Fase 3, crollo ristoranti costa 1 mld in cibo e bevande

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(Sesto Potere) – Roma – 12 giugno 2020 – Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha avuto un effetto negativo a valanga sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre un miliardo per i mancati acquisti in cibi e bevande. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della riduzione record del 53% del fatturato nella ristorazione nelle prime tre settimane di apertura, secondo l’analisi della Fipe.

Le difficoltà nella ripartenza – sottolinea la Coldiretti – pesano su molte imprese dell’agroalimentare Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. 

Nonostante la riapertura – continua la Coldiretti – permane una situazione di difficoltà nei locali per una diffidenza diffusa, per la chiusura degli uffici con lo smart working e per l’assenza totale dei turisti italiani e stranieri. Si spera ora – sottolinea la Coldiretti – che il via libera allo sconfinamento tra regioni e la riapertura delle frontiere possano alimentare nuovi flussi turistici nelle città d’arte, nelle località di mare, in montagna e nelle campagne dove sono in difficoltà i 24mila agriturismi.

A pesare oltre al calo della domanda interna è il crollo del turismo internazionale con gli stranieri che rappresentano il 59% dei pernottamenti complessivi, senza dimenticare – continua la Coldiretti – le cancellazioni forzate delle cerimonie religiose (cresime, battesimi, comunioni, matrimoni) che si svolgono tradizionalmente in questo periodo dell’anno. 

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