(Sesto Potere) – Forlì, 12 novembre 2021 – Annunciato oggi al San Giacomo il tema della prossima Grande Mostra promossa dalla Fondazione Carisp in collaborazione con il Comune di Forlì che avrà luogo dal 4 marzo al 26 giugno 2022 ai Musei San Domenico. L’esposizione sarà dedicata a: “Maria Maddalena. Il mistero e l’immagine”.

Brunelli

Più di 200 opere (dal 3° secolo a Guttuso) provenienti dai principali musei del mondo e quasi tutti i musei italiani, raccolte in 11 sezioni e 3 sottosezioni. Un percorso espositivo che ricomprende pittura, scultura, miniature, arazzi, argenti e opere grafiche e che si snoda attraverso i più grandi nomi di ogni epoca.

Per Gianfranco Brunelli, direttore delle Grandi Mostre, si tratta di una: “un grande mito femminile della nostra storia… figura misteriosa e travisata… simbolo femminile di riscatto, del riconoscimento pieno del ruolo della donna” e sarà “la prima volta che si organizza una mostra che analizza questa immagine dall’inizio ad oggi. Una figura che rappresenta e attraversa la storia dell’arte, della letteratura e del cinema. Una figura religiosa e laica rappresentata nelle diverse epoche: da Giotto a Tiziano, da Canova a De Chirico, da Hayez a Van Gogh”.

Sono intervenuti alla presentazione Gian Luca Zattini, sindaco del Comune di Forlì, e Maurizio Gardini, presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.

“Nel momento difficile che tutto il mondo vive a causa della pandemia del Covid-19 – e il nostro Paese col mondo – questa nuova iniziativa culturale vuole essere un simbolo di riscatto e di ripresa non solo del territorio, ma del mondo dell’arte e dello spirito di civiltà che essa rappresenta”: per la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che attraverso il suo presidente, Gardini, al debutto dopo aver preso il testimone da Roberto Pinza, ed emozionato per un appuntamento tanto atteso, ha manifestato la volontà di proseguire nel percorso intrapreso nel 2006 e, per voce dello stesso Brunelli, vicepresidente della Fondazione, ha confermato la volontà di: “continuare a investire sulle grandi mostre , alzandone ancora il livello, attraverso la mobilitazione delle competenze professionali e delle necessarie risorse”.

“Mostre che hanno reso famosa Forlì nel mondo e spazi della cultura vorremmo far vivere tutto l’anno, aprendoli al sociale”: ha chiosato il sindaco Zattini. Ricordando anche i premi, gli oscar del Global Fine Art Awards, assegnati alle precedenti mostre “L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio” e “Ulisse. L’arte e il mito”.

Gardini

A Maria Maddalena l’arte, la letteratura, il cinema hanno dedicato centinaia di opere e di eventi. L’arte
soprattutto, ponendola al centro della propria produzione e dando vita a capolavori che segnano, lungo la trama del tempo, la storia dell’arte stessa e i suoi sviluppi.

Chi era davvero la Maddalena? E perché si è generata e sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata identità? Attraverso alcune delle più preziose e affascinanti opere d’arte a lei dedicate, l’esposizione forlivese del 2022 – a cura di Cristina Acidini, Paola Refice, Fernando Mazzocca – intende indagare il mistero irrisolto di una donna di nome Maria che ancora inquieta e affascina.

Appuntamento dal 4 marzo al 26 giugno 2022, nelle sale del San Domenico che ospiteranno 200 opere tra le
più significative dal III sec. d.C. al Novecento, suddivise in 11 sezioni.
Una mostra ideata e realizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e i Musei San Domenico che si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci e della direzione generale di Gianfranco Brunelli.

Il progetto espositivo porta in Italia capolavori provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali.
Il percorso espositivo, curato nel suo allestimento dagli studi Wilmotte et Associés di Parigi e Lucchi & Biserni di Forlì, si articolerà all’interno della Chiesa di San Giacomo e delle grandi sale che costituirono la biblioteca del Convento di San Domenico e sarà accompagnato da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Anche in questa occasione continuerà la preziosa collaborazione con Mediafriends, l’Associazione Onlus di R.T.I. Spa, Mondadori Spa e Medusa Film Spa, nel segno della solidarietà. Una collaborazione consolidata che ha consentito, nel tempo, di finanziare molti progetti sul territorio nazionale, senza dimenticare realtà complesse in aree del terzo mondo, grazie alla vendita dei biglietti di ingresso alla mostra.

Ed anche Sky Arte sarà nuovamente partner della mostra dedicando alla figura della Maddalena il consueto speciale televisivo, una storica collaborazione che la Fondazione condivide con importanti partner privati.

“Potremmo definire la mostra del 2022 ai Musei San Domenico di Forlì il racconto dei racconti. Una figura emerge dal profondo della nostra storia. Quella di una donna misteriosa e travisata. Il suo nome è speciale in Israele. Myriam in ebraico, Maryam in aramaico, Maria in greco: il nome della sorella di Mosè. Distinta dalle altre e nota grazie a quel toponimo del luogo nel quale sarebbe nata: quella donna è Maria Maddalena. In epoca ellenistica, Màgdala di Galilea era un piccolo centro romano-giudaico sulle sponde del lago di Tiberiade, dedito al commercio del pesce (il suo nome greco era Tarichea, da tárichos, pesce salato). Oggi quel centro, nel tempo scivolato sott’acqua, è riemerso con gli scavi archeologici del 1971. Una torre romana identificava la cittadina: in ebraico Màgdala, da migdol, significa torre. Eppure questa figura avvolta nel mistero è collegata a eventi fondamentali riguardanti il racconto sulla vita e sulla morte di Gesù di Nazareth: la sua morte in croce, la sua sepoltura, la scomparsa del corpo, la sua annunciata resurrezione. Discepola della prima ora, Maria Maddalena avrebbe seguito, con altre donne, Gesù dalla Galilea fino al Golgota. Stante il racconto dei vangeli canonici, da sola o citata con altre donne, la Maddalena è la prima a vedere la tomba vuota dove il profeta è stato deposto; l’unica a vedere due angeli; la prima a vedere il Signore risorto e a parlare con lui, forse a toccarlo”: racconta il direttore della mostra, Gianfranco Brunelli.

“E’ Maddalena la prima testimone di un fatto inaudito. Prima degli apostoli. A lei, una donna, in un tempo nel quale la testimonianza delle donne non aveva neppure valore giuridico, il protagonista di quel che sarà il cristianesimo affida il suo messaggio fondamentale. Sulla sua parola poggia in certo modo la fede e il destino dei primi cristiani e delle prime comunità. La sua figura attraversa anche gli scritti apocrifi e quelli gnostici dei primi secoli, i quali tanto contribuiranno, confondendone l’identità, a definirne il mistero. A lei l’arte, la letteratura, il cinema hanno dedicato centinai di opere e di eventi. L’arte soprattutto, ponendola al centro della propria produzione, e dando vita a capolavori che segnano, lungo la trama del tempo, l’arte stessa e i suoi sviluppi. Tutti gli artisti sono andati a lei: da Giotto a Caravaggio, da Botticelli a Tiziano, da Donatello a Crivelli a Signorelli, da Tintoretto a Rubens, da Canova ad Hayez, da Guttuso a Melotti, per dire di alcuni. La sua fortuna figurativa testimonia il grande ascendente esercitato sull’immaginario collettivo. E come in uno specchio, ogni epoca l’ha guardata, guardandosi; l’ha contemplata, cercando l’ideale di sé; l’ha ammirata, riconoscendovi la propria immagine; l’ha sorvegliata e spiata, temendo di scoprire i propri vizi dentro le proprie virtù. La mostra segue un percorso alquanto articolato: dai precedenti iconografici di epoca classica pre-cristiana, centrati sull’estetica del dolore, alle varianti sul tema che da Giotto vanno al tardogotico; ai ritratti della Maddalena come figura dell’Umanesimo quattrocentesco alle tensioni formali del Cinquecento, alla sensuale spiritualità del Seicento che individua nella peccatrice santa, nei temi della vanitas, del pentimento e dell’estasi la cifra della propria autorappresentazione. Al sublime, al Romantico, ai tratti che Mengs, Canova e Hayez affidano a una donna sola ed enigmatica; al Simbolismo ottocentesco che la vede pallida e perduta e alle espressioni novecentesche dove la figura di Maddalena è emblema della protesta, del dolore e dell’angoscia”: aggiunge Brunelli.

“In questa singola donna si sono agglutinate e confuse nei secoli infinite altre figure femminili, ed ella è diventata volta a volta simbolo di peccato e di pentimento, di fedeltà e di sofferenza, di ossessione e di amore, di fecondità e di sapienza, di carnalità e di santità, di umanità e di protesta, creando una trama narrativa che, soprattutto attraverso l’arte, ne ha fatto l’“oscuro oggetto del desiderio” della nostra storia. E come in un gioco di sovraimpressioni, di figure interscambiabili – gioco di parole attraverso i volti; sovrapposizione di volti che danno vita a parole nuove – il moltiplicarsi dei significati lungo i secoli rende complessa sia la ricostruzione della formidabile galleria di immagini che l’hanno rappresentata e resa leggendaria, sia, ancor più, il ritrovamento – se mai sia possibile – della sua autentica identità”: continua il direttore delle Grandi Mostre.

Ma chi era davvero la Maddalena? E perché si è generata e sviluppata quella confusa, affascinante sequenza di rappresentazioni che hanno portato alla costruzione della sua sfaccettata e spesso contrastante identità?

“Con lei l’arte si è confrontata trovando occasioni interpretative per ridefinire volta a volta sé stessa e rappresentare il sentimento del proprio tempo, fino a trasformarla in un mito. L’esposizione forlivese del 2022 intende indagare, attraverso alcune delle più preziose e affascinanti opere d’arte – capolavori di ogni tempo, dal III sec. d.C. al Novecento – che l’hanno immaginata e figurata, il mistero irrisolto, che ancora ci inquieta e ci affascina, di una donna di nome Maria”: conclude Gianfranco Brunelli.

Le opere qui in pagina, dall’alto in basso : Maddalena nella grotta di Lefebvre , la Maddalena penitente del Canova e la Maddalena di Guido Reni.