Forlì, Bonaccini: “Ecco come abbiamo vinto in Emilia-Romagna”

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(Sesto Potere) – Forlì – 14 settembre 2020 – “Proposi di andare in piazza Maggiore , ma c’era chi mi sconsigliava. Noi non chiamavamo più da tempo le persone in piazza, lo abbiamo fatto, ci siamo accorti di qualcosa che ci ha stupiti. Dico adesso: se quando le cose vanno male si ha paura è meglio cambiare mestiere invece di fare politica, perché la politica presuppone che ci sia coraggio. E quando ci si arma di questo coraggio, poi, si realizza un’impresa che potrebbe sembrare impossibile, come la vittoria in Emilia-Romagna”.

Questo fra l’altro un passaggio dell’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ospite ieri sera alla Festa dell’Unità di Forlì, per la presentazione del suo libro: “La destra si può battere. Dall’Emilia-Romagna all’Italia, idee per un Paese migliore”, intervistato da Giacomo Bedeschi, caposervizio del Corriere Romagna di Forlì, e Marco Bilancioni, caposervizio Il Resto del Carlino di Forlì (vedi foto).

Ha introdotto l’incontro il segretario territoriale del PD forlivese, Daniele Valbonesi. Presenti amministratori, consiglieri e dirigenti locali del Pd.

Stefano Bonaccini ha ricordato alcuni episodi delle ultime elezioni regionali emiliano-romagnole dello scorso gennaio, quando la posta in gioco era altissima: vincere oppure consegnare la regione più rossa d’Italia al centrodestra: “Ma non ha vinto soltanto Bonaccini, ha vinto l’Emilia-Romagna, non ho vinto ‘io’ abbiamo vinto: noi, con una proposta che travalicava le ideologie e con i nostri valori”

“I sondaggi che circolavano l’ultima settimana, prima del voto, non erano così positivi, ma io sono stato sempre convinto che avremmo vinto, magari non quel margine finale dell’8%. Abbiamo vinto con una proposta che travalicava le ideologie e con i nostri valori”: ha ribadito Bonaccini, ricordando come vi sia stata anche una sorta di “rigetto” a certi slogan usati in campagna elettorale dagli avversari: “Non puoi dire (come ha fatto la candidata sfidante Lucia Borgonzoni, ndr) che si voleva “liberare” l’Emilia-Romagna in caso di vittoria, qui le persone sanno perfettamente che sono state già stati liberate 75 anni fa”.

Sottolineando che al risultato finale della vittoria del centrosinistra ha concorso anche il ritorno alle piazze, mobilitarsi fisicamente:

“Ce n’eravamo dimenticati di stare in piazza, di stare di più tra le persone”: ha detto Bonaccini: “Le ‘Sardine’ ci hanno dato un grandissimo aiuto , ma hanno portato voti dal 2 al 3%, e noi abbiamo vinto con l’8% di vantaggio”.

Una ricetta, quella del centrosinistra per battere il centrodestra, che Bonaccini ha sintetizzato citando una premessa politica “parlare di un progetto, costruendolo dal basso nel modo più largo possibile, senza limitarsi a contrastare o demonizzare l’avversario o rimuginare sulle motivazioni di una sconfitta e analizzare i risultati troppo a lungo. Alle regionali avevamo una proposta per la vita concreta delle persone e non parlavamo di ideologia astratta, ma solo dell’Emilia Romagna”.

E poi ha suggerito di sostenere questa proposta con una pratica comunicativa anche ricorrendo alla comunicazione via social: “Durante la campagna elettorale sono stato aiutato da quattro giovani trentenni, ribattezzati “I ragazzi del Piave” che un giorno si sono presentati da me offrendosi di sostenermi e consigliarmi per colmare uno svantaggio (in quei giorni si parlava della cosiddetta “bestia di Salvini”, come era soprannominato lo staff della comunicazione della Lega, ndr), e mi hanno aperto un mondo, sulla comunicazione via social la sinistra era da troppo tempo in ritardo e lo ero anch’io”: ha aggiunto Bonaccini.

Bagno di folla finale per il governatore dell’Emilia-Romagna che ha scambiato i saluti con gli iscritti ed i simpatizzanti ed ha autografato il suo libro: “La destra si può battere” (foto qui in basso).

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