(Sesto Potere) – Ferrara, 28 gennaio 2022 – Un Teatro Comunale di Ferrara gremito di studenti ieri per commemorare il Giorno della Memoria, data cardine delle riflessioni e degli approfondimenti della Settimana della Memoria ideata da Moni Ovadia. 300 ragazzi degli istituti scolastici ferraresi, tra i 16 e i 17 anni, hanno partecipato alla cerimonia che ogni anno ricorda i milioni di ebrei vittime dell’Olocausto e ribadisce l’importanza di prevenire e combattere ogni forma di violenza e discriminazione.

Accanto a loro, numerosi rappresentanti delle autorità civili militari e religiose: tra questi, il Prefetto di Ferrara Rinaldo Argentieri; l’Assessore alla Cultura di Ferrara Marco Gulinelli; il Presidente della Provincia Gianni Michele Padovani; il Presidente del Tribunale Stefano Scati; la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale di Ferrara Veronica Tomaselli; il Commissario Straordinario della CCIAA Paolo Govoni.

Molto sentita la riflessione sul significato profondo del Giorno della Memoria proposta dalla Presidente della Consulta provinciale degli studenti Lidia Disclafani; mentre gli interventi di Anna Quarzi, Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea della città e di Andrea Baravelli, docente di storia contemporanea all’Università di Ferrara, hanno anticipato la cerimonia delle Medaglie d’Onore alla Memoria del Presidente della Repubblica consegnate a ex internati militari e civili nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto durante il secondo conflitto mondiale. La Medaglia è stata conferita a Giuseppe Corelli, ritirata dal figlio Siberiano, e a Gilda Pontarelli Carmina, ritirata dal figlio Pietro.

Una lezione di storia, il sentito ricordo di un’immane tragedia umana che non deve più ripetersi, ma anche l’entusiasmo degli studenti nell’assistere allo spettacolo di Moni Ovadia “Senza confini. Ebrei e zingari”, nello spirito del progetto della Settimana delle Memorie, che nel suo programma ha voluto anche esaltare l’espressione artistica dei popoli che nel corso della storia hanno subito uno sterminio delle proporzioni di un genocidio.

Un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio, e contribuiscono a rafforzare il ricordo di una tragedia che si consolida, di anno in anno, nelle menti delle giovani generazioni.