(Sesto Potere) – Forlì – 27 aprile 2021 – Nella seduta del consiglio comunale di ieri, respingendo la Giunta del sindaco Zattini ogni richiesta di rinvio o di stralcio, è stato approvato il nuovo Piano delle attività estrattive.   

“Inutilmente cittadini, quartieri e associazioni, e tutti i gruppi consiliari di opposizione, hanno evidenziato le gravi criticità del Piano, a partire da un dimensionamento dei quantitativi di escavazione fuori misura, tenuto conto della crisi del settore dell’edilizia, della Legge regionale contro il consumo del suolo e della stessa tendenza delle tecniche edificatorie a prediligere sempre più spesso materiali da recupero o alternativi. In questo quadro di fondo di per sé sbagliato, è poi emersa con particolare gravità la previsione di autorizzare l’apertura di una nuova cava nell’area di Magliano lungo il Ronco-Bidente, che pure nelle sue riserve presentate al PAE anche la Provincia di Forlì-Cesena aveva chiesto di stralciare”: a scriverlo in una nota è Federico Morgagni, capogruppo di “Forlì e Co.”.

il sindaco Zattini

“Come è noto, in tale zona l’attività di scavo è stata interrotta dal 1999 e da allora si è assistito ad una forte rinaturalizzazione, tanto da farla classificare come SIC (Sito di Interesse Comunitario), cioè area protetta da norme definite da una specifica direttiva dell’UE proprio in ragione della presenza di un particolare habitat naturale.   All’interno dei SIC, che la Regione gestisce direttamente, alcune attività sono consentite ma sottoposte a vincoli, mentre altre sono vietate. In particolare, con un’apposita delibera nel 2013, la Regione ha dichiarato incompatibile la presenza nei SIC di aree estrattive, concedendo esclusivamente il proseguimento delle attività a quelle allora in essere fino ad esaurimento delle rispettive autorizzazioni. Ma non è questo il caso di Magliano; come precisato anche dalla riserva espressa dalla Provincia, nessun sito estrattivo è autorizzato nella zona SIC di Magliano da vent’anni. Perciò l’autorizzazione in oggetto si configurerebbe come apertura ex novo”: aggiunge Federico Morgagni.

“Vi è poi l’annosa questione della presenza nella medesima area di un impianto di lavorazione dei materiali inerti. Nonostante la Regione abbia esplicitamente chiesto al Comune di Forlì uno spostamento di tale insediamento entro un arco temporale di cinque anni, la Giunta forlivese, con questo PAE, ne ha previsto il funzionamento per almeno altri 9 anni. La cosa è grave perché la permanenza dell’impianto di lavorazione degli inerti impedisce il miglioramento della naturalità; non a caso già nel 2007 un autorevole studio aveva dichiarato l’urgenza di un suo trasferimento, in quanto elemento di forte disturbo sul piano naturalistico e paesaggistico, preclusivo del mantenimento delle reti ecologiche e della stessa sopravvivenza di alcune specie tutelate”: continua il capogruppo di “Forlì e Co.”.                                                                               

In conclusione: ieri la Giunta, con un incredibile atto di autoreferenzialità e cecità politica, ha assunto una decisione che va contro norme e piani sia della Provincia che della Regione, è in contrasto con la priorità di tutela e miglioramento ambientale, non porta alcun beneficio ai cittadini forlivesi, mette a rischio un importante sito naturalistico, ed espone per di più il Comune a contenziosi di legittimità in caso di ricorsi all’Unione europea. Il tutto senza nemmeno ascoltare le ragioni di quartieri, cittadini e associazioni, che anche ieri hanno protestato sotto il Municipio senza che nessun esponente dell’Amministrazione sentisse nemmeno il bisogno di incontrarli: conclude   Federico Morgagni che annuncia a nome del gruppo la volontà “di intraprendere ogni possibile ulteriore iniziativa” per evitare l’attuazione di una decisione che viene ritenuta “sbagliata e dannosa”