Forlì, per Caterina Sforza progetto culturale di promozione turistica e un Festival

0
208

(Sesto Potere) – Forlì – 13 aprile 2021 – “Grande interesse si è sviluppato, in Romagna e non solo, in questi ultimi anni intorno al personaggio di Caterina Sforza. Lo testimoniano i numerosi articoli, studi e convegni incentrati sulla sua figura. Quello che mancava era un appuntamento di più ampio respiro che proiettasse Caterina nell’attualità. Per questo il Comune di Forlì, con il proprio Assessorato alla Cultura, durante l’anno 2020 ha intrapreso un percorso di riflessione ad ampio raggio relativo a questioni  del mondo contemporaneo partendo dallo studio di figure storiche del territorio forlivese e considerate vere e proprie icone, come il personaggio di Caterina Sforza, per sviluppare una vera e propria kermesse che ha dato vita alla cosiddetta “edizione zero” del “Festival  Caterina di Forlì – Accento della Libertà”, tenutosi nel settembre 2020 all’Arena San Domenico (vedi foto in alto, ndr).

La Dama dei Gelsomini (1481-1483) di Lorenzo di Credi

Il successo di pubblico e di critica della Rassegna, a cui hanno aderito, tra gli altri, personalità qualificate  ci ha reso consapevoli che la chiave interpretativa proposta nell’approccio al tema Caterina sia risultata stimolante ed efficace. Per questo motivo il percorso intrapreso proseguirà anche nel 2021 con un vero e proprio Festival dedicato a Caterina che si inaugurerà il 3 giugno all’Arena San Domenico”: a scriverlo in una nota è Marco Viroli, scrittore e divulgatore culturale.

“Attorno a Caterina Sforza muove anche il progetto europeo “Smart Heritage”, a cui il Comune di Forlì ha aderito nel 2019, con il quale si intende sviluppare una nuova rotta per favorire un afflusso turistico costante e continuo, promuovendo patrimoni storico-culturali del territorio da valorizzare, con l’obiettivo di migliorare la capacità di gestione degli stessi anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Il filo conduttore a legare i partner internazionali del progetto (Evia in Grecia, Tirana in Albania, Mostra in Bosnia Erzegovina e la nostra Gerace) sono i volti e i personaggi storico-culturali che hanno lasciato il segno nei rispettivi territori e la nostra città ha scelto Caterina Sforza,  figura attorno alla quale verrà creato un prodotto turistico culturale che contribuirà alla valorizzazione  della città mercuriale”: aggiunge Marco Viroli.

Caterina Sforza nell’affresco (1556-1559) di Giorgio Vasari, Palazzo della Signoria, Sala Giovanni de’ Medici

“Caterina lasciò la vita terrena a Firenze, la sera del 28 maggio 1509, all’età di quarantasei anni, con i suoi otto figli al capezzale. Giovanni, il più piccolo di questi, aveva appena undici anni e un breve ma glorioso futuro davanti a sé: passerà infatti alla storia col nome di Giovanni dalle Bande Nere e sarà padre di Cosimo, primo Granduca di Toscana. Come affermarono scrittori e cronisti a lei contemporanei, la Sforza aveva superato per fama e fascino ogni altra donna del suo tempo. Eppure, nonostante la grande fama, a parte i profili riportati su alcune monete bronzee conservate nei musei di Londra e Firenze, e un’immagine coeva, disegnata dal religioso e letterato Giacomo Filippo Foresti da Bergamo, non restano altre testimonianze iconografiche certe di come apparisse realmente in vita il volto della signora di Forlì e Imola. Per lungo tempo Caterina è stata identificata con il ritratto “La Dama dei gelsomini” di Lorenzo di Credi, artista che, insieme a Leonardo e Botticelli, fu tra gli allievi di Andrea Verrocchio. Tuttavia, esaminando il dipinto del pittore fiorentino, gli storici dell’arte hanno stabilito che la ragazza raffigurata nel quadro non può essere la Sforza. Innanzitutto il paesaggio raffigurato sullo sfondo non ha nulla a che vedere con le caratteristiche tipiche del nostro territorio. Per quello che riguarda invece la giovane rappresentata nel dipinto, le cronache ci riportano i tratti salienti della “Leonessa di Romagna” che sono completamente differenti da quelli della “Dama dei gelsomini”.

“Caterina era una donna di alta statura, dal seno prorompente, aveva occhi grandi, un naso importante e leggermente adunco, tipico dei romagnoli e per questo anche degli Sforza, le cui origini provenivano dal bisnonno Muzio Attendolo, partito da Cotignola in cerca di fortuna sui campi di battaglia. Caterina aveva capelli ondulati che pare tenesse raccolti dietro il capo, inoltre non sappiamo se fosse bionda e pallida di carnagione ma se aspirasse piuttosto a esserlo, facendo ricorso a creme e “rimedi” che lei stessa sperimentava e che ci ha tramandato in un prezioso volume dal titolo “Experimenti de la ex.ma s.ra Caterina da Furlj”. Tra i ritratti della signora di Forlì, forse il più noto è quello di Firenze realizzato da Giorgio Vasari, nella sala di Giovanni dalle Bande Nere di Palazzo Vecchio o della Signoria, quando Caterina era oramai morta da alcuni decenni. Osservando attentamente l’affresco ci si rende conto di come, vista la grande somiglianza, il pittore e scrittore di origine aretina si sia probabilmente ispirato nella sua rappresentazione o dalle monete o dallo schizzo del monaco Foresti di Bergamo, che si trovava a Forlì negli stessi anni in cui Caterina era signora della città”: continua Marco Viroli.

Marco Viroli

“Caterina era donna di carattere autoritario, terribile, vendicativo, spietata con nemici e traditori, rapida nel ragionamento, sincera nella parola, madre premurosa e affettuosa, governante saggia e giusta, istruita ma non accademica, sempre desiderosa di apprendere e curiosa di scoprire i segreti della natura, dell’essere umano e del mondo. Era considerata bella perché rispecchiava i canoni estetici di quell’epoca, tuttavia fu con il carisma, l’astuzia, la cultura, la lungimiranza, la determinazione, la passione per le arti, compresa l’arte della guerra, in definitiva, fu con la sua “umanità” che emerse e realizzò in parte il progetto di un’unica Signoria in Romagna. Con le proprie azioni si collocò al di là del bene e del male, anticipò i tempi e, ancor oggi, correrebbe il rischio di non essere compresa fino in fondo nella sua modernità. La “Leonessa di Romagna” permane tuttora radicata nella memoria popolare e resta ancor oggi per tutta la Romagna, e in particolare per Forlì, patrimonio comune e condiviso. Giusto perciò concentrare su di lei un progetto culturale che possa attirare turisti dall’Italia e dall’estero e che possa inserirsi in un percorso a più ampio respiro che abbia per tema il Rinascimento in Romagna”: conclude Marco Viroli.