(Sesto Potere) – Forlì- 21 novembre 2021 – I Consiglieri comunali di Forlì e Co.  Giorgio Calderoni e Federico Morgagni (nella foto in alto) hanno svolto una conferenza stampa sui temi della cultura e del centro storico, dedicando particolare attenzione a due dei più prestigiosi contenitori culturali del nostro centro (la chiesa del San Giacomo ed il palazzo del Merenda) e all’evento musicale Imaginaction, svoltosi nello scorso agosto proprio in piazza Saffi.   


Nel corso della conferenza stampa i due consiglieri di opposizione hanno denunciato ancora una volta quello che considerano “il fallimento” delle promesse dell’Amministrazione Zattini in merito al rilancio del centro storico e quella che definiscono “l’assoluta mancanza di progettualità per gli spazi e gli eventi culturali che di quel rilancio dovrebbero rappresentare l’asse fondamentale”.

calderoni

“Priva di idee e sorprendentemente fragile nella propria capacità operativa, la Giunta Zattini appare in confusione, incapace di elaborare una visione culturale d’insieme e costretta a giocare  la carta di iniziative spot, effimere e di immagine, che hanno un costo esorbitante e una capacità pressoché nulla di lasciare ricadute sul territorio, figurarsi contribuire a rilanciare il centro.  Una vicenda paradigmatica è quella del palazzo del Merenda. Durante la campagna elettorale del 2019 sono state spese promesse roboanti, indicando il recupero di questo spazio come una priorità assoluta dell’Amministrazione Zattini. Nel novembre scorso Sindaco e Assessore Melandri hanno rincarato la dose, annunciando con squilli di tromba che il Merenda avrebbe continuato ad ospitare la biblioteca di pubblica lettura, non più trasferita al Santarelli.      Ma fatti gli annunci, i nostri amministratori devono aver pensato che il loro compito fosse esaurito. Infatti, per quanto riguarda i lavori di consolidamento e manutenzione straordinaria del palazzo, preliminari a qualsiasi futuro utilizzo e necessari per riaprire le sale storiche, non è ancora stato completato nemmeno il primo stralcio, finanziato dalla Giunta Drei e avviato nell’aprile 2019″: affermano Calderoni e Morgagni.

“Al momento il cantiere è fermo e non esiste nemmeno una stima dei tempi necessari al suo completamento. Quanto al II e III stralcio, anche questi entrati nel piano delle opere pubbliche della precedente consiliatura, uno è fermo alla progettazione, mentre l’altro ai soli rilievi preliminari; una recente variazione di bilancio dello scorso ottobre ha spostato in avanti di un altro anno il loro iter. Ci vorranno quindi anni solo per finire la manutenzione, figurarsi per un recupero complessivo del palazzo, necessario sia per la qualità del bene, sia per adeguarlo alla funzione di biblioteca per la Forlì del XXI secolo. In ogni caso il tema nemmeno si pone: ad un anno dagli annunci l’amministrazione non ha proposto neanche un piano di massima per questo recupero, ed è evidente che ci vorranno lustri prima che il Merenda sia recuperato per intero; in tutto questo tempo il palazzo sarà un cantiere aperto, con grandissimi disagi per gli utenti della biblioteca.”: continuano i consiglieri comunali di Forlì e Co.

“Un’altra situazione grave è quella del complesso del San Domenico-San Giacomo. A nostro avviso, la priorità di chi governa Forlì dovrebbe essere quella di completare il recupero di tale spazio, con la realizzazione del quarto stralcio e la chiusura del secondo chiostro, così da poter completare il trasferimento della pinacoteca e renderla finalmente accessibile ai cittadini. Invece la Giunta Zattinisi dedica anima e corpo, e investe 100.000 euro, per allestire una cucina al San Giacomo di modo da facilitare lo svolgimento cene e banchetti in questo spazio così prestigioso. A nessuno sembra importare che utilizzare il San Giacomo per le mangiate significa distorcere completamente la funzione per la quale tale spazio è stato restaurato (con l’investimento di decine di milioni di contributi dello Stato e comunitario) e snaturarne l’identità di pregiato contenitore culturale cittadino (trattandolo alla stregua di una sala polivalente qualsiasi). Per non parlare dei rischi per la tutela di un bene tanto delicato e prezioso, rispetto ai quali generiche prescrizioni imposte dal Comune agli utilizzatori non bastano a tranquillizzare”: sostengono Calderoni e Morgagni.            

