Eurispes, il Sud permeabile alle mafie, a rischio anche Roma e Milano

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(Sesto Potere) – Roma – 16 dicembre 2020 – L’Eurispes, nel quadro del Protocollo di intesa sottoscritto con la DNA – Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ha presentato i risultati dello studio sulla permeabilità dei territori alla criminalità organizzata. Un report costruito attraverso l’analisi e l’incrocio di 163 indicatori specifici con l’obiettivo di rappresentare per ogni singola provincia italiana il grado di permeabilità rispetto alle strategie di penetrazione della criminalità organizzata nell’economia sana.

In estrema sintesi, la lettura longitudinale e trasversale dell’indice dimostra: la sostanziale inesistenza di zone di non permeabilità; la coincidenza fra la distribuzione geografica delle province a maggiore permeabilità e quella dell’arretratezza economica e sociale del Paese; un’eterogeneità delle cause di permeabilità lungo la Penisola; una generale diminuzione delle condizioni di permeabilità nel tempo con l’eccezione di alcune province; l’esistenza di una correlazione positiva fra il fenomeno della permeabilità e il manifestarsi di crisi economico-finanziarie nazionali e internazionali.

Emerge la polarizzazione geografica della permeabilità tra Nord e Sud d’Italia. I valori più alti dell’indice di criminalità organizzata sono misurati per le province del Mezzogiorno, mentre nel Nord-Est si trovano i valori più bassi. I valori sono inoltre localmente concentrati, ossia province confinanti tendono ad avere valori simili, ma al contempo il fenomeno è presente su tutto il territorio nazionale.

Le province calabresi e campane presentano i valori più elevati dell’indice: le prime due province sono Crotone e Vibo Valentia, rispettivamente con valori di 108,62, e 107,29; la terza provincia è Napoli e la quarta è Reggio di Calabria, con valori simili tra loro, 106,89 e 106,88. Queste 4 province hanno valori distanti dalle altre, evidenziando una spiccata permeabilità in questi territori. Le restanti province hanno valori più vicini tra loro, suggerendo piccole differenze nel livello di permeabilità tra posizioni vicine in graduatoria.

L’unica provincia del Nord d’Italia tra le prime 10 è Imperia, ottava nella graduatoria.

Le province meno esposte alla criminalità organizzata si trovano in Lombardia e in Friuli-Venezia Giulia, queste sono Monza e della Brianza, Como, Udine, Pordenone e Lecco.

L’analisi dinamica (nel tempo) dell’indice ha messo invece in luce una generale crescita della resistenza alla criminalità organizzata: non si registrano province con un livello alto che hanno visto il loro livello diminuire mentre quelle con un livello basso sono anche quelle che sono diminuite di più in proporzione; questa circostanza ha portato alla crescita delle differenze nei livelli di permeabilità tra le province. Fanno eccezione: la provincia di Roma, il cui livello di permeabilità è cresciuto di 3,28 punti, salendo in graduatoria di 44 posizioni; la provincia di Milano, il cui livello è cresciuto del 2,57, salendo di 39 posizioni, crescita più elevata.

Altre province che mostrano valori in crescita sono Chieti (+2,08) e due province siciliane, Siracusa e Messina, che non solo hanno valori in crescita ma anche alti. Questo rileva una situazione delicata per la regione siciliana, poiché anche Palermo e Agrigento hanno visto aumentare la propria permeabilità.

Tra le province più virtuose, che hanno visto diminuire il valore dell’IPCO, Bolzano è stata la migliore. Il valore dell’ Indice di Permeabilità alla Criminalità Organizzata (IPCO)  della provincia è sceso di 8,38 punti, scendendo in graduatoria di 71 posizioni. Altre province che si sono distinte per una diminuzione dell’IPCO sono Matera (-4,86), Terni (-4,74) e Lodi (-4,70).

Pertanto, l’analisi dinamica dell’IPCO evidenzia: una generale diminuzione del livello di permeabilità sul territorio nazionale; andamenti eterogenei tra le province; un aumento delle differenze tra le province; una riduzione dei casi di permeabilità più gravi; l’assenza della polarizzazione Nord-Sud osservata nell’analisi statica.

Il Raggruppamento delle province in base alla scomposizione degli indicatori che costituiscono l’ IPCO rivela che: la permeabilità del Sud è principalmente dovuta alla vulnerabilità sociale; la permeabilità del Nord è legata principalmente alle possibilità speculative e di profitto in un’economia più florida.

Si distinguono per la forte polarizzazione Nord-Sud gli indicatori della povertà, del mercato del lavoro e quello dell’inadeguatezza delle Istituzioni. Al contrario, gli indicatori sulle banche, sui servizi e quello sulle condizioni finanziarie delle famiglie delineano una debole polarizzazione e connotazione geografica.

Alcuni indicatori hanno anche una distribuzione asimmetrica che rivela come alcune province siano particolarmente permeabili nella relativa dimensione misurata dall’indicatore. I casi più evidenti sono quello virtuoso di Milano nell’indicatore della povertà e il caso negativo di Napoli nell’indicatore dei reati economici.

L’asimmetria si ritrova anche nella distribuzione di altri indicatori economico-finanziari, come in quello sull’industria, sulle costruzioni, sulle condizioni finanziarie delle imprese e sulla finanza convenzionale, e negli indicatori sociali e criminali, come quelli sul mercato del lavoro e della microcriminalità. Gli indicatori della povertà e del mercato del lavoro hanno una grande variabilità tra i valori delle province, descrivendo situazioni molto eterogenee, mentre gli indicatori dell’industria e dell’imprenditorialità hanno una variabilità più contenuta descrivendo quindi una sostanziale omogeneità tra le province.