(Sesto Potere) – Forlì – 19 gennaio 2023 – A seguire pubblichiamo la posizione della Direzione territoriale del PD forlivese, in merito alle criticità del sistema sanitario nazionale e al riordino della medicina territoriale d’urgenza dell’AUSL Romagna:

In un momento di gravissima difficoltà per il Servizio Sanitario Nazionale, la Direzione territoriale del PD forlivese ribadisce con forza la centralità del diritto alla salute e della sanità pubblica. La salute è un diritto e noi vogliamo una sanità pubblica capace di garantire a tutte le cittadine e a tutti i cittadini l’accesso alle prestazioni sanitarie, con la garanzia di standard di qualità omogenei nei diversi territori.

Per garantire una copertura sanitaria universale occorre finanziare il Servizio Sanitario Nazionale, con finanziamenti di carattere nazionale e quindi in capo al Governo nazionale. L’emergenza pandemica ha imposto al sistema sanitario regionale e territoriale un impegno sovrumano, che ha comportato un aumento esponenziale dei costi di gestione, a cui si sono sommati gli aumenti non prevedibili connessi al caro energia e alla guerra in Ucraina. Emergenza nazionale nell’emergenza, è la carenza trasversale cronica di personale sanitario, la cui soluzione richiede interventi straordinari in favore delle assunzioni, della formazione universitaria, del ricambio generazionale dei medici, a partire da quelli di medicina generale (il c.d. medico di famiglia).

Dinnanzi a questo contesto, rileviamo purtroppo che il Governo Draghi prima e, oggi, il Governo Meloni non sono intervenuti a coprire i costi sostenuti negli anni della pandemia e anzi, con l’ultima finanziaria, le risorse destinate alla sanità sono state tagliate, così come sono mancati gli interventi per consentire il superamento dei vincoli di bilancio sui limiti di spesa che impongono il blocco delle assunzioni di medici e infermieri. Riteniamo che la scelta del Governo Meloni sia profondamente sbagliata, poiché scarica sulle regioni, sui territori e dunque sui cittadini, i costi di riorganizzazione e salvaguardia dei servizi esistenti.

In Emilia-Romagna, seppur con tutte le difficoltà, riscontriamo una delle migliori sanità pubbliche del Paese, coadiuvata da un ottimo privato che rappresenta un valido alleato. Ciò non di meno, il mancato finanziamento delle spese sostenute per il contrasto al covid-19 ha costretto le Regioni a lanciare un allarme bipartisan al Governo Meloni. La sostenibilità economico finanziaria dei bilanci sanitari è fortemente compromessa dall’insufficiente livello di finanziamento nazionale e i 2,2 miliardi che il Governo Meloni ha stanziato non sono sufficienti a fronteggiare le troppe emergenze post pandemia, a cominciare dallo smaltimento delle liste d’attesa, dall’assunzione di medici e infermieri negli ospedali, nelle case di comunità e per l’assistenza territoriale.

A livello territoriale, la carenza di medici e infermieri nella medicina d’urgenza, insieme ai tagli a cui vengono costrette le AUSL, impongono al personale sanitario turni massacranti e mettono a rischio l’universalità e omogeneità dei servizi erogati ai cittadini.

I comuni delle aree interne del territorio forlivese, ad esempio, soffrono particolarmente dell’attuale debolezza del sistema di pronto soccorso e medicina d’urgenza, aggravata dalla pesante assenza dei medici di base in interi paesi, quali Tredozio, Portico e San Benedetto, Premilcuore, Galeata, ma anche in numerosi quartieri delle città maggiori.

Per questi motivi, nell’interesse di cittadine e cittadini, riteniamo che le recenti scelte di riorganizzazione territoriale compiute dall’AUSL debbano essere riviste, con un metodo condiviso, di confronto preventivo e continuo con le Istituzioni locali e le parti sociali.

A tal proposito accogliamo con favore che l’Ufficio di presidenza della Consulta territoriale sociale e sanitaria (CTSS), nell’incontro di venerdì 20 gennaio, discuterà del progetto AUSL di riorganizzazione dell’emergenza territoriale e del sistema di pronto soccorso pre-ospedaliero che ha purtroppo soppresso l’auto medicalizzata di Meldola (“Mike 42”), al servizio dell’intero territorio forlivese.

Temiamo infatti che la riduzione significativa di servizi come l’auto medicalizzata, in aree con specifiche caratteristiche orografiche e geografiche, possa generare ulteriori diseguaglianze nell’accesso al servizio sanitario e nella tutela della salute dei cittadini delle zone più in difficoltà. Il che sarebbe in palese contraddizione con gli sforzi – dal Parlamento europeo alle assemblee regionali – per sostenere giustamente le aree interne e montane, con risorse e strumenti utili affinché la popolazione residente abbia le condizioni minime necessarie per permanervi o trasferirvisi.

Di fronte ad un tema fondamentale come la salute, condividiamo la legittima preoccupazione dei cittadini e degli amministratori locali e chiediamo a tutte le parti interessate uno sforzo per giungere a soluzioni sostenibili e condivise, nell’interesse generale delle nostre comunità, che auspichiamo non siano oggetto di speculazioni propagandistiche.

Chiediamo pertanto con urgenza al Governo Meloni di aumentare le risorse destinate alla sanità, che per noi deve essere universale, forte, territoriale e a guida pubblica.

Siamo vicini oggi, come lo eravamo ieri in tempo di covid, alle istituzioni locali e a tutti i lavoratori (medici, infermieri, ecc.) che operano nella sanità e li ringraziamo per lo straordinario lavoro che fanno ogni giorno con passione ed impegno”.