(Sesto Potere) – Roma – 29 dicembre 2021 – Il 37,0% del valore aggiunto nazionale è prodotto da unità locali di imprese del Nord-ovest e il 25,5% da quelle del Nord-est; seguono il Centro con il 20,8% e il Mezzogiorno con il 16,8%. A dirlo è l’Istat.

Le unità locali di gruppi multinazionali italiani ed esteri (2,1% del totale nazionale) contribuiscono per il 36,1% al valore aggiunto e per il 41,9% al fatturato dell’intera economia. Il contributo maggiore proviene da unità locali di Lazio (55,8% del fatturato regionale), Lombardia (48,9%) e Piemonte (45,9%).
Ai primi posti per produttività del lavoro si confermano le unità locali di Milano e Bolzano/Bozen.

Rispetto al 2018 nelle prime 20 posizioni entrano le unità locali di Lodi e Frosinone ed escono quelle di Padova.

In termini di incidenza dei macrosettori, il Nord-ovest perde peso sia nell’industria (-0,7 punti percentuali rispetto al peso del 2018) sia nei servizi (-0,9), in favore del Centro (+0,4 in entrambi i macrosettori) e del Mezzogiorno (+0,4 e +0,5). Stabile il peso del Nord-est.

Il 31,9% del valore aggiunto nel 2019 è prodotto da unità locali di dimensioni micro (0-9 addetti), che in termini di numero di unità rappresentano oltre il 90% del totale nazionale. Il 27,1% del valore aggiunto è prodotto da unità locali di piccole dimensioni (10-49 addetti), il 24,2% da realtà di medie dimensioni (50-249 addetti) e il 16,8% dalle grandi (250 addetti e oltre).

Rispetto al 2018, il peso economico delle unità locali micro registra a livello regionale un calo diffuso (-0,8 punti percentuali a livello nazionale). Fanno eccezione il Piemonte, la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e la Basilicata. Tuttavia le micro unità locali continuano a generare la porzione più elevata di valore aggiunto in quasi tutte le regioni. In Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Lombardia il peso sia delle micro che delle piccole unità locali è pressoché identico (circa il 30% in entrambi gli aggregati), mentre prevalgono in modo marcato nel Mezzogiorno.

Il 41,5% del valore aggiunto nel 2019 è concentrato nell’1% dei comuni. Tale quota include 80 comuni che rappresentano il 26,9% della popolazione nazionale: si tratta prevalentemente di zone densamente popolate (64 comuni) e zone a densità intermedia di popolazione (16 comuni mediamente popolati).

Nel complesso questi comuni fanno parte sia di sistemi locali urbani o turistici (49) sia di sistemi manifatturieri (31). Includono 57 comuni capoluogo di provincia, 16 dei quali sono anche capoluoghi di regione. Rispetto al 2018 ci sono tre nuove entrate: Pozzuoli (al 62esimo posto), Frosinone (77esimo) e Modugno (78esimo) che prendono il posto di Cernusco sul Naviglio (sceso all’88esima posizione), in provincia di Milano, Carpi (all’86esima) e Fiorano Modenese (alla 91esima).

La graduatoria 2019 dei primi 20 comuni capoluogo di provincia, per valore aggiunto prodotto dalle unità locali, resta sostanzialmente stabile rispetto al 2018 e continuano a prevalere i comuni capoluogo di regione (11 su 20).
Milano e Roma si confermano largamente in testa alla classifica. Seguono Torino e Genova. Poi Napoli in quinta posizione per ricchezza prodotta dalle unità locali, seguita da Bologna (con 8,5 miliardi di valore aggiunto).

Tra i sistemi locali con la più elevata produttività apparente del lavoro emerge con 77mila euro per addetto, Sannazzaro de’ Burgondi, sistema locale in cui rientrano 24 comuni tutti in provincia di Pavia specializzati nell’area del petrolchimico e dell’industria farmaceutica. Al secondo posto, con 75mila euro per addetto, il sistema locale di Sassuolo, specializzato nella fabbricazione di materiali da costruzione, a cui appartengono sette comuni della provincia di Modena, tra cui Sassuolo appunto, e tre comuni in provincia di Reggio nell’Emilia (Baiso, Casalgrande e Castellarano).

Si confermano le notevoli differenze strutturali e di performance delle imprese di gruppi multinazionali
rispetto alle imprese indipendenti oppure appartenenti ai gruppi domestici.
Considerando i macrosettori, che apportano un elevato contributo al settore industriale regionale la classifica vede in termini di valore aggiunto: Liguria, Piemonte, Lazio, Lombardia, Abruzzo, Toscana ed Emilia Romagna (15,5%).

Il contributo dei gruppi multinazionali italiani alle economie regionali è rilevante. Emerge il risultato della Basilicata, dove le unità locali di gruppi multinazionali italiani realizzano il 37,7% del fatturato e il 21,8% del valore aggiunto regionale. Seguono il Lazio (con quote pari rispettivamente a 32,8% e 23,4%) e l’Emilia Romagna (27,7% e 26,0%).