(Sesto Potere) – Forlì – 19 gennaio 2023 – Anche quest’anno la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì intende favorire – attraverso un apposito bando – l’organizzazione di iniziative pubbliche volte a valorizzare il patrimonio storico-artistico locale in associazione alla mostra  “L’arte della moda”, che sarà ospitata nei locali dei Musei San Domenico (il 17 marzo l’inaugurazione, il 18 l’apertura al pubblico, chiuderà il 2 luglio 2023) ed è dedicata al rapporto tra arte e moda dal Settecento ad oggi.

Come già avvenuto nelle passate edizioni, la Fondazione intende valorizzare non solo l’appuntamento espositivo annuale – con appositi eventi collegati – , ma anche l’intero patrimonio culturale della comunità, sollecitando l’associazionismo e gli enti coinvolti affinché si rendano ideatori e protagonisti di interventi e iniziative culturali di pregio volti a metterlo pienamente in luce.

Del bando – già aperto – s’è parlato oggi, presso la sede della Fondazione, nel corso di una conferenza stampa aperta alle associazioni ed agli enti interessati.

L’iniziativa oggetto della proposta progettuale nonché i singoli eventi che potranno accedere all’ erogazione dei contributi della Fondazione (copertura del 100% per le scuole e fino all’80% per le associazioni) dovrà essere realizzata nel periodo di apertura della mostra e pertanto dal 18 marzo al 2 luglio 2023. La Fondazione invita a non predisporre la richiesta di contributo a ridosso della scadenza in quanto potrebbero verificarsi rallentamenti e disguidi sulla piattaforma dovuti all’elevato numero di utenti collegati. La scadenza è fissata alle ore 13:00 del 15 febbraio 2023. (Consulta il bando integrale)

Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti: Gianfranco Brunelli, Vice-presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e responsabile dell’organizzazione delle grandi mostre presso i Musei San Domenico; Gabriele Passerini, Responsabile dell’Area Attività Istituzionale della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì; e Andrea Severi, Segretario Generale della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. (i tre nella foto in alto e nell’articolo) Presenti anche alcuni tra i soggetti destinatari dello stesso bando.

La mostra “L’Arte della Moda”, affiancherà alle opere d’arte, diversi abiti che hanno segnato momenti storici importanti a partire dall’Ancien Régime fino al 1968, cioè fino agli anni della contestazione. 

“La moda dipinta, ritratta, scolpita, realizzata dai grandi artisti. L’abito che modella, nasconde, dissimula e promette il corpo. L’abito come segno di potere, di ricchezza, di riconoscimento, di protesta. Come cifra distintiva di uno stato sociale o identificativa di una generazione. La moda come opera e comportamento. L’arte come racconto e come sentimento del tempo”: si legge nella presentazione del progetto scientifico:

un’opera di Giovanni Boldini

Saranno esposte circa 200 opere, fra cui potranno essere ammirati dipinti di Thomas Gainsborough, Jacques Joseph Tissot, Edouard Manet, Giovanni Boldini, Leo Putz, Lucio Fontana, Francesco Hayez, Giuseppe Molteni e tanti altri.
Ottanta gli abiti selezionati per la mostra. Un numero ben oltre la media di esposizioni artistiche o di moda.

Gli accostamenti fra arte e moda dell’ultimo periodo riguarderanno in particolare Coco Chanel, Christian Dior, Yves Saint Laurent e Balenciaga. La mostra si concluderà con la moda italiana del secondo dopoguerra – come non citare l’avvento della minigonna – e con la nascita del Made in Italy coi nomi illustri di Gianni Versace, Valentino, Armani e Prada.

“Lungo tutto il percorso della mostra – ha dichiarato il curatore Gianfranco Brunelli – le opere degli artisti saranno in contrappunto o in dialogo con gli abiti dell’epoca, in alcuni casi prestati, come avviene per i quadri, dalle maggiori collezioni del mondo”.
Sono state coinvolte ben 16 case di moda e molti importanti Musei internazionali (Vienna, Dresda e Berlino solo per citarne alcuni).
Hanno collaborato anche molti privati.

“Se il legame tra abito e ruolo sociale è proprio di tutte le civiltà organizzate, il principio di cambiamento costante della moda è l’effetto di un lungo processo storico e segna l’avvio della modernità. Mostrare i segni della ricchezza e del potere, far vedere ed essere visti: assume con l’Ancien Régime un significato programmatico e comunicativo. La moda si colloca al centro del potere e della sua comunicazione. Al centro della società e dei suoi segni simbolici. Essa oscilla tra innovazione e imitazione, orientamento al nuovo e immediata comunicabilità come qualcosa di socialmente approvato. Nel rinnovarsi deve comunicarsi, nel farlo si consuma”: il senso del discorso della mostra ideata da Gianfranco Brunelli.

