Forlì, inaugurato corso di laurea in Medicina e Chirurgia: interventi

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pubblico al Teatro Fabbri

(Sesto Potere) – Forlì – 12 ottobre 2020 – Ieri, martedì 13 ottobre, hanno preso il via, con 90 iscritti (60 in aula e 30 on line) dei 7.060 candidati, le prime lezioni al Campus forlivese del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Alma Mater.

Oggi, per celebrare l’insediamento, si è svolto in mattinata un incontro ad inviti al Teatro Diego Fabbri con gli interventi del Rettore dell’UniBo Francesco Ubertini , del sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, del presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia Pietro Cortelli, del Presidente Campus di Forlì – Università degli Studi di Bologna Luca Mazzara, del Prorettore alla Didattica Enrico Sangiorgi, del direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, del presidente della Regione Emilia-Romagna, Bonaccini, e del presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi Roberto Pinza.

Il rettore dell’Università di Bologna e dei Campus della Romagna, Ubertini, nel suo intervento ha confessato di sentirsi emozionato per la commemorazione di un momento così importante per la città e per il sistema sanitario territoriale, rimarcando l’obiettivo di voler creare in futuro un “grande laboratorio a cielo aperto in area medica del sapere e della ricerca, la prima Azienda Universitaria sanitaria territoriale, quello che potremmo chiamare il ‘policlinico’ della Romagna. Un progetto portato avanti con grande generosità e costanza da tutti gli ‘attori’ del territorio”.

“Il 40% degli studenti ammessi al primo anno, risiede in provincia di Forlì-Cesena, e a dimostrare l’estrema qualità , e si sono posizionati nel primo 10% delle selezioni nazionali con i test d’ingresso“: spiega il Prorettore alla didattica Enrico Sangiorgi.

“L’insediamento del corso di laurea di medicina e chirurgia rappresenta la più grande delle ripartenze per Forlì e la Romagna e la riprova che la nostra è sempre di più una città universitaria e un’eccellenza dell’Alma Mater. La sfida di Medicina ci pone l’onere e l’onore di costruire una città a misura dei suoi studenti, integrata e aperta all’offerta didattica del suo campus sia sotto il profilo dei servizi che dal punto di vista della viabilità, dell’accoglienza e della mobilità urbana. È la formazione accademica a tracciare e ridisegnare la rotta di una Forlì al passo con i suoi studenti. Grande opportunità anche per il mondo della sanità forlivese e romagnolo, grazie all’arricchimento che il connubio con l’Università porta alle strutture mediche attraverso la clinica, la formazione e la ricerca.  La nostra sanità è un luogo di grande professionalità, di impegno, di lavoro e di umanità e in questo momento di emergenza ha saputo esprimere al massimo tutto il proprio valore.”: ha detto fra l’altro il sindaco Zattini.

In occasione della cerimonia di oggi, a nome del Comune di Forlì, lo stesso sindaco ha voluto conferire al Magnifico Rettore Francesco Ubertini e al Presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi On. Roberto Pinza, la medaglia raffigurante il Sigillo di Caterina Sforza, massima espressione onorifica della Città.

“Facendosi interprete dei sentimenti della collettività forlivese, con questo gesto simbolico l’Amministrazione comunale ha voluto testimoniare la gratitudine per l’impegno, l’attenzione e la convinzione che hanno contribuito in modo determinante all’attivazione del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, realtà che arricchisce enormemente la città di Forlì e il potenziale di formazione universitaria del nostro Campus. Questo straordinario risultato è stato reso possibile grazie alla stretta collaborazione che ha unito in un rapporto virtuoso forze e potenzialità di istituzioni, mondo imprenditoriale e tessuto associativo, facendo emergere un alto sentimento di responsabilità civica volto a mettere a disposizione delle nuove generazioni una eccezionale opportunità di formazione”: ha sottolineato il sindaco Zattini.

Da parte sua Bonaccini ha sottolineato l’importanza di: “Un nuovo percorso formativo che abbiamo fortemente voluto poiché mai come ora è importante irrobustire la presenza dell’Alma Mater in Romagna, così come dare la possibilità a tanti ragazzi di intraprendere percorsi di formazione medica, laurearsi, specializzarsi ed “entrare” a far parte del sistema sanitario nazionale e dell’eccellenza del sistema sanitario dell’Emilia-Romagna”.

Sempre in occasione dell’ inaugurazione dell’anno accademico del corso di laurea in Medicina e Chirurgia è stata attribuito a Dino Amadori , direttore scientifico emerito dell’Irst Irccs e presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo scomparso nel febbraio scorso, un riconoscimento alla memoria per il ruolo fondamentale da lui avuto e la professionalità dimostrata nel portare a Forlì tale corso di laurea.

Dino Amadori e figli

“La partecipazione attiva al suo progetto, oggi divenuto realtà, ci è stato sempre da lui descritto, sino alla sua scomparsa in febbraio, come una iniziativa fondamentale e una svolta culturale e sanitaria, per la nostra terra di Romagna, con una partecipazione attiva dell’ Irst Irccs di Meldola e dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Il corso di Laurea vedrà un primo triennio didattico in Forlì e, il triennio clinico che vedrà coinvolte tutte le ASL della Romagna, con le rispettive eccellenze, tecniche e professionali. Tutto ciò inquadrato in un’ottica di policlinico della Romagna frutto della lungimiranza e spirito visionario di nostro padre: questi sono stati gli ultimi risultati eccellenti che ha regalato a tutti noi. All’ emozionante giornata odierna, non possiamo non ricordare quella di sabato scorso, a Rimini, ove i volontari dell’Istituto Oncologico, hanno ricordato nostro padre, in un incontro che ricorda il suo libro: ‘Anima e coraggio, IOR una storia che continua’. I volontari IOR rappresentano una comunità che per umanità, calore e spirito altruistico è unita dall’obiettivo comune che ha sempre ispirato la mission di nostro padre: l’aiuto e la condivisione della malattia con chi soffre, seppure da punti di vista diversi, ma che devono interconnettersi , in un vincolo basato sull’empatia. Un vincolo indissolubile tra il malato il medico e tutti i volontari, tale da rendere possibile il raggiungimento traguardi altrimenti impossibili e dunque solo apparentemente inarrivabili”: scrivono in una nota i figli di Dino Amadori: Andrea, Giovanni e Marta (in pagina nella foto), che annunciano in futuro altre occasioni per: “poter ricordare e mantenere vivo il suo ricordo”.