Imprese giovanili, calo del 3,7% a Forlì, Cesena e Rimini

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(Sesto Potere) – Forlì – 16 febbraio 2021 – A fine 2020 nel territorio Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) si registra un decremento annuo delle imprese giovanili attive del 3,7%, superiore a quello regionale e nazionale. La pandemia contribuisce senz’altro alla flessione, ma non ne è la causa principale, dal momento che le imprese giovanili risultano in costante diminuzione ormai da un decennio. Il calo annuo caratterizza i principali settori economici: Commercio, Costruzioni, Alloggio e ristorazione, Manifatturiero, Servizi alle persone e alle imprese. Crescita solo nei settori Agricoltura e Attività professionali, scientifiche e tecniche. In diminuzione anche le società di capitale gestite dai giovani, seppur in modo più contenuto rispetto alle altre forme giuridiche.

Le Imprese Giovanili: Romagna – Forlì-Cesena e Rimini

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Al 31 dicembre 2020 nell’aggregato Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) si contano 4.732 imprese giovanili attive, che costituiscono il 6,7% del totale delle imprese attive (7,2% in Emilia-Romagna e 9,2% in Italia).

Nel confronto con il 31 dicembre 2019 si riscontra un calo delle imprese giovanili del 3,7%, superiore alla variazione negativa sia regionale (-2,9%) sia nazionale (-2,6%).

principali settori economici risultano, nell’ordine: Commercio (28,8% delle imprese giovanili), Costruzioni (16,0%), Alloggio e ristorazione (13,8%), Agricoltura (7,1%), Altre attività di servizi (prevalentemente servizi alle persone) (6,8%), Industria Manifatturiera (5,7%), Attività professionali, scientifiche e tecniche (4,1%) e Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (4,0%).
In termini di variazione annua si registra una diminuzione delle imprese giovanili nella maggior parte di tali settori: -2,2% nel Commercio, -8,7% nelle Costruzioni, -7,9% nell’Alloggio e ristorazione, -6,1% nelle Altre attività di servizi, -4,3% nel Manifatturiero e -2,6% nel settore Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese; in crescita, invece, l’Agricoltura, del 2,1%, e le Attività professionali, scientifiche e tecniche, dell’8,3%.

Le imprese giovanili con la maggior incidenza percentuale sul totale delle imprese attive appartengono ai seguenti settori: Attività finanziarie e assicurative (10,8%), Altre attività di servizi (9,8%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (9,0%), Alloggio e ristorazione (8,9%), Informazione e comunicazione (8,4%), Commercio (8,2%) e Attività professionali, scientifiche e tecniche (7,7%).

Zambianchi

Riguardo alla natura giuridica la maggior parte delle imprese giovanili sono imprese individuali (74,7% del totale), alle quali seguono, distanziate, le società di capitale (15,6%) e le società di persone (8,9%). Nel confronto con l’anno precedente calano tutte e tre le tipologie, con una diminuzione più contenuta per le società di capitale (-2,8%).

Il commento

“Come più volte riscontrato, nell’ultimo decennio, il calo delle nascite e la disoccupazione hanno ridotto di due punti percentuali il contributo dei “giovani” al Pil italiano. Tutto ciò rappresenta un grave problema perché l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e, in particolare, nel nostro tessuto imprenditoriale costituisce una risorsa cruciale e imprescindibile. Concordo con ciò che ha detto il Presidente di Unioncamere italiana, Carlo Sangalli, ‘nessun paese che non ha puntato sui giovani ha avuto un futuro’ – commenta Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna –. L’impegno della Camera della Romagna è, quindi, quello di contribuire a realizzare un ecosistema territoriale innovativo, nel quale il ruolo dei giovani sia importante e nel quale lo sviluppo di competenze distintive e specializzazioni sia valorizzato da flessibilità, capacità e creatività. Agiremo perché si attivi un’energia capace di infondere speranza verso il futuro e dare un nuovi impulsi al mondo produttivo, con un piano efficace di misure di livello territoriale (orientamento, formazione, sviluppo delle competenze e della cultura imprenditoriale, incentivi, incubatori/acceleratori d’impresa…). Anche il Next Generation EU rappresenta un’opportunità storica, soprattutto nella misura in cui saremo in grado di attirare investimenti e opportunità anche sui nostri territori, non solo per la “prossima generazione”, ma anche per le generazioni che, nel nostro Paese in particolare, sono pronte e in attesa da tempo di vere opportunità. Opportunità che troppo spesso sono ricercate all’estero, creando un vulnus di tipo demografico, sociale ed economico”.