(Sesto Potere) – Ferrara – 6 febbraio 2021 – Nelle ultime settimane a Ferrara la Polizia di Stato ha ricevuto diverse denunce per truffa caratterizzate dall’aggressione alla sfera sentimentale delle vittime.

Il primo caso, molto grave dal punto di vista economico, riguarda una donna di mezza età, di origine straniera ma residente da decenni a Ferrara dove svolge la professione di assistente domiciliare, che avvia un’amicizia su Facebook con un tale “Daniels”, militare di nazionalità statunitense in missione in medio oriente e Siria. Il contatto viene volutamente dirottato dall’uomo su un’applicazione di messaggistica più “sicura”, Viber, che sfrutta la tecnologia Voipe che consente di fare chiamate e inviare messaggi gratuitamente ma soprattutto in completo anonimato. Quando la donna chiede di chattare attraverso l’applicazione Whatsapp a lei più conosciuta, l’uomo le fornisce un’utenza britannica. Con il passare del tempo, oltre tre settimane, di intenso scambio di messaggi, “Daniels” promette alla donna una vita affettiva insieme in Italia o negli Stati Uniti. Proprio quando i progetti iniziano ad essere prossimi alla realizzazione, “Daniels” annuncia alla donna che ha delle difficoltà personali ed economiche a cui deve far fronte in poco tempo. Impietosita dalle storie raccontate, la donna racimola diverse somme di denaro, anche chiedendo prestiti ad amici e familiari, che invia con regolarità all’uomo di cui si è innamorata.

In totale ammontano ad oltre 70.000 euro i versamenti effettuati attraverso Western Union, Money Gram e Ria e bonifici postali inviati anche ad agenzie russe. Ora la vittima ha anche importanti debiti da saldare.

Anche un’altra donna ferrarese, anch’ella non più giovane, viene contattata nello stesso periodo sul social Instagram da “Benjamin” un militare americano in missione in Siria. Anche in questo caso inizia un intenso scambio di messaggi in inglese via Whatsapp con l’uomo che utilizzava un utenza americana. Per ottenere la fiducia della donna, il sedicente militare la invita anche ad una videochiamata per conoscersi meglio. La corrispondenza epistolare dura diversi mesi e i due progettano di vivere insieme in Italia. L’uomo però dopo qualche mese, le comunica di avere problemi di salute e le chiede di scrivere all’ONU, fingendosi sua moglie – sogno che realizzeranno a breve – per richiedere un periodo di licenza e la possibilità di raggiungerla in Italia. La donna impietosita dalla condizione psicologica fragile del militare, gli invia i soldi per il viaggio. Da lì le richieste di denaro diventano incessanti adducendo varie scuse: la necessità di farmaci che costano molto cari in Siria e l’esigenza di “sbloccare” la valigia dell’uomo, già spedita a casa della donna e rimasta ferma alla dogana. “Benjamin” insiste e richiede altro danaro, che la donna non esita a inviare perché a breve lo incontrerà. Quando comprenderà di essere stata raggirata, la donna scoprirà che durante i due mesi di frequentazione on line ha inviato all’uomo più di 8.000 euro.

Analogo episodio, è accaduto anche ad una matura signora ferrarese. Anch’ella ha ricevuto una richiesta di amicizia su Instagram da parte di un tale “William”, sedicente militare di nazionalità statunitense in missione in medio oriente e Siria. Accettata l’amicizia, l’uomo ha invitato la donna a proseguire la conversazione su un canale privato, utilizzando l’applicazione di messaggistica hangouts. Dopo circa un mese di lunghe conversazioni quotidiane, “William” ha prospettato alla signora di incontrarsi, avviare una relazione sentimentale e magari vivere insieme. Sedotta la donna, “William” ha iniziato a rivelare difficoltà economiche emergenziali che lo costringevano a rinviare i progetti di vita insieme. Solo un aiuto economico consistente da parte della donna avrebbe potuto accelerare i tempi di realizzazione del loro progetto d’amore. La vittima, una donna sola da anni, si ritrova emotivamente talmente coinvolta da decidere di aiutare l’uomo in difficoltà, inviandogli denaro a cadenza quasi settimanale. Solo quando le promesse e le continue richieste di aiuto, di denaro, diventano assillanti la malcapitata si rende conto di essere stata raggirata. Purtroppo però il danno oramai è fatto, 30.000 euro sono passati dalle tasche della signora a quelle del truffatore.

Il fenomeno è ben noto alla Polizia di Stato ed in particolare alla Polizia Postale e delle Comunicazioni che si occupa dei reati commessi attraverso i mezzi evoluti di comunicazione, tra cui questa fattispecie di reato. Si tratta delle cosiddette truffe sentimentali, subdoli raggiri che colpiscono non solo il portafogli ma anche la sfera emotiva delle vittime, sulle cui aspettative (di affetto) e sulle cui fragilità fanno leva gli autori dei crimini. In questo senso le truffe sentimentali sono reati particolarmente spregevoli.

Gli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno accertato come le truffe sentimentali, che vengono poste in essere sia da organizzazioni strutturate (spesso sedenti in paesi africani, in particolare in Costa D’Avorio) che da soggetti che operano individualmente, vengono perpetrate in forma reiterata (seriale). Si tratta di frequentatori abituali di piattaforme per incontri i quali, laddove si rendano conto di aver individuato un soggetto su cui riescono ad esercitare una seduzione particolare o che si trovi in una condizione di temporaneo disagio, approfittano della situazione.