Ex Santarelli, Elisa Giovannetti: “Triste venga diffamato il lavoro degli altri”

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Elisa Giovannetti e Davide Drei

(Sesto Potere) – Forlì – 2 dicembre 2020 – Due anni fa l’allora assessora alla Cultura del Comune di Forlì , Elisa Giovannetti, e Giovanni Solimine, professore ordinario di biblioteconomia alla Sapienza di Roma, esperto di biblioteconomia e problemi dell’editoria e presidente onorario del Forum del libro, avevano presentano il progetto biblioteconomico per la Biblioteca Contemporanea e la Biblioteca Storica di Forlì con relativa riqualificazione dell’Ex Asilo Santarelli che avrebbe dovuto ospitare la biblioteca di pubblica lettura, il centro di interpretazione del museo a cielo aperto della città del ‘900 e un laboratorio le cui funzioni saranno destinate a supportare ed integrare quelle museali e bibliotecarie. 

Oggi alla notizia che la giunta del sindaco Zattini ha annullato il trasferimento della sezione moderna della Biblioteca comunale all’ex asilo Santarelli si registra l’intervento dell’ex assessora alla Cultura del Comune di Forlì , Elisa Giovannetti, (nella foto in alto con l’allora sindaco Drei) che attraverso un comunicato stampa – che a seguire pubblichiamo – ricostruisce la storia:

palazzo del merenda

Nel 2014 la situazione dei servizi culturali della città denunciava un grave problema di depositi librari, collocati tutti presso il Palazzo del Merenda, già allora in grande sofferenza strutturale, a cui aveva già iniziato a rispondere l’amministrazione Balzani, valutando tra le altre la possibilità di usare il piano interrato del Santarelli.
Da questo percorso abbiamo avviato una istruttoria che ci ha fatto decidere di candidare l’edificio Santarelli come luogo per l’integrazione di tre funzioni, biblioteca di pubblica lettura, laboratorio urbano, e museo urbano, collocando un esteso deposito librario nel piano interrato e alcune sale a scaffale aperto nel piano terra, avendo come presupposto l’esigenza di finanziare questa iniziativa con un progetto da candidare sui fondi strutturali europei, per non pesare sul bilancio del comune.
Questa “mutualità” tra le tre funzioni in seguito a un lungo lavoro di analisi e progettazione divenne la chiave attraverso cui risolvere il problema degli spazi, poi nei fatti una sfida di innovazione nei servizi tradizionali in un’ottica MAB (Musei, Biblioteche, Archivi) che vede nella integrazione delle funzioni tradizionali l’orizzonte di sviluppo dei servizi culturali per i cittadini.
In merito al supposto “pressapochismo” del progetto Santarelli, che abbiamo condotto dal 2014 al 2019, mi preme ricordare che oltre a un processo complesso di elaborazione tecnica che ha coinvolto gli uffici del Comune, la Regione e il Polo romagnole delle biblioteche, abbiamo definito un metodo che ha previsto l’istituzione di un comitato scientifico con 12 tecnici esperti di livello nazionale, tra cui solo sui temi della biblioteca e dei musei i seguenti: Daniele Lupo Jallà (già Presidente ICOM Italia) Klaus Kempf (Direttore digitalizzazione della Bayeris che Staatsbibliotek di Monaco di Baviera) Maria Guercio detta Mariella (archivista, presidente Anai. docente Università La Sapienza, Comitato scientifico Fondazione Feltrinelli e Fondazione Pirelli) Gianfranco Crupi (Docente La Sapienza, Membro del Gruppo di studio sugli standard (ICCU) membro del Comitato scientifico della rivista Digitalia. ).

Abbiamo inoltre deciso di affidare i progetti specifici della biblioteca di pubblica lettura, del museo urbano e del laboratorio di innovazione a tre esperti di chiara fama, chiedendo di collaborare tra di loro. In particolare il progetto della biblioteca di Pubblica Lettura è stato assegnato, a partire dal 2015, al professor Giovanni Solimine (professore ordinario dell’Università La Sapienza, già componente del Consiglio Superiore dei beni culturali, esperto italiano riconosciuto a livello internazionale, membro dell’IFLA), che ha agito d’intesa e in collaborazione con il Polo Romagnolo delle biblioteche, nella fattispecie con il dottor Claudio Leombroni. Abbiamo infine provveduto a una selezione pubblica per acquisire una professionalità ad alta specializzazione che aveva tra gli altri il compito di garantire il necessario raccordo tra il progetto in divenire e le esigenze della biblioteca.
E’ più che mai censurabile che l’ Amministrazione Zattini, invece di giustificare come una scelta politica la decisione di non aprire un servizio di biblioteca di pubblica lettura, abbia deciso di gettare discredito sul lavoro fatto dall’Amministrazione precedente.
Inoltre, sorge spontanea e impellente la domanda per cui, dato che i problemi del servizio bibliotecario, che sono seri e strutturali, non sono cambiati, quali sono le risposte che l’Amministrazione intende dare?
Il progetto Santarelli era legato al progetto complessivo di riordino dei servizi e dei contenitori culturali, tra cui il più importante riguardava il Palazzo del Merenda, edificio unico per il suo valore architettonico, per la storia della sua funzione e per il suo contenuto. Insieme all’Università di Ferrara e Cesena e alla Sovrintendenza avevamo definito un percorso che comprendeva il finanziamento di un bando di progettazione per il restauro dell’edificio sul cui destino mi piacerebbe che questa amministrazione informasse i cittadini, oltre che agli interventi di manutenzione straordinaria che ora si intesta l’Amministrazione Zattini.
Mi chiedo se l’attuale Giunta sia consapevole delle condizioni del Palazzo del Merenda e della necessità di rispondere velocemente al suo alleggerimento per cui il trasferimento di parte dei depositi al Santarelli rappresentano tuttora la prima e unica soluzione (non ci sono altri spazio depositi nei “contenitori culturali” della città); se sia consapevole dell’esistenza di un percorso di analisi e progettazione tecnica realizzato dal compianto Andrea Emiliani, che l’Amministrazione Balzani e Drei hanno ritenuto raccogliere, in cui si indicava di conservare presso il palazzo del Merenda la funzione museale in particolare in relazione alla collezione Pergoli (di cui ricorre il centenario proprio nel 2021).
Infine mi chiedo se il problema non sia in realtà nella mancata volontà di rispondere, così come indicato nel progetto Solimine, all’implementazione del personale del servizio bibliotecario, dato che questa amministrazione non ha ritenuto nemmeno di sostituire il Responsabile della Collezione Piancastelli e Fondi antichi, dopo il pensionamento della dott.ssa Imolesi, lasciando il patrimonio più importante della città sostanzialmente senza una funzionario responsabile.
E’ alquanto triste che questa Amministrazione per giustificare la propria inattività e la volontà politica di non completare il processo di ristrutturazione dei servizi bibliotecari (già definito e finanziato), rischiando tra l’altro una chiusura dei servizi, sia capace solo di diffamare il lavoro degli altri, dimostrando di non avere nessuna consapevolezza della materia di cui parla e della complessità delle decisioni da assumere”.