Forlì e Co. e Pd presentano “Mozione di richiamo” contro la presidente del consiglio comunale Raccagni

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Ascari raccagni

(Sesto Potere) – Forlì – 27 giugno 2020 – Per la prima volta nella storia recente del consiglio comunale di Forlì i Gruppi consiliari di Forlì e Co. ed il Partito Democratico utilizzano uno strumento come la “Mozione di richiamo” nei confronti del presidente del consiglio comunale Alessandra Ascari Raccagni. Un testo depositato oggi con procedura on line e che nell’arco dei prossimi venti giorni dovrà essere recepito e inserito all’ordine del giorno di una seduta del consiglio comunale. Si ipotizza una discussione a fine luglio.

ascari raccagni

“La Presidente del consiglio comunale di Forlì nel suo primo anno di mandato ha oggettivamente derogato dal suo ruolo “neutrale” e di “garante delle regole”, sancito dal Regolamento consiliare e dalla normativa statale, sia in generale non ispirando la conduzione del dibattito consiliare al fair play richiesto alla carica che riveste, sia contravvenendo espressamente all’obbligo di imparzialità e/o a precise disposizioni normative, come dimostrano inequivocabilmente almeno 5 episodi”: hanno spiegato questa mattina in conferenza stampa Federico Morgagni capogruppo di Forlì e Co. e Giorgio Calderoni già candidato sindaco del centrosinistra.

Nello specifico si citano in ordine cronologico i 5 episodi come esempio non imparziale della seduta del consiglio: “il 17 febbraio 2020 nella proposta di delibera sul corso di studi a ciclo unico in Medicina e chirurgia con sede a Forlì; il 31 marzo 2020 all’atto della trattazione sull’andamento dei lavori, sul funzionamento e sulla operatività del consiglio comunale a distanza di un anno; il 6 aprile 2020 nella trattazione del recesso del Comune di Forlì dall’Unione dei Comuni della Romagna forlivese; la mancata presentazione della relazione finale della Commissione di indagine e studio sulla tutela dei minori e gli affidi; e in ultimo si cita la scorsa seduta del consiglio comunale, quella del 15 giugno 2020, chiusa d’imperio dalla stessa presidente benché l’ordine del giorno non fosse esaurito e ci fossero ancora 4 argomenti (altrettante mozioni) da discutere: e questo senza fornire alcuna spiegazione verbale ai consiglieri, né senza consultare la conferenza dei capigruppo”.

calderoni e morgagni

Tutti episodi riassunti, nero su bianco nella “Mozione di richiamo” verso la presidente del consiglio comunale Alessandra Ascari Raccagni, sottoscritta oltre che dal i capogruppo di Forlì e Co., Federico Morgagni, anche dal capogruppo del Pd Soufian Hafi Alemani.

“Abbiamo scelto la via più soft per cercare di raggiungere un risultato che non è quello di sollevare un polverone politico, bensì quello di favorire un rapporto non più conflittuale fra maggioranza e opposizione ma piuttosto di ascolto e propositivo nell’interesse dei cittadini, per favorire un clima più disteso e fornire risposte e soluzioni ai problemi della città”: ha dichiarato Giorgio Calderoni.

“Abbiamo provato a sollevare la questione in conferenza dei capigruppo, ma in quella sede il clima del confronto è sempre aspro, muro contro muro, per poi replicarsi in aula. Non ci è rimasta dunque altra strada che questa”: aggiunge il capogruppo di Forlì e Co., Federico Morgagni.

ascari raccagni nello scranno della presidenza

I due spiegano che la “Mozione di richiamo” è uno strumento meno conflittuale rispetto ad una “Mozione di censura” o una “Richiesta di revoca dell’incarico”.

“Non ci interessa tanto aizzare lo scontro o chiedere il voto su questa mozione, il nostro obiettivo è ricostruire un clima meno conflittuale fra maggioranza e opposizione, il nostro intento politico, nulla di personale nella scelta di questo strumento, è ripartire con modalità nuove, fare un passo in avanti”: spiegano Calderoni e Morgagni.

Tecnicamente, nella “Mozione” si richiama la presidente del consiglio comunale Ascari Raccagni: “ad astenersi, per il futuro, dall’incorrere in violazioni dei propri compiti istituzionali e delle disposizioni legislative e regolamentari e a rispettare, nella preparazione e nella conduzione dei lavori del consiglio, quella funzione neutrale e arbitrale di garanzia e di autorità rappresentativa dell’intero consiglio in cui consiste la carica a cui è stata eletta un anno fa con voto unanime dei consiglieri partecipanti alla votazione”.

Spirito conciliante dei promotori della “Mozione” a parte, pur volutamente impresso a questa azione che comunque è destinata a suscitare scalpore tra le forze politiche, si accusa la presidente del consiglio comunale , in buona sostanza, di aver sviato dal ruolo conferitole dal Tuel e dai regolamenti comunali: “nella seduta del consiglio comunale dedicata al nuovo corso di studi a ciclo unico in Medicina e chirurgia con sede a Forlì la presidente non avrebbe ottemperato al suo dovere di assicurare un’adeguata informazione ai gruppi consiliari e ai singoli consiglieri; nel caso della Commissione di indagine e studio sulla tutela dei minori la presidente avrebbe omesso di vigilare sul regolare funzionamento; così come avrebbe omesso di consegnare ai consiglieri, entro i termini previsti, la relazione sull’andamento dei lavori e sul funzionamento e sulla operatività del consiglio comunale nell’anno trascorso.

il capogruppo Pd Alemani che ha firmato la mozione di richiamo

Del resto, in conferenza stampa e nello stesso documento depositato oggi da di Forlì e Co. si ricorda che nella seduta del consiglio comunale del 6 aprile scorso, la stessa Ascari Raccagni intervenne nel dibattito dedicato al recesso del Comune di Forlì dall’Unione dei Comuni della Romagna forlivese , dichiarando espressamente di non essere solo un “notaio” ed esponendo la posizione del Partito Repubblicano, peraltro un partito attualmente non rappresentato in consiglio comunale, visto che l’attuale presidente del consiglio comunale è stata eletta come indipendente nella lista della Lega.

Spirito di parte, o di partito, mentre – ha ricordato Giorgio Calderoni questa mattina in conferenza stampa – altri esempi ci riportano la storia delle nostre istituzioni: “La giurisprudenza attribuisce al presidente del consiglio comunale un ruolo analogo a quello dei Presidenti di Camera e Senato, ruolo che ha vissuto un processo di progressiva “spoliticizzazione”, da quando il 2 marzo 1877, Francesco Crispi, eletto qualche mese prima Presidente della Camera, fece cancellare il suo nome dall’elenco che serve alla cosiddetta “chiama” dei deputati ai fini delle votazioni, dichiarando che: “la presidenza della Camera deve essere una magistratura neutrale, nella quale si concentri tutta l’autorità del parlamento”.

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