Forlì, Calderoni e Morgagni: “Zattini trasferisce su generazioni future maggiori costi rinegoziazione mutui”

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calderoni e morgagni

(Sesto Potere) – Forlì – 29 maggio 2020 – “Un’analisi costi-benefici, anche di massima, dovrebbe essere necessariamente alla base di una delicata operazione finanziaria come la ristrutturazione del debito di un ente pubblico. Non è stato così per la proposta di rinegoziazione di 47 mutui in essere con la Cassa DD.PP., sottoposta dalla giunta comunale di Forlì al consiglio comunale di lunedì scorso. Di tale operazione, infatti, solo i costi sono chiari e quantificati. Al contrario, dei benefici e delle necessità non è stata data alcuna stima né Commissione né durante la seduta del Consiglio”. Il giudizio , affidato ad un comunicato stampa, è dei consiglieri comunali di Forlì e Co. Giorgio Calderoni e Federico Morgagni

Calderoni e Morgagni

Questi i costi indicati dai due esponenti del centrosinistra: “Aumento del tasso medio ponderato del debito con Cassa DD.PP. (47 mutui per un totale di 19.632.000 euro) dal 2,3 al 2,6%, pari a un incremento di circa il 13%. Costo aggiuntivo totale per interessi: 3.450.000 euro. Allungamento della durata residua di tutti i mutui al 31 dicembre 2043.

La Società Avalon di Piacenza, consulente del Comune di Forlì, in merito a questa operazione ha affermato che rispetta il principio della convenienza economica solo “per quanto riguarda i prestiti a tasso fisso” (che sono 5, poco più del 10% del totale) e solo “qualora i prestiti a tasso variabile fossero esclusi dalla rinegoziazione”.

Ma un emendamento in tal senso presentato dal PD è stato bocciato dalla maggioranza di centrodestra.

“L’unico dato certo su cui la delibera proposta dalla giunta Zattini ha fatto leva è la riduzione della rata annua, per il 2020 pari a 1.300.000 euro e per il 2021 e 2022 pari a circa 640.000 euro, rata che continuerà a ridursi progressivamente sino al 2031 per poi crescere sensibilmente sino al 2043; nessuna indicazione è fornita in delibera circa le finalità a cui destinare tale riduzione nel triennio 2020-2022, se non la generica valorizzazione della funzione sociale del Comune a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Come dire: “prima si vota la rinegoziazione, poi si sa a cosa dovrebbe servire.”: evidenziano Morgagni e Calderoni.

Zattini

Verbalmente l’assessore comunale al bilancio prima, Cicognani, e il sindaco, Zattini, poi, hanno indicato durante la seduta del consiglio alcune probabili minori entrate del Comune per effetto di tale emergenza, e poi in una dichiarazione resa alla stampa locale il 28 maggio scorso – “cioè a cose fatte”: nota il gruppo di Forlì e Co. – lo stesso assessore Cicognani ha stimato l’impatto complessivo di Covid-19 sul bilancio comunale “tra i 4 e i 6 milioni di euro”, dichiarando una “preoccupazione contenuta” per quest’anno e più rilevante per il 2021, e ha fornito le stime di alcuni mancati incassi nel 2020.

“Si tratta – aggiungono Calderoni e Morgagni – di una modalità di procedere non nuova per questa amministrazione, che anche in questo caso ha rovesciato il noto motto “conoscere per deliberare” del Presidente della Repubblica Einaudi. E pensare che c’erano i tempi per assumere una deliberazione ponderata e consapevole, in quanto: il termine per la rinegoziazione con Cassa DD.PP. scade a il 3 giugno 2020; e in base all’art. 113 del “D.L. rilancio” 19 maggio 2020 n. 34 la delibera di rinegoziazione può essere adottata anche dalla giunta comunale”.

“Ci spiace questo modo di procedere, perché una deliberazione ponderata e consapevole sarebbe stata tanto più necessaria visto che ciò che il consiglio comunale ha avallato è il trasferimento sulle generazioni future del maggior costo della rinegoziazione del debito del Comune, impegnando i forlivesi a sobbarcarsi gli oneri di questa scelta per i prossimi 23 anni”: conclude il gruppo di Forlì e Co.

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