Europee, analisi del voto dell’Istituto Cattaneo

(Sesto Potere) – Bologna – 31 maggio 2019 – L’Istituto Cattaneo di Bologna – con uno studio   a cura di Andrea Pritoni e Marco Valbruzzi – ha analizzato i risultati delle elezioni europee del 26 maggio, individuando tre distinti livelli di analisi:  il voto nelle cinque circoscrizioni elettorali in cui era suddiviso il territorio italiano (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud, Isole); il voto nei comuni capoluoghi di provincia; e il voto in tutti gli altri comuni minori non capoluoghi di provincia.

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I dati di questa analisi   mostrano differenze assolutamente rilevanti tra le otto principali liste che abbiamo preso in considerazione (Lega, Pd, M5s, Forza Italia, Fratelli d’Italia, +Europa, Europa Verde, La Sinistra).

Innanzitutto, la Lega risulta costantemente sottorappresentata nei comuni capoluogo di provincia, cioè nei maggiori centri urbani, rispetto alle realtà locali di più ridotte dimensioni. E questo vale tanto al Nord quando al Sud, anche se nelle regioni settentrionali lo scarto è molto più accentuato.

Nei capoluoghi delle circoscrizioni del Nord la Lega ottiene, mediamente, il 31% dei voti, mentre nel resto dei comuni i consensi per il partito di Salvini crescono di 13 punti percentuali, arrivando al 44% dei voti.

Anche se più ridotto, questo scarto nella geografia elettorale del consenso per la Lega è presente anche al Sud, con differenze sui 5 punti percentuali. Tale sistematica sovra-rappresentazione nei comuni più piccoli non è certo una

elezioni europee

novità del voto europeo 2019, essendo una peculiarità della Lega fin dagli albori della sua azione politica.

Tuttavia, è decisamente rilevante osservare come – anche nell’occasione di maggiore e più diffuso successo elettorale per il partito, il cui consenso si estende in maniera, se non uniforme, per lo meno molto più uniforme che nel passato, da Aosta a Siracusa – alcune dinamiche di lungo periodo non soltanto vengono ribadite, ma addirittura si rafforzano.

L’analisi della distribuzione territoriale del voto per il Partito democratico presenta uno scenario perfettamente speculare a quello della Lega. Il Pd, infatti, ottiene le sue migliori prestazioni elettorali nei comuni capoluogo e nei grandi centri urbani (dove raccoglie il 28,6% dei voti), mentre si sgonfia progressivamente man mano che diminuisce la dimensione del comune, scendendo così al 20,4%, con una differenza di oltre 8 punti percentuali.

Come abbiamo già osservato per il partito di Salvini, anche per il Pd lo scarto elettorale tra comuni capoluogo e non-capoluogo si riduce nelle circoscrizioni del Centro, del Sud e delle Isole, con una contrazione che arriva, mediamente, ai 4 punti percentuali.

E poi l’analisi dell’Istituto Cattaneo tocca il Movimento 5 stelle, in relazione alle precedenti europee, il partito di Di

parlamento europeo

Maio ha perso più di 1 milione di elettori, scendendo dai 5,8 milioni ottenuti nel 2014 ai 4,5 milioni del 2019, pari al 17,1% di voti (-4,1 punti percentuali). Questo risultato segna il punto più basso raggiunto dal M5s in una competizione nazionale, in cui non era mai sceso al di sotto del 20%.

È interessante notare che per il Movimento 5 stelle non esiste alcuna connotazione geografica legata alla dimensione comunale del voto. Infatti, nei capoluoghi di provincia il partito di Di Maio ottiene il 16,9% dei voti e nei restanti comuni arriva al 17,1%, con una differenza del tutto marginale.

Una simile descrizione si applica anche alla distribuzione territoriale del consenso per Fratelli d’Italia e, in misura minore, per Forza Italia, che soprattutto al Sud e nelle Isole – circoscrizioni nelle quali ottiene i propri risultati migliori – risulta leggermente sottorappresentata nei comuni capoluogo.

Al contrario, per i tre partiti che, per brevità, definiamo “progressisti” (+Europa, Europa Verde e La Sinistra) è evidente la distribuzione geograficamente connotata lungo la frattura centro-periferia dei rispettivi voti. Tutti questi tre partiti fanno infatti registrare prestazioni elettorali nettamente migliori nei grandi centri urbani, con incrementi corrispondenti a circa un terzo dei voti rispetto agli altri comuni non-capoluogo.

 

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