Giù gli acquisti degli italiani, si comprano meno vestiti, libri, auto, arredamento ed elettrodomestici

(Sesto Potere) – Roma – 14 settembre 2019 – La spesa delle famiglie continua a frenare: nel 2019 la variazione dei consumi si fermerà a +0,3%, il valore più basso raggiunto negli ultimi cinque anni. Un valore che, oltretutto, è tenuto su da servizi e spese obbligate: nei primi sei mesi dell’anno, rispetto a dicembre 2018, sono infatti spariti 908 milioni di acquisti delle famiglie in beni. È quanto emerge dalle previsioni su consumi e spesa delle famiglie elaborate da Cer Ricerche per Confesercenti, che rivedono al ribasso, dal +0,4 al +0,3%, le stime rilasciate in primavera.

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Il calo dei beni. A crollare è soprattutto la spesa in beni semidurevoli (vestiti, calzature, libri e la gran parte dei prodotti commerciali), che nei primi sei mesi del 2019 si contrae di -503 milioni di euro rispetto a dicembre 2018. Giù di -341 milioni anche gli acquisti di beni durevoli come automobili, arredamento, elettrodomestici, mentre la flessione per i consumi non durevoli, come alimentari e prodotti per la pulizia della casa o la cura della persona è di -54 milioni di euro. Cresce invece di un miliardo di euro quella per servizi, voce che però include anche diverse spese fisse, dalle bollette ai servizi sanitari.

L’effetto sul Pil.  I consumi si confermano dunque la componente più debole della domanda interna italiana: nello stesso periodo gli investimenti sono aumentati dell’1,9% e le esportazioni dell’1%. Lo stop dei consumi deve essere considerato la vera emergenza dell’economia italiana, e che si traduce in una perdita netta di Pil: recuperare le dinamiche del 2016-17, consentirebbe di recuperare lo 0,5% di crescita dell’economia italiana.

Prospettive deboli.  Il 2020 dovrebbe vedere un miglioramento, ma lieve: si stima una variazione finale dei consumi del +0,5%, sostenuta sempre principalmente dai servizi. In questo contesto, è assolutamente da scongiurare l’aumento dell’IVA: come più volte segnalato da Confesercenti, l’intervento avrebbe un costo insostenibile per le famiglie, il cui potere d’acquisto subirebbe una decurtazione di 18 miliardi nell’arco di un biennio.

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I commenti. “Lo stop dei consumi ha un forte impatto sul commercio: già chiudono 14 negozi al giorno, ed il bilancio potrebbe peggiorare ancora”, commenta la Presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. “Un problema per le Pmi ma anche per la crescita: i consumi valgono il 60% del Pil, se non ne ripristiniamo uno stabile sentiero di crescita non usciremo dalla stagnazione. La spesa delle famiglie deve tornare al centro della politica economica”.
“Gli spazi ci sono – continua De Luise –: la minore spesa per interessi vale un tesoretto di 6,5 miliardi di risparmi già dal prossimo anno. Bisogna usare queste risorse per scongiurare gli aumenti IVA: è il primo passo necessario per tamponare la frenata della spesa degli italiani. Diciamo no anche ai ritocchi selettivi delle aliquote: abbiamo bisogno di un taglio delle tasse, non del loro ennesimo aumento mascherato. Sì, invece, alla riduzione del cuneo a vantaggio dei lavoratori. Ma senza scambi con l’Iva: la riduzione delle tasse sui redditi si deve accompagnare al congelamento degli aumenti, non essere da questi finanziata”.

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