Forlì, Zelli fiducioso sul destino del “pero del vescovo”

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(Sesto Potere) – Forlì – 7 aprile 2021 – Il “pero del vescovo”, nato spontaneamente in mezzo al cemento di piazza Guido da Montefeltro, è fiorito di nuovo (vedi le due foto di Giulio Sagradini). Lo scorso anno, nel momento in cui iniziarono i lavori di smantellamento della parte scoperta del parcheggio progettato da Maurizio Sacripanti (Roma 1916 – 1996),

Gabriele Zelli

proposi di salvare la pianta perché aveva dato una quantità straordinaria di frutti e aveva dimostrato tanta pervicacia nel crescere e prosperare in una situazione “ostile”. Inoltre, dovendosi realizzare un giardino il pero in questione poteva essere già il primo elemento arboreo dell’area verde”:

a ricordarlo è Gabriele Zelli, “operatore culturale”, ricercatore storico-artistico punto di riferimento a Forlì e divulgatore delle tradizioni cittadine.

“In questi giorni sono state molte le persone che vedendo la pianta fiorire mi hanno chiesto informazioni sul suo destino ed ho risposto a tutti che sono fiducioso perché ho avuto modo di sentire parole incoraggianti in tal senso sia dal sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, sia da chi segue il cantiere”: aggiunge Zelli riferito alla progetto di ristrutturazione e riqualificazione della piazza che ha come quinta i Musei del San Domenico.

“Alcuni cittadini hanno voluto sapere poi perché viene chiamato “pero del vescovo”. Ho risposto loro che il tutto nasce dalla fantasia popolare in quanto il pero si trova vicino a Palazzo Marchesi, dal 1790 sede della locale Diocesi, ed è adiacente all’area dov’è collocata una statua di Padre Pio, per cui si è iniziato a indicarlo e chiamarlo così. E anche perché nella simbologia cristiana il pero appare spesso in connessione con l’amore di Cristo per l’umanità. Ed è inoltre storicamente indicato come simbolo di giustizia, longevità, purezza, saggezza e buona amministrazione. Tutte cose di cui avevamo bisogno lo scorso anno quando le pere erano mature e di cui abbiamo ancora un bisogno inesauribile ora che i fiori sono appena sbocciati.
Quindi lunga vita al “pero del vescovo”: conclude Gabriele Zelli.