Forlì, i Verdi: “No all’aumento dei rifiuti da incenerire”

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Londrillo e Ronchi

(Sesto Potere) – Forlì – 14 ottobre 2020 – “Quest’anno, col pretesto del Covid, l’inceneritore di Forlì brucerà 15’000 tonnellate in più del consentito (+12,5%). Ma l’emergenza sanitaria non dovrebbe essere utilizzata come scusa per aumentare limiti già sovrabbondanti, che sarebbero stati già da rivedere in base alla riduzione dei rifiuti attuata in questi anni di porta a porta con la tariffazione puntuale. La verità è che mentre alcuni comuni hanno ridotto sensibilmente la quantità di rifiuto urbano indifferenziato, altri sentono come lontano il problema ecologico, sanitario ed ambientale e fanno molto meno, continuando con alternative poco efficaci”: evidenziano in un comunicato congiunto Paolo Galletti, portavoce dei Verdi dell’ Emilia-Romagna, e Alessandro Ronchi e Sara Londrillo, (nella foto in alto) portavoci dei Verdi di Forlì-Cesena.

Paolo Galletti

“Questo aumento avviene in totale assenza di trasparenza a tutti i livelli, dal momento che l’ordinanza di Marzo non è stata resa nota né dalla Regione Emilia-Romagna, né dal Comune di Forlì. I rifiuti urbani prodotti in questa emergenza, in prevalenza di materiale plastico, fanno evidentemente gola agli inceneritori, che hanno visto ridursi il potere calorico dell’indifferenziato, grazie alla migliore raccolta conseguita con il porta a porta.In questi mesi di emergenza abbiamo più volte proposto di affrontare a 360° l’emergenza sanitaria senza dimenticare quella climatica ed ecologica, ed abbiamo anche cercato di spingere al massimo utilizzo delle mascherine lavabili, sicure al pari di quelle usa e getta”: aggiungono gli esponenti ambientalisti.

“Chiediamo quindi che questa deroga venga al più presto ritirata e che si proceda quanto prima, nei piani regionali e provinciali dei rifiuti, a programmare l’introduzione della raccolta puntuale ovunque, ed introdurre criteri che responsabilizzino tutti i comuni a fare la loro parte nella riduzione dei rifiuti indifferenziati, per arrivare all’obiettivo dei rifiuti zero e della chiusura di tutti gli impianti di incenerimento. Invitiamo anche a ripensare alle modalità tariffarie in vigore per le imprese, già duramente colpite dall’emergenza sanitaria: il criterio del “chi inquina paga” anche in questo caso sarebbe stato il migliore, permettendo in particolare di ridurre il peso della TARI per le attività che sono rimaste chiuse per i mesi dell’emergenza”: concludono Paolo Galletti, Alessandro Ronchi e Sara Londrillo.