(Sesto Potere) – Bologna, 21 aprile 2022 – Nel I trimestre 2022 si contrae il numero di richieste di credito presentate dalle imprese italiane, che fanno segnare un -8,1% rispetto al corrispondente periodo 2021. Per altro, il trend negativo riguarda sia le Società di capitali, che hanno fatto registrare un -5,5%, sia le Imprese individuali, per le quali la flessione è stata del -13,1%. Entrando nel dettaglio, il 53,8% delle richieste totali proviene dal settore della produzione, seguito dal commercio al dettaglio (con il 18,8%) e dal commercio all’ingrosso (con il 15,2%).

Queste le principali evidenze che emergono dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF, società specializzata con sede principale a Bologna.

Il commento

“A seguito dello scoppio della pandemia le imprese italiane, specie quelle medio-piccole, avevano fortemente incrementato la richiesta di credito per far fronte al drastico ridimensionamento dei flussi di cassa e gestire l’attività corrente, oltre che per cogliere le opportunità offerte dai provvedimenti governativi. A questa prima fase di emergenza era seguita una progressiva normalizzazione nel 2021, che trova continuità anche nel I trimestre dell’anno in corso. Piuttosto, da segnalare come le nostre aziende abbiano ricominciato a rivolgersi agli istituti di credito per raccogliere le risorse necessarie a sostenere la crescita e gli investimenti – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. Nel prossimo futuro lo scenario potrebbe però risentire negativamente degli impatti derivanti dal conflitto ucraino, dall’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime nonché della crescita dell’inflazione, mentre nuovi stimoli potrebbero derivare dall’implementazione del PNRR”.

Continua la crescita dell’importo medio richiesto

cliente allo sportello bancario

Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche che l’importo medio nel primo trimestre dell’anno è in crescita del +2,0% e si attesta a 114.323 Euro. Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 40.972 Euro (-1,5% rispetto al corrispondente periodo 2021).

Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.952 Euro, segnando un leggero incremento (+0,4%) rispetto alla corrispondente rilevazione. Nello specifico, oltre il 30% delle richieste presenta un importo superiore ai 50.000 Euro.

Il PNRR come volano di rilancio degli investimenti
Indubbiamente la propensione agli investimenti è destinata a subire un’accelerazione grazie alla progressiva implementazione del PNRR all’insegna della rivoluzione digitale e della spinta all’innovazione, oltre che della trasformazione green e della transizione energetica.

Per avere una visione più chiara delle PMI che in Italia potranno essere oggetto di attività in ottica PNRR, CRIF ha analizzato circa 5,2 milioni di imprese attive, presenti nel proprio ecosistema di dati, e ha sviluppando una suite di indicatori “PNRR-Index” di nuova generazione in grado di valutare l’eleggibilità delle imprese per i singoli investimenti.

Transizione 4.0

Su oltre 4,8 milioni di imprese complessivamente eleggibili, sono 81.187 quelle che presentano caratteristiche fortemente in linea con i dettami PNRR a fronte di circa 444.000 che, al contrario, non presentano i requisiti minimi di eleggibilità.

Relativamente alla Transizione 4.0, le principali componenti considerate dal PNRR-Index comprendono il livello di innovazione (misurato ad esempio sulla registrazione di brevetti recenti), la digital attitude dell’impresa, il livello di internazionalizzazione e l’identificazione automatica (mediante strumenti evoluti di text mining e web scraping) delle imprese con caratteristiche comuni a quelle vincitrici del bando “Industria 4.0”.

Il fatto che il 95,8% delle nostre imprese risulti complessivamente eleggibile per la Transizione 4.0 non sorprende in quanto si tratta di una delle aree di investimento a cui sono destinate maggiori risorse e per i quali i criteri di eleggibilità sono necessariamente più inclusivi.

Considerando solamente le imprese pienamente in linea per l’eleggibilità dell’investimento PNRR, il 71,1% di esse è attiva in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.

Il 57,7% di queste opera nelle attività manifatturiere e nel 90,5% dei casi ha dimensioni medio-piccole.

Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione

L’investimento riguardante le Politiche Industriali di Filiera e Internazionalizzazione merita un approfondimento specifico in quanto il numero di imprese pienamente eleggibili è complessivamente inferiore alle 7.500 unità a fronte della stragrande maggioranza che non risulta avere i requisiti minimi.

Questo investimento merita un approfondimento di carattere geografico in quanto presenta un focus (non esclusivo) sulle Imprese del Mezzogiorno: applicando il PNRR-Index risulta che l’8,6% delle imprese in linea con le caratteristiche richieste dall’investimento opera in Puglia, Campania e Lazio.

Inoltre, il 77,7% delle stesse appartiene al settore manifatturiero e, da un punto di vista dimensionale, in 6 casi su 10 ha meno di 57 dipendenti.

Economia spaziale

Complessivamente, in Italia sono presenti 1.158 imprese fortemente allineate con l’investimento dedicato alle Tecnologie Satellitari e all’Economia Spaziale.

Il 68% di esse si colloca tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, nell’82,9% dei casi appartiene al settore manifatturiero e nell’85,1% dei casi occupa meno di 156 dipendenti.

Reti Ultra Veloci

In Italia sono presenti 6.405 imprese particolarmente allineate con l’investimento dedicato alle Reti Ultra Veloci. Il 40,9% di queste risulta attiva in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte mentre il 13,1% opera nel Lazio.

Il 48,8% delle stesse appartiene al comparto manifatturiero contro il 34,6% che risulta attivo nelle costruzioni. Il 72,9% di queste, infine, occupa meno di 17 dipendenti.