Imprese sotto i 20 dipendenti sono il 90% ma ricevono solo il 13% dei prestiti

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(Sesto Potere) – Roma – 13 gennaio 2020 – In novembre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti complessivamente dello 0,1 per cento sui 12 mesi (0,3 nel mese precedente). Nel dettaglio? I tassi di crescita dei prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,3 per cento (2,4 nel mese precedente), mentre quelli alle società non finanziarie sono invece diminuiti dell’1,9 per cento (-1,4 nel mese precedente).

Questo emerge , in estrema sintesi, nelle ultime rilevazioni sul credito rese note da Banca d’Italia nella pubblicazione “Banche e moneta: serie nazionali” pubblicata il 10 gennaio 2020 .

Questi dati sono commentati da Nico Gronchi, Vicepresidente di Confesercenti Nazionale , che in una nota afferma: “Per le imprese il credit crunch non è mai finito. E anche oggi i dati di Banca d’Italia sui finanziamenti confermano la situazione di crisi che abbiamo più volte denunciato, rilevando a novembre del 2019 il peggior calo dei prestiti erogati alle imprese dal 2015 ad oggi”.

“Come già abbiamo avuto modo di sottolineare – aggiunge Nico Gronchi – , negli ultimi anni sul sistema del credito del nostro paese si è abbattuta la ‘tempesta perfetta’. Un combinato disposto di due elementi: la crisi dell’economia reale, che ha creato difficoltà oggettive per il sistema bancario e finanziario, e l’aumento esponenziale di restrizioni, regole e direttive europee e di vigilanza, che hanno bloccato la filiera del credito”.

“Uno stop che si è scaricato soprattutto sulle piccole imprese: quelle con meno di 20 dipendenti, pur costituendo oltre il 90% del tessuto imprenditoriale italiano, accedono solo al 13 circa del totale dei prestiti. mentre l’impresa diffusa, quella fatta da persone che ogni giorno si confrontano con un mare di difficoltà, ha bisogno di avere a disposizione risorse in tempi certi, a costi accessibili e funzionali agli investimenti e ai bisogni dell’azienda. E se il credito alle imprese non riparte, a pagare sarà anche la crescita”.

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