Forlì, spostamento cavallo di Troia. Turroni a Melandri: perché collocarlo in quel luogo?

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sauro turroni

(Sesto Potere) – Forlì – 27 marzo 2021 – “Senza dubbio l’attivismo dell’assessore Melandri è rimarchevole. Mi ha ricordato una divertente canzoncina degli anni 60 cantata da Gino Bramieri : “Lui andava a cavallo” che in una delle strofe finali dice: “Col suo cavallo in Piazza Forlimpopoli un bianco monumento diventò”. L’assessore forse vorrebbe che tutti gli dicessero “che bello che bello, continua a cavalcar” ma ironia a parte in democrazia non è così.  Abbandoni per un attimo la frenesia del fare, che a volte non gli consente di neppure di apprezzare il significato di  talune critiche, ruvide fin che vi pare, di cui dovrebbe fare tesoro per migliorare la propria azione. Vorrei ricordargli che ci sono luoghi in una città carichi di storia, che rappresentano una parte di rilievo della vita della nostra comunità. E non è necessario che essi siano rappresentati da monumenti o da altri elementi fisici”:

il cavallo al san domenico

a dirlo in una nota è Sauro Turroni, (nella foto in alto), ex senatore del Sole che ride e attuale consigliere federale nazionale dei Verdi, che entra nel dibattito del trasferimento del cavallo di Troia (uno dei simboli della mostra dedicata ad Ulisse, ndr) dal piazzale del San Domenico al piazzale del Lavoro.

“A volte, come nel caso del piazzale ex Mangelli, ora Piazzale del Lavoro, essi sono solo uno spazio nel quale si sono svolte vicende che hanno segnato un’epoca della nostra storia.   Non a caso, cancellata la Mangelli da un intervento edilizio degno dei quartieri periferici dell’ex Unione Sovietica, cancellate da un improvvido recupero le caratteristiche di porta della fabbrica rappresentata dall’androne attraverso il quale vagoni ferroviari   trasportavano i materiali della produzione, resta solo la memoria di ciò che quel grande spazio ha rappresentato per generazioni di forlivesi. Quindi ha fatto bene Italia Nostra a ricordarci le vicende che hanno indotto anni fa una delle Amministrazioni precedenti a intitolare il piazzale al lavoro, a ciò su cui si fonda la nostra Repubblica. Ho avuto l’opportunità di essere testimone di scioperi, assemblee, funerali con la banda, manifestazioni, di vedere i vagoni ferroviari trascinati da una locomotiva, di avere conosciuto direttamente molte delle storie legate a quel luogo, a cominciare da quella di un coraggioso sindaco, Angelo Satanassi,  che indossata la fascia tricolore requisì la fabbrica per difendere i lavoratori. Così come ricordo, prima ancora di averlo letto sui libri, quanto i miei familiari e i loro amici mi hanno raccontato a proposito del sacrificio dei lavoratori forlivesi per la ricostruzione della fabbrica pesantemente colpita dai bombardamenti durante la guerra. Non c’è ragione di cancellare tutto questo patrimonio che anzi un assessore alla cultura dovrebbe preservare indirizzando in tal senso la propria azione”: aggiunge l’ex senatore Verde Sauro Turroni.

melandri e il cavallo nell’attuale destinazione

“Mi consenta, Melandri, di ricordargli, che quella non è la “piazza di Forlimpopoli” della canzone di Bramieri. Ma che c’entra quel cavallo in quel luogo, al di là di ogni valutazione sulle sue qualità formali, che mi permetto di definire assai discutibili, perché  dobbiamo usare ogni occasione a solo scopi pubblicitari?  Sarebbe stato comprensibile ed apprezzabile, ad esempio, mettere sul posto una delle locomotive che collegavano un tempo la città industriale alla ferrovia o qualche altra opera che avesse un significato per quel luogo. Se proprio si voleva collocare questo oggetto simbolico (di cosa poi, di una mostra? di una guerra? di una astuzia? certo non della nostra città) in un qualche luogo che fosse stato distrutto dal pari di Troia, lo si sarebbe più utilmente collocare all’interno dell’area dei Portici, dove avrebbe potuto essere maggiormente apprezzato rispetto ad una frettolosa e distratta occhiata per chi passa in auto. Il nostro assessore faccia dunque intelligentemente tesoro delle critiche e non dia lui stesso fuoco alle polveri : mi permetto di ricordargli che oggi amministra la città per tutti i 120 mila cittadini, non solo per quelli che lo applaudono quando passa a cavallo. E talvolta scenda e ascolti quelli che gli dicono di stare attento al tram”: conclude Sauro Turroni.

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