morgagni

“Stranianti sono poi le motivazioni addotte a giustificare questa scelta: le cene dentro il San Giacomo, secondo l’Assessore Melandri sarebbero un modo per non lasciarlo vuoto. In realtà, come i forlivesi sanno bene, il San Giacomo in passato è stato tutt’altro che vuoto: oltre ad ospitare le mostre in San Domenico, la sala è stata utilizzata per la Settimana del buon vivere, per il Festival radio 3, per gli Open Day della musica, conferenze. Piuttosto è l’attuale maggioranza che, in oltre due anni, non è riuscita a promuovervi altri eventi oltre a “un’opera al mese”. Se la Giunta non ha idee per organizzare la programmazione del San Giacomo, allora il problema è la Giunta!”: affermano i consiglieri comunali di Forlì e Co.

 “Chiude il cerchio il Festival Imaginaction, un’iniziativa presentata dal Comune come un modello di rilancio del centro storico tramite musica e cultura, e per la quale sono stati investiti ben 80.000 euro. Attraverso ripetuti accessi agli atti abbiamo potuto conoscere tutte le criticità che hanno caratterizzato lo svolgimento dell’evento: contravvenendo alle clausole contrattuali la società organizzatrice Daimon Srl ha aumentato il prezzo dei biglietti dell’evento dai 10 euro previsti ad una cifra variabile fra 20 e 35 euro pur in assenza di una esplicita autorizzazione del Comune. Non sono poi state organizzate, in accompagnamento alle tre serate musicali, le parti forse più qualificanti del progetto, le uniche in grado di favorire un coinvolgimento di turisti e cittadini e legare la rassegna al nostro territorio, ovvero le attività di workshop, laboratori, incontri da realizzare in collaborazione con soggetti pubblici e privati operanti sul territorio in ambito musicale, pure prescritte esplicitamente dal bando; infine non sono stati versati gli introiti della vendita dei biglietti ai lavoratori dello spettacolo, colpiti dall’emergenza covid. Dall’accesso agli atti è emerso che sono stati devoluti in beneficenza (e non ai lavoratori dello spettacolo) solo 6.200 euro, mentre il resoconto delle serate alla voce biglietti indica la cifra di euro 15.200”: spiegano i consiglieri comunali di Forlì e Co.

“Alla luce di tutto questo, il nostro gruppo ha chiesto formalmente al  Collegio dei revisori dei conti del Comune di Forlì di effettuare le verifiche del caso al fine di accertare se l’attività contrattuale relativa al Festival si sia svolta regolare sotto il profilo contabile, finanziario ed economico. A parte le criticità sul versante economico-finanziario, formale e procedurale, la relazione finale di Daimon Srl documenta in maniera incontrovertibile il fallimento degli annunci dell’Amministrazione, che aveva annunciato il festival come esempio di iniziativa per il rilancio del centro storico, e il macroscopico divario fra quanto speso e i risultati raggiunti.  La relazione consuntiva di Daimon certifica che il Festival ha ospitato appena 350 spettatori per ciascuna delle tre serate (circa 1000 in tutto) contro i 3000 a serata che erano stati previsti inizialmente (e ciascuno spettatore ha dovuto sborsare 35-20 euro di biglietto). È evidente che con l’investimento di 80.000 euro si sarebbero potute realizzare molte iniziative musicali a maggior successo di pubblico.  Tirando le somme, il Comune di Forlì ha investito 80.000 euro di denaro dei contribuenti e chiuso per tre sere piazza Saffi, con contraccolpi anche per le attività economiche che hanno abbassato le saracinesche in anticipo, per portare a casa un risultato costituito da poche centinaia di spettatori e nessuna ricaduta sul territorio del festival. Ancora una volta ingenti risorse sono state stornate da progetti coerenti e di prospettiva per una iniziativa effimera, tra l’altro realizzata fra confusione, errori e pressapochismo. Così di certo non si rilancia il centro cittadino!”: concludono Giorgio Calderoni e Federico Morgagni.