Favoriva migranti irregolari, nei guai avvocato di Bologna

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(Sesto Potere) – Bologna – 6 febbraio 2020 – Personale della Squadra Mobile della Questura di Bologna, nei giorni scorsi, ha dato corso all’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P., Roberta Dioguardi, su richiesta del P.M. Rossella Poggioli, applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’avvocato L. F., di anni 39, del Foro di Bologna, e di un complice di nazionalità tunisina, Z. F., indagati per i reati di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore, contraffazione e utilizzo di documenti al fine di determinare il rilascio del permesso di soggiorno e favoreggiamento della permanenza in clandestinità nel territorio dello Stato.

La Polizia di Stato ha contestualmente proceduto alla perquisizione personale e domiciliare dei destinatari delle misure, dello studio professionale del legale, nonché alla perquisizione nei confronti di una terza co-indagata, praticante e collaboratrice di studio.

L’attività d’indagine ha preso avvio nel mese di giugno 2018 grazie ad alcune segnalazioni provenienti dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Bologna, che aveva registrato un deciso aumento delle domande di protezione internazionale, avanzate anche da cittadini stranieri che dimoravano in Italia da diverso tempo privi di un regolare permesso di soggiorno.

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Dai primi accertamenti svolti, gli assistiti dal legale risultavano aver fittiziamente e preordinatamente trasferito il proprio domicilio nel territorio provinciale per poter presentare la propria istanza alla locale Questura.

Gli stranieri richiedenti asilo, come dagli stessi dichiarato, non avevano mai effettivamente domiciliato presso le abitazioni dei soggetti che avevano sottoscritto, dietro compenso, le dichiarazioni di ospitalità in loro favore, ed entrambe le parti, consapevoli di tale circostanza, producevano documentazione falsa al fine di ottenere il permesso di soggiorno.

In questo scenario è emerso il ruolo di collettore svolto dal legale del Foro di Bologna, il quale risultava aver avanzato, nel solo anno 2018, oltre 800 istanze di fissazione di appuntamento per altrettanti cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, molti dei quali risultavano provenire da varie parti d’Italia.
Concordavano un appuntamento presso lo studio legale di Bologna, dove si concludeva l’accordo tra le parti, con il pagamento di un primo acconto da parte dell’assistito e la fissazione di un appuntamento presso una delle Questure tra Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Modena e Rimini.

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E all’interno delle diverse comunità di stranieri dimoranti sul territorio nazionale si era diffusa la notizia, che bastava rivolgersi all’avvocato di Bologna per ottenere agevolmente un permesso di soggiorno.

L’indagine svolta dalla Squadra Mobile di Bologna ha permesso di raccogliere inequivocabili elementi, delineando chiaramente le varie fasi della condotta illecita posta in essere ed evidenziando i ruoli ricoperti da ciascuno dei principali co-indagati nel meccanismo ideato dall’avvocato.

L’indagine ha altresì consentito di delineare con esattezza i ruoli e le condotte di tutti i compartecipi, per un totale di 41 indagati, e di mostrare la rilevanza, in termini di ritorno economico, del disegno criminoso ideato e posto in essere dal legale.

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