Non a caso la mostra “L’arte della moda” prende avvio dal Settecento “quando la moda diventa moderna e diffusa tra classi sociali diverse. Come oggetto di consumo sempre più diffuso, modifica lentamente l’organizzazione della distribuzione, sempre più caratterizzata, soprattutto nelle città, da luoghi fissi. Nascono i negozi. E da essi, a metà del secolo successivo, i grandi magazzini e tutto il sistema di rappresentazione e di comunicazione dell’abbigliamento. Cambiano gli stili e cambiano i materiali. Si aprono nuove produzioni. La ricerca dei materiali rivoluziona il mondo produttivo e quello commerciale fino alle attuali soluzioni tecnologiche”.

Parlando della mostra Brunelli cita Roland Barthes autore di acute osservazioni sui significati sociali dell’abbigliamento e del costume, colui che individua nel vestito, oltre le interpretazioni psicologiche, anche la sua funzione etica, cioè la capacità di produrre valori sociali che attestano il potere creativo della società su sé stessa. Cita anche Hegel che aveva ragionato filosoficamente sul ruolo della moda. Ci ricorda il pensiero di Gabriele D’Annunzio, che vedeva nella moda moda uno tra i linguaggi più innovativi de mondo moderno, e gli scritti sul tema di Marcel Proust.

Brunelli cita anche il “dialogo” fra le due entità astratte della Moda e della Morte di Giacomo Leopardi, il brano tratto dalle “Operette morali”.
E ricorda anche l’incursione nel mondo della moda di Giuseppe Ungaretti, che nel 1969 scrive i testi critici del catalogo di Germana Marucelli nella sfilata alla galleria del Naviglio di Milano, a maggior prova del dialogo tra opera e abito, connessione della moda nei territori sacri dell’arte e della letteratura.

una scena del Barry Lyndon

Gli echi della moda e degli abiti nell’opera completa (quadri, illustrazioni e disegni) di Giorgio de Chirico.
La messa in scena – la ricostruzione di quadri e costumi d’epoca – in alcuni film celebri come: Il Gattopardo, L’innocente e Ludwig  (di Luchino Visconti), Barry Lyndon (di Stanley Kubrick), Il mondo nuovo (di Ettore Scola), Un amore di Swann (diretto da Volker Schlöndorff) e Il grande Gatsby (ne esistono due versioni: il film del 1974 diretto da Jack Clayton e una versione più recente del 2013, diretta da Baz Luhrmann).

Un lungo excursus per Gianfranco Brunelli che in conferenza stampa ha presentato i temi delle principali sezioni della mostra: Il mondo nuovo di Luigi XIV, lo sfarzo esibito attraverso il lusso dei vestiti; la concitata fase della Rivoluzione francese, dal Direttorio all’Impero, l’affermazione della moda borghese, il simbolismo, con il neo-manierismo che rinnova gli schemi e conduce la moda dopo una ripresa neo-cinquecentesca verso la contemporaneità, la fase delle avanguardie, in particolare i Futuristi, per approdare al Made in Italy

“L’ultima parte della mostra “L’arte della moda” sarà concentrata sugli anni ruggenti del ‘900, gli anni 20/30, caratterizzati da una moda almeno in Italia autarchica alle dipendenze di Parigi, ma i ritratti di Oppi o gli abiti di Edda Ciano Mussolini rimangono icone indimenticabili di quel tragico periodo. Ma quel periodo darà alla luce collaborazioni internazionali davvero innovative come quella tra Elsa Schiaparelli, Salvador Dalì e il Surrealismo, e tra Thayaht (nome d’arte di Ernesto Michahelles) e Madeleine Vionnet.”

“La mostra vedrà la sua conclusione più logica nell’approfondimento della moda italiana che negli anni del secondo dopoguerra si affranca dai modelli del gusto francese. Si tratta di una moda dominata da Gucci, Ferragamo, Jole Veneziani e dai grandi sarti stilisti presentati dal conte Giorgini in una celebre mostra nella sala bianca di Palazzo Pitti, evento che segna la nascita di un Made in Italy diffuso nel mondo”.

“Con una sorpresa finale che non posso svelare oggi: lascia con il fiato sorpreso il responsabile dell’organizzazione delle grandi mostre ai Musei San Domenico Gianfranco Brunelli.
Appuntamento a Forlì, ai Musei San Domenico, il 17 marzo per il taglio del nastro con le autorità e il 18 per l’apertura al pubblico.