento dei rifiuti e che all’inceneritore di Forlì non siano inviati rifiuti provenienti da sistemi di raccolta stradale con calotta e tariffazione puntuale , non solo: che tale sistema a calotta sia abbandonato in tutta la regione Emilia-Romagna, poiché questo sistema di raccolta provoca scarti ed impurità nelle frazioni differenziate che ne peggiorano la qualità e la potenzialità di recupero , con conseguente aumento della quota da incenerire”.

Alberto Conti e Natale Belosi chiedono, in tutti i casi, “che a Forlì si continui a non superare la soglia di 120.000 ton/a dell’inceneritore di Forlì e di soli rifiuti urbani, provenienti dal territorio regionale, con esclusione dei rifiuti speciali, e che poiché gli inceneritori emettono grandi quantitativi di gas climalterante originato dalla plastica presente, che, tutti i rifiuti indifferenziati provenienti da fuori provincia e destinati all’inceneritore di Forlì siano comunque sottoposti a selezione per ricavare ulteriori materiali da inviare a riciclaggio”.

“E poiché nella zona industriale di Forlì, oltre all’inceneritore di rifiuti urbani di HERA, è situato anche un inceneritore di rifiuti speciali ospedalieri di Eco-Eridania, con autorizzazione di 32.000 tonnellate annue , si chiede che l’inceneritore di Forlì sia messo al primo posto nella programmazione di chiusura degli inceneritori e che tale spegnimento sia comunque programmato entro il periodo di 5 anni dell’accordo da stipulare attualmente”: concludono il coordinatore del TAAF Alberto Conti e il rappresentante della Rete Rifiuti Zero Emilia – Romagna Natale Belosi.