Forlì, Fridays for Future in piazza per sciopero del clima

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(Sesto Potere) – Forlì – 8 ottobre 2020 – Fridays for Future torna in piazza in tutta Italia domani venerdì 9 ottobre in occasione dello sciopero nazionale per il Clima. All’appuntamento non mancheranno neanche gli attivisti di Fridays for Future Forlì, che si daranno appuntamento alle ore 9 in Piazzale della Vittoria. Il presidio avverrà nel pieno rispetto delle norme sanitarie: mascherina e distanziamento di 1 metro sono obbligatori per partecipare alla manifestazione.

“Abbiamo chiesto anche agli altri attivisti della Regione di unirci e incentrare lo sciopero sul progetto di Eni, approvato nel 2018, del nuovo impianto di stoccaggio CO2 a Ravenna – dichiarano i portavoce di Fridays for Future di Forlì – l’ennesimo piano di greenwashing che permetterà all’azienda più inquinante d’Italia di continuare ad emettere sempre di più cercando nuovo petrolio e soprattutto metano, e poi dalla CO2 prodotta ricavare idrogeno blu. La Regione aveva dichiarato che: “sarebbe diventata rinnovabile entro il 2035“, ma questo progetto dimostra che non è così, e che l’amministrazione è decisa a non abbandonare il fossile continuando con il solito business as usual. Il progetto di Eni richiederebbe ingenti fondi dall’Europa attraverso il Recovery Fund, che diversamente potrebbero essere destinati a progetti di sviluppo sostenibile per avviare la transizione ecologica”.

Anche quest’estate gli attivisti di Fridays For Future avevano manifestato contro la multinazionale assieme ai volontari di Greenpeace mostrando i messaggi “Eni: stop alimentare l’emergenza climatica“ e “Eni: colpevole di crisi climatica”.

Fridays For Future (come del resto Greenpeace) afferma che: “Eni è l’azienda italiana con le più alte emissioni di gas serra, ossia la maggiore responsabile dell’emergenza climatica che viviamo, ma al posto di cambiare rotta, ha di recente presentato dei piani che non dimostrano alcuna serietà nel contrasto alla crisi climatica… È uno scempio che va contro tutti i tentativi di rispettare gli Accordi di Parigi e l’Agenda 2030. La crisi climatica deve essere trattata come una crisi. E le persone al potere devono difendere la vita umana sulla Terra piuttosto che l’avidità di pochi. Mancano solo 7 anni e 4 mesi prima di raggiungere il punto di non ritorno. Non ci sono più scuse e progetti come quello di Eni vanno fermati